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Ritrovate tele al S.Domenico
Presentate questa mattina a Palazzo D’Alì tre delle cinque tele ritrovate nel corso dei lavori di restauro del Complesso di San Domenico. A fare gli onori di casa sono stati il Sindaco Girolamo Fazio, il Presidente del Consiglio Comunale Stefano Nola e l’Assessore al Patrimonio Vito Santoro. Presenti il Soprintendente ai Beni Culturali ed Ambientali di Trapani Giuseppe Gini e l’architetto Luigi Biondo, che guiderà l’equipe che si occuperà del restauro delle opere. Presente anche il Presidente della Provincia Regionale di Trapani, sen. Antonio D’Alì, il quale ha voluto sottolineare, in particolare, l’importanza del restauro del complesso di San Domenico, “uno dei complessi architettonici più importanti del territorio. Speriamo, assieme al Comune, di potere completare tutta l’opera e destinare il convento, così come è nelle previsioni, per finalità culturali”. D’Alì ha voluto inoltre porre in evidenza il legame forte dei trapanesi con le tradizioni. “Gran parte delle tele – ha detto – sono legate alla nostra tradizione della Settimana Santa”.
A parlare del ritrovamento delle tele è stato il Sindaco Fazio: “Si è trattato di un caso fortuito. La ditta aveva iniziato i lavori. Ai piedi della scala del campanile ha trovato una cassa ed ha chiamato il direttore dei lavori, l’architetto Giovan Battista Orfeo, dell’Ufficio Tecnico Comunale. L’architetto ha aperto la cassa, scoprendo le tele ed avvertendo l’Amministrazione, che si è attivata, a sua volta, chiamando la Soprintendenza, affinché potesse procedere al recupero delle tele e ad una loro valutazione”.
Il Presidente del Consiglio Comunale Nola ha voluto porre in evidenza come “in questi cinque anni la città di Trapani sta cambiando, anche dal punto di vista culturale, riappropriandosi di se stessa e della sua storia e rivelando senso di responsabilità”.
L’Assessore Santoro ha invece indicato il percorso che l’Amministrazione intende intraprendere “per fare conoscere ai trapanesi quei trapanesi illustri che non ci sono più. Personaggi cui sono intitolate strade, monumenti, palazzi, ma che gran parte dei cittadini non sa chi sia. L’Amministrazione vuole avviare un percorso volto al recupero della storia della città”.
Il Soprintendente Gini si è soffermato innanzitutto sull’importanza del restauro del Complesso di San Domenico, “un restauro importante per la città” ed in secondo luogo sulla disponibilità della Soprintendenza, che intende supportare con la propria professionalità e le proprie competenze tutte le iniziative volte al recupero della storia e dell’arte. “Abbiamo un nostro laboratorio di restauro ed è importantissimo che a guidarlo sia un trapanese che ha, oltre che una grande preparazione, un grande entusiasmo. Questo è un settore delicatissimo”. Il riferimento è stato all’architetto Luigi Biondo, che ha illustrato nel dettaglio le opere ritrovate. Il Soprintendente ha voluto anche anticipare che “se vi saranno le condizioni di sicurezza necessarie, alcuni quadri saranno restaurati a Palazzo Pappalardo con il metodo del “cantiere aperto”, affinché la città possa assistere al restauro passo dopo passo”.
L’architetto Biondo ha illustrato le tele ritrovate. “Abbiamo la possibilità – ha detto – di fare confronti immediati con altre opere ed abbiamo trovato una serie di similitudini”. In particolare, le opere ritrovate rappresentano quadri della Via Crucis: una è “La Spoliazione”, un’altra è “L’Andata al Calvario”. Quest’ultimo quadro ha una somiglianza con l’opera di Raffaello Sanzio (1518 – 20) “Andata al Calvario”. “Un’opera che ha una storia complessa – ha detto Biondo – Venne realizzata da Raffaello per lo Spasimo in Sicilia. La nave che la trasportava naufragò. Si perse tutto il carico, tranne la tela, che andò a finire a Genova. Intervenne addirittura il Papa per fare restituire l’opera a chi l’aveva commissionata. Ma invece di arrivare in Sicilia, l’opera venne donata ai Reali di Spagna”.
L’opera, tra quelle ritrovate, che incuriosisce maggiormente è quella denominata “La morte del peccatore” o “La mala morte”. La Soprintendenza intende verificare se l’opera sia stata realizzata da Frà Felice da Sambuca (nato nel 1734). Un’ipotesi perché la tela ritrovata al San Domenico è del tutto simile all’opera conservata a Canicattì al Convento dei Cappuccini. “Era una rappresentazione tipica di Frà Felice da Sambuca, cui affiancava sempre “La buona morte””.
Saranno le analisi e gli accertamenti a stabilire le date delle tele ed a dare conferme o smentite alle ipotesi formulate.
Le due tele “velinate” rappresentano ancora temi della Via Crucis, in particolare “La deposizione della Croce” e “Gesù nell’orto dei Getsemani”.
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 | "La mala morte" - Tela ritrovata al S.Domenico di Trapani |  |  |
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