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Rocky Balboa: il tramonto di un mito
Trama
Dopo la morte della moglie Adriana, Rocky vive da solo col figlio e gestisce un piccolo ristorante. Ma qualcosa lo spinge ad infrangere per l'ennesima volta la promessa fatta alla moglie, e ritornare sul ring all'età di 50 anni per un'altra entusiasmante ultima sfida...
Il sogno di un pugile
Rocky nasce da una sfida dello stesso Stallone alla volontà di emergere dal povero mondo dal quale proveniva. Dentro la novella di Rocky, si nasconde una gigantesca anima che ha solo e sempre avuto voglia di essere amata, lo stupore non è mai stato una priorità da sviluppare e difatti non lo è mai stata. Dal '76 in poi il mito di Rocky Balboa ha con costanza e qualche calo artistico, accompagnato la vita di milioni di persone nel mondo. I ragazzi di ieri sono i Rocky di oggi e seppur con qualche ruga in viso di troppo, si ritrovano assieme ad assistere al cinema, come fosse la prima volta, della loro icona più grande. Sylvester Stallone dopo 17 anni dalla sua ultima apparizione nelle vesti dello Stallone Italiano, ritorna portando con se l'ultimo capitolo di un grande libro scritto ed illustrato con spirito d'osservanza dallo stesso autore. Sei film che possono tranquillamente essere divisi in momenti della vita vissuta da ciascuno di noi, la giovinezza che pian piano sfocia nella rigida maturazione psicofisica. Il tutto mantenendo quei lineamenti caratteristici della serie che nel finale riserva sempre una nota di commozione che solo un estimatore della propria arte riuscirebbe a cogliere.
Il segno della volontà
Il fatto stesso di proporre Rocky come un anziano pugile dall'aria afflitta per la prematura scomparsa della moglie, suo angelo custode da una vita ora più che mai, chiarisce la volontà di Stallone nel voler sviluppare un capitolo finale si commemorativo, con i suoi continui alti e bassi fatti di successi ed insofferenze, ma al tempo stesso lo fa con 60 anni sulle spalle, il che non è affatto facile. Salire sul ring non è mai stato semplice, ma per Stallone Roky Balboa è una sfida che lo coinvolge artisticamente ed emotivamente a 360°, perché Stallone nella vita reale è Rocky e viceversa. D'altronde la lotta alla sopravvivenza è sempre stato il motto di Rocky Balboa e la vecchiaia sotto la sua ottica, la si intende come l'ultimo stadio della vita, dal quale non ci possiamo distaccare ma nel quale non possiamo soffermarci oltre per evitare di cospargerci di ignifuga sofferenza. Continuare sempre a combattere, è questo lo spirito giusto. Con la solita semplicità che contraddistingue il tratto registico di Stallone, con precise scelte d'inquadratura riporta in vita l'anima della saga, fin troppo tempo reclusa in un quinto capitolo non affatto degno del nome che porta. La musica che grazie ai campionamenti di Bill Conti riesce come sempre ad emozionare con grande fermezza, non è tuttavia presente in maniera cospicua. Si contano sulle punta delle dita le scene con cui le immagini vengono accompagnate da nuovi livelli musicali. Tutto è un crescendo di rimembranze che faranno la gioia dei nostalgici, dopotutto il film è principalmente indirizzato a loro.
Onorificenza
In Rocky Balboa troviamo inoltre alcuni dei personaggi tra i più storici della saga, tra cui alcuni scomparsi realmente per mano divina, altri per esigenze di copione. Adriana (Talia Shire), Mickey (Burgess Meredith) e Paulie (Burt Young) sono ancora lì, con l'aggiunta di una piccola (ma adesso grande) sorpresa. Come se il tempo non fosse per niente passato. Attraverso svariati flashback ben disposti durante i momenti più nostalgici, Stallone riesce a farci uscire un magone tanto grande quanto lo è la nostra passione verso il suo personaggio. Ed è questa la magia del cinema, l'immortalità. Se poi la storia possa sembrare poco veritiera non importa, ci si ricorda che basta l'ironia pungente e la mastodontica forza di volontà di Stallone per rimetterci in carreggiata e per una ragione imprecisata, commentare la sua favola metropolitana col cuore in mano. Perchè se c'è una cosa che non può essere soggetta a critiche drastiche, è giusto la fermezza con la quale si portano avanti i propri sogni. Oggi più che mai, lo Stallone Italiano ne ha giusto bisogno.
Promosso senza riserva, un degno finale per quella che è una leggenda senza fine.
Trionfo finale
In ogni caso, il vero finale non è l'ultimo saluto di Rocky alla platea, ma i filmati lanciati durante i titoli di coda. Le folli corse nell'iconica scalinata del Philadelphia Museum of Art ad opera di comuni persone, non toccate cioè dalla popolarità che contraddistingue il protagonista. Il loro sorriso, la determinazione con cui alzano al cielo le mani... L'espressione di ciascuna di loro mette in pratica quella che è il risultato di una passione che non teme fine. Rocky è un'icona, una leggenda immortale, un sogno avveratosi. Ed è sotto questa visione che ciascuno di noi si rifletterà in lui con eterna ammirazione. Perchè infondo Rocky lo sei tu, lo sono io... e lo siamo tutti noi.
Citazioni:
"Sbarazzati della bestia che hai dentro e falla finita una volta per tutte"
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 | La Locandina del film Rocky Balboa, film che conclude il fortunato ciclo interprestato da Silvester Stallone |  |  |
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