#70CATANIA: cronistoria prima metà anni '90
CalcioCatania.com
Una formazione del Catania 1991/92

#70CATANIA: cronistoria prima metà anni '90

GIRONE DI RITORNO 1989/90: CON SORMANI UNA RIMONTA PIRRICA
Con uno 0-0 era calato il sipario sugli anni '80 e con lo stesso risultato si chiude il match che apre il nuovo decennio: il confronto interno con il Perugia del 7 gennaio. Sette giorni più tardi, a Brindisi, in occasione dell'ultima sfida del girone d'andata, gli etnei rimediano un 3-1 che costa caro a Melo Russo, esonerato nel corso della settimana successiva. La zona promozione, in questo momento, dista cinque punti: non troppi, considerando che c'è da affrontare l'intero girone di ritorno. La rincorsa viene affidata ad Angelo Benedicto Sormani, oriundo brasiliano che da calciatore aveva fatto fortuna, in Italia, nel Milan di Nereo Rocco (col quale vinse la Coppa dei Campioni del 1969), ma che da allenatore vanta soltanto una sporadica esperienza al Napoli e delle collaborazioni tecniche con Eriksson e Liedholm alla Roma. Prima che il nuovo tecnico faccia in tempo ad insediarsi si disputa, a Giarre, l'andata degli ottavi di finale di Coppa Italia di Serie C. Guidati da Angelo Castorina (l'ex "secondo" di Russo), i rossazzurri pareggiano 1-1. L'avvio della gestione Sormani spegne sul nascere le ambizioni di rimonta: nei primi quattro impegni il Catania non trova mai la via gol e raccoglie soltanto tre punti. In compenso, si va avanti in Coppa, anche se per eliminare il Giarre occorre andare ai rigori, dopo altri 120' di sterilità. Ai quarti Cipriani e compagni incrociano il Palermo: i rosanero, nella partita d'andata disputata alla "Favorita", vincono 3-1 e ipotecano il passaggio del turno. Quattro giorni prima del ritorno le due formazioni si incontrano in campionato: entrambi i derby si concludono col risultato di 1-1 e lasciano in eredità al Catania la mancata svolta in classifica e l'eliminazione dalla competizione parallela. Proprio nel momento in cui ogni obiettivo sembra svanire, a sorpresa arriva una scossa, caratterizzata da due vittorie consecutive, contro Ischia (in trasferta) e Sambenedettese. Le sconfitte rimediate fuori casa contro Casertana e Salernitana (squadre d'alta classifica) riportano sulla terra, ma la truppa di Sormani tira fuori l'orgoglio ed è protagonista di un bel finale di stagione. Con quattro vittorie (tra le quali spiccano il pirotecnico 3-4 di Andria e il derby col Siracusa) e due pareggi nelle ultime sei giornate, il Catania risale fino alla sesta posizione, che serve a salvare almeno in parte l'ennesima annata fallimentare della presidenza Attaguile. A mettersi in mostra più degli altri sono i rinforzi d'esperienza giunti dall'Empoli: il portiere Paradisi, che subisce solo 20 reti, ed il bomber Cipriani, il quale con 12 gol in 25 partite si distingue con un'invidiabile media realizzativa. Promossi anche il regista Beppe Scienza e l'ala Ghezzi.

1990/91: SULLE MONTAGNE RUSSE, IN CAMPO E FUORI
In virtù del positivo epilogo del precedente campionato viene rinnovata la fiducia a mister Sormani. Attaguile gli consegna una squadra piena di riconfermati, in cui non mancano però addii di un certo peso, che la dirigenza etnea prova a rimpiazzare con alcuni nuovi acquisti. Un reparto che cambia poco è quello difensivo: Paradisi continua a proteggere la porta; Schio a dirigere la difesa; ai fianchi di quest'ultimo si alternano Mattei, Sciuto e Salvadori; i rinforzi provengono dalla Serie C2 e si chiamano Marino D'Aloisio, ventunenne libero, e Vincenzo Del Vecchio, terzino sinistro. Viene rivoluzionato, invece, il centrocampo, che registra le cessioni di Leonardo Rossi, Giancarlo Marini (i quali restano in C1 passando rispettivamente al Fano e all'Empoli) e Beppe Scienza (che sale di categoria con la Reggina). Accanto all'unico reduce Manieri trova quindi spazio il centrocampista col vizio del gol Fabio Perinelli, proveniente dal Perugia. Al posto di Ghezzi, che torna al Monopoli, arriva in prestito dal Parma l'ala destra Vincenzo Esposito. In attacco si rinuncia al flop D'Ottavio (il quale va a rilanciarsi in Interregionale col Benevento); al trascinatore Cipriani viene così affiancata una scommessa proveniente dal Derthona, Claudio Pelosi.

Come l'anno prima, si supera senza troppe insidie il girone preliminare di Coppa Italia di Serie C, ma in campionato non si parte col piede giusto: dopo uno 0-0 col Monopoli alla prima giornata, giungono due sconfitte consecutive che inducono il presidente a rassegnare le dimissioni, prontamente respinte dal CdA. La mossa scuote comunque la squadra che inanella quattro vittorie di fila e si rilancia in classifica. Spiccano i colpi esterni a Terni e Siracusa, anche se quest'ultimo è macchiato dagli incidenti che si verificano dopo il match nella città aretusea. I ragazzi di Sormani non brillano per continuità di rendimento e i troppi alti e bassi che si susseguono fanno sì che si perda il treno delle fuggitive, capitanato da Palermo e Fidelis Andria. La società prova a rimediare mettendo a disposizione del tecnico due giocatori provenienti dalla serie cadetta: il mediano Cristiano Patta e l'attaccante Luca Cecconi, prelevati rispettivamente da Modena e Brescia. Coi nuovi innesti in campo si superano i sedicesimi di finale di Coppa col Licata e, soprattutto, si batte di misura il Palermo capolista nel derby disputato al "Cibali" il 9 dicembre, in una giornata caratterizzata dai disordini provocati dai tifosi ospiti. I "cugini" si rifanno prevalendo sugli etnei nella doppia sfida degli ottavi di finale di Coppa Italia di Serie C. I rossazzurri, dal canto loro, chiudono il girone d'andata a quota 18 punti: il 2° posto, utile per la promozione in Serie B e presidiato dalla Fidelis Andria, dista 4 lunghezze. Apparentemente non troppe, ma tra il Catania e l'obiettivo salto di categoria si frappongono altre quattro squadre che inseguono il duo di testa: Perugia, Casarano, Siena ed il Giarre, che si conferma nel ruolo di rivelazione.

Una coreografia della tifoseria rossazzurra al "Cibali" 



La seconda parte di stagione si apre con quattro risultati utili che mantengono inalterato il ritardo della truppa dalla seconda piazza. Particolarmente soddisfacente si rivela il match contro il Campania Puteolana, fanalino di coda, sotterrato con un rotondo 4-0 (con tripletta di Cecconi). Un mezzo passo falso è invece il 2-2 interno con la Ternana, rivale diretta. A tagliare definitivamente le gambe ci pensano due sconfitte consecutive contro compagini non irresistibili come Nola e Siracusa. E' particolarmente umiliante la battuta d'arresto contro gli azzurri, rimediata tra le mura amiche, dove i leoni si impongono con un 1-4. Perso di vista l'obiettivo cadetteria, si comincia a pensare al futuro. La tifoseria, a dir poco esausta, invoca l'ingresso di nuovi soci, anche in virtù delle dichiarazioni di Attaguile, che per la prima volta mette da parte i proclami e ammette l'esistenza di gravi problemi economici. Manifestano il loro interesse ad entrare in società due membri della famiglia Massimino: Salvatore detto “Turi”, fratello di Angelo, che ci aveva già provato nell'estate del 1984 salvo poi virare sul Messina, dal quale però è stato appena estromesso, ed Alfio Luciano, figlio di uno dei fratelli Massimino ed anch'egli imprenditore edile. Anche in questo caso la paventata svolta societaria sveglia il gruppo che vince tre partite di fila (roboante lo 0-4 inflitto a domicilio alla Battipagliese) e si riporta a -3 dalla coppia di testa, formata adesso da Casarano e Palermo. Si tratta dell'ennesimo fuoco di paglia in quanto da qui fino al termine del campionato il Catania non riuscirà più a vincere, rinunciando definitivamente ad ogni residua ambizione dopo il 3-0 subìto alla "Favorita". Gli etnei chiudono al 10° posto in coabitazione con Siracusa e Monopoli nella classifica finale. Particolarmente negativo si rivela il rendimento del reparto difensivo, quart'ultimo del girone per gol subiti, e persino un "guru" come Paradisi finisce sul banco degli imputati. Ciò va imputato anche alle scelte di Sormani, che penalizzano la difesa e valorizzano la prolificità del tridente composto da Cecconi, Cipriani e Pelosi, i quali raggiungono insieme quota 27 reti. Positiva anche la stagione degli stakanovisti Del Vecchio e Manieri, ai quali il tecnico non rinuncia mai.

1991/92: DAI PROCLAMI AL DISASTRO
Dopo le "chiacchiere" dei mesi precedenti, Attaguile e i Massimino raggiungono l'accordo e ridisegnano l'organigramma societario: Salvatore si insedia nel ruolo di presidente, Alfio Luciano in quello di amministratore delegato, mentre lo stesso Attaguile rimane in qualità di "copresidente". L'inedita triade affida la panchina a Pino Caramanno, tecnico specializzato in promozioni (ha portato il Palermo in C1 nel 1988 ed il Foggia in B nel 1989) e fautore di un gioco innovativo, caratterizzato dalla partecipazione della difesa all’avvio della manovra. La nuova dirigenza non bada a spese e rivoluziona l’organico, lanciando lo slogan “Un grande Catania fa grande Catania”. In porta Paradisi cede il passo ad Angelo Conticelli, ultratrentenne ex Acireale che ha sempre giocato in categorie inferiori, ma che riesce a battere la concorrenza del più quotato Fabrizio Grilli. In difesa saluta D’Aloisio (Trento), mentre Schio va al Casarano in cambio dello stopper Walter Dondoni. Completano il reparto il confermato Del Vecchio ed i terzini Giovanni Colasante e Giordano Caini, provenienti da Viareggio e Pro Sesto. Dal club lombardo arriva anche Massimiliano Caliari, mediano difensivo. Il centrocampo è da rifondare: Esposito va in B con l’Avellino, Perinelli passa allo Spezia, mentre Manieri scende di categoria trasferendosi alla Lodigiani; in virtù di ciò vengono acquistati il duttile Pierluigi Nicoli (dal Chievo), l’incontrista Maurizio Spigarelli (dal Giarre) ed il centrocampista offensivo Gianfranco Palmisano (ex Casarano). Si ritaglia un discreto spazio anche il giovane Leonardo Vanzetto, tesserato l’anno precedente. In attacco si punta sulla coppia Cipriani-Pelosi, chiamata a riconfermarsi, mentre si registra il doloroso addio di Cecconi che passa al Palermo neopromosso in cadetteria.

Il nuovo corso, apparentemente promettente, si sfalda alle prime difficoltà: carenze economiche e pasticci con le fidejussioni impediscono a tutti i giocatori appena acquistati (tranne Conticelli) di scendere in campo nella prima partita del girone preliminare di Coppa Italia di Serie C, cosicché il Catania fa una figura barbina rimediando una scoppola interna (1-4) con l’Acireale. Il reintegro degli innesti non serve ad evitare l’eliminazione ed altri scivoloni come il 4-2 subìto contro il Leonzio 1909 di Proto. Caramanno, deluso dal caos societario, si dimette ancor prima che vengano disputate le ultime partite del girone. Al suo posto viene ingaggiato Franco Vannini, che da giocatore fu una delle colonne del Perugia di Castagner e che è reduce da alcune discrete stagioni in C1 sulle panchine di Monopoli e Fidelis Andria. Il campionato comincia con una sconfitta esterna (a Barletta), seguita dalle dimissioni di Attaguile che lascia la “patata bollente” ai Massimino. La prima vittoria giunge alla terza giornata, al “Dino Liotta” di Licata, nell’ennesima sfida tra siciliane rovinata dagli scontri tra tifoserie che si scatenano al termine dell’incontro. Seguono un pareggio interno col Siracusa e una sconfitta in quel di Nola: l’eccessiva discontinuità di risultati è fatale a Vannini, che viene esonerato; al suo posto viene richiamato Caramanno. Il mister di Piana degli Albanesi porta con sé il fedelissimo Mariano Marchetti, libero e centrocampista classe ’60, che lo segue ininterrottamente dall’1986/87, anno in cui allenava la Sanremese. L’andazzo non cambia e dopo la battuta d’arresto contro l’Acireale del 27 ottobre anche Turi Massimino molla la presa, dimettendosi e denunciando una situazione debitoria fin troppo pesante. Rimasto solo al comando, Alfio Luciano Massimino gestisce il mercato novembrino cedendo Patta all’Arezzo e acquistando dalla Triestina Pippetto Romano, centrocampista offensivo, grande protagonista nel Licata dei miracoli di qualche anno prima, che viene utilizzato anche come prima alternativa del reparto d’attacco. La squadra continua ad alternare brevi serie positive ad altrettante negative, vanificando ogni minima speranza di rimonta-promozione. A nulla serve quindi battere in casa la Salernitana, momentanea capolista; un mese più tardi, l’1-0 inflitto al Perugia acquistato da poco da un certo Luciano Gaucci cagiona invece il primo esonero del vulcanico patron dei grifoni (la vittima è Giuseppe Papadopulo). Al giro di boa, i rossazzurri vantano 16 punti in classifica e devono guardarsi le spalle dalle pericolanti.

Approfittando della sosta, tra fine gennaio ed inizio febbraio del 1992 viene organizzato il “Trofeo Sant’Agata”, un torneo amichevole che riporta dopo tanti anni un frammento di grande calcio al Cibali. Il Catania pareggia 0-0 con lo Stoccarda allenato da Daum (che schiera il campione del mondo in carica Buchwald), perde con il PSV Eindhoven di Bobby Robson (protetto tra i pali da van Breukelen) e si toglie la soddisfazione di battere l’Ajax di Van Gaal, che al termine della stagione conquisterà la Coppa UEFA (tra i lancieri scendono in campo, tra gli altri, i giovanissimi van der Sar, Davids e Bergkamp). A parità di punti, è il PSV ad aggiudicarsi il trofeo in virtù dello scontro diretto vinto contro gli etnei. Ripreso il campionato, il gruppo torna a marciare vincendo spesso tra le mura amiche ed imponendosi in due circostanze fuori casa (a Siracusa e Salerno). Manca la continuità che servirebbe per poter inseguire Ternana, Fidelis Andria ed un Perugia in grande rimonta; se non altro ci si allontana dalla zona pericolo e si lanciano due prodotti del settore giovanile, entrambi attaccanti esterni classe ’73, ovvero Nunzio La Torre ed Orazio Russo (quest’ultimo esordisce l’1 marzo contro il Nola sul neutro di Barcellona Pozzo di Gotto). Ma quel che accade sul terreno di gioco passa in secondo piano rispetto ai disastri che nel frattempo si verificano nelle stanze dei bottoni. Mentre Attaguile e i Massimino (che mantengono le loro quote nonostante la rinuncia alle cariche) litigano per l’approvazione del bilancio, la società, oberata da un passivo che si aggira intorno ai 15 miliardi di lire e messa in mora da una decina di giocatori per mensilità arretrate, viene messa in liquidazione dal Tribunale di Catania a inizio maggio, con quattro partite ancora da disputare (due delle quali contro compagini in lotta per il salto in Serie B). Attaguile si prodiga attraverso svariati appelli affinché al capezzale del club accorra Angelo Massimino, al fine di evitare il fallimento. Il Cavaliere, nonostante fosse stato vituperato da tifosi, stampa locale e dallo stesso Attaguile ai tempi del passaggio di consegne del 1987, mette da parte l’orgoglio e paga immediatamente gli stipendi dovuti a diversi atleti, scongiurando il pericolo che questi possano svincolarsi. La squadra di Caramanno può così concludere la stagione: con la sconfitta di Terni “regala” la matematica promozione ai rossoverdi; battendo in casa la Fidelis Andria rischia di compromettere quella dei federiciani, che riescono a centrare l’obiettivo all’ultima giornata. Il Catania si classifica in quinta piazza a pari punti con Ischia, Salernitana e Licata (che sarà poi retrocesso per illecito) e mette in mostra Nicoli e Caini, i quali dall’anno successivo si affermeranno in massima serie nel Foggia di Zeman.

1992/93: RIPARTENZA CON SPRAZZI D’ENTUSIASMO
Dopo cinque anni caratterizzati da disastri sul piano sportivo ed economico, finalmente il club dell’Elefante ritrova la propria stabilità: Angelo Massimino rileva le quote appartenenti a Turi ed Alfio Luciano (che insieme detenevano il 51%), torna in sella alla società e garantisce la sopravvivenza della stessa cominciando ad estinguere parte degli ingenti debiti. Un altro ritorno è quello di Salvo Bianchetti: il tecnico “marca liotru”, presenza fissa nei quadri tecnici degli anni ’70 e 80’ (nei vari ruoli di allenatore delle giovanili, preparatore atletico e allenatore in seconda), ha intrapreso la carriera di allenatore con l’Atletico Leonzio di Proto in C2 ed ha poi conquistato due salvezze in C1 con Giarre e Barletta. Le esigenze di risanamento impongono poche riconferme: chiudono il loro ciclo Paradisi, Mattei, Salvadori, Sciuto e Del Vecchio; dopo una sola stagione salutano, oltre ai già citati Nicoli e Caini, anche Marchetti, Caliari, Romano e il duo Conticelli-Spigarelli, che passa al Palermo neo-retrocesso dalla B, sempre più infarcito di ex (tra i rosanero figurano anche Fragliasso e Cecconi); gli unici titolari che restano alle falde dell’Etna sono Dondoni, Palmisano, Cipriani e Pelosi. L’organico rossazzurro viene rifondato attraverso tanti nuovi acquisti: il nuovo guardiapali è Ferro Tontini, ventitreenne prodotto del settore giovanile della Roma; in difesa Dondoni viene affiancato dall’ex Carpi Paolo Grossi, dai terzini Giorgio Bertolone (lanciato dal Cuneo in C2 l’anno prima), Alessandro Susi (classe ’62 con dieci stagioni alle spalle tra C1 e C2), e dal jolly Ignazio Di Stefano; la mediana viene affidata ad Alfonso Greco, esploso nel Cagliari di Ranieri prima che un infortunio ne frenasse l’ascesa; dopo un biennio poco felice torna alla base Giancarlo Marini; dall’Udinese giungono in prestito l’ala Willi Pittana e l’esterno Manuel Marcuz; per supportare l’attacco si punta su Palmisano e sui giovani Russo e La Torre, sempre più in rampa di lancio.

La stagione inizia ufficialmente con la Coppa Italia di Serie C, che presenta una nuova veste: al posto del girone preliminare vengono introdotti tre turni ad eliminazione diretta. Nel primo di questi, in pieno agosto, gli etnei prevalgono sul Licata. A inizio settembre, poi, si ha la meglio sul Siracusa. Il campionato inizia col botto: al Cibali l’Avellino viene seppellito con un sonoro 5-1. Nelle successive giornate, tuttavia, i ragazzi di Bianchetti denotano una certa discontinuità. In casa si passa da dispiaceri (come le sconfitte con Casertana e Giarre) a trionfi come il 5-1 rifilato al Nola ed il successo nel derby col Messina, mentre col Palermo il pari a reti bianche passa in secondo piano di fronte ai gravi incidenti che si consumano per l’ennesima volta a fine partita. Nelle gare esterne i rossazzurri peccano di incapacità realizzativa, ma, dopo due pareggi e due sconfitte di misura, arriva la prima gioia sul campo dell’Ischia, grazie ad un gol di Orazio Russo in zona Cesarini. Dopo dodici turni, gli etnei si trovano all’8° posto, a sole quattro lunghezze dalla zona promozione presidiata dalla coppia Giarre-Perugia. Negli ultimi cinque incontri del girone d’andata, disputati tra fine novembre e fine dicembre, la squadra rallenta però la marcia, totalizzando cinque punti e perdendo terreno dal gruppo di testa. Ci si consola in parte con il passaggio del terzo turno eliminatorio di Coppa contro il Messina, e con l’amichevole di lusso del 21 dicembre contro la Juventus di Roberto Baggio, che si impone 1-3.

L’anno nuovo comincia col girone di qualificazione di Coppa Italia di Serie C (equivalente agli ottavi di finale), in cui il Catania incontra Catanzaro e Palermo, perdendo entrambe le sfide e venendo così estromesso dalla competizione. Alla ripresa del campionato, dopo la sconfitta di Avellino, i ragazzi di Bianchetti inanellano otto risultati utili che restituiscono alla piazza la speranza di poter agganciare il 2° posto. La ciliegina sulla torta di questa serie positiva è senz’altro l’affermazione sul campo del Palermo capolista: i 30.000 presenti sugli spalti de “La Favorita” il 21 febbraio 1993 vengono raggelati da una botta di Cipriani su punizione (da distanza siderale) nel primo tempo e da un contropiede finalizzato da Palmisano nella ripresa. L’impresa inorgoglisce il presidente, che nei giorni precedenti il match aveva lanciato proclami di vittoria, e fa impazzire di gioia la tifoseria, che si reca in massa a Gelso Bianco per accogliere i giocatori, per poi festeggiare direttamente al Cibali. Per uno scherzo del calendario la successiva giornata prevede lo scontro con un’altra compagine d’alta classifica, l’ambizioso Perugia di Gaucci, allenato da Walter Novellino: è Claudio Pelosi stavolta a regalare il gol della terza vittoria di fila. Proprio quando l’inserimento nella lotta per la promozione in B sembra ormai concreto, Cipriani e compagni accusano una flessione: dopo tre 0-0 consecutivi, ci pensa il Giarre al “Regionale” ad interrompere la striscia positiva, compromettendo così il progetto di rimonta. Senza più un obiettivo da raggiungere, il gruppo si disunisce e conclude la stagione con quattro sconfitte nelle ultime sette gare, piazzandosi all’8° posto in classifica. Tra i migliori protagonisti si segnalano il portiere Tontini (il quale, coadiuvato da una difesa attenta, contiene il passivo) ed il solito Cipriani, che per la terza volta in quattro annate raggiunge la doppia cifra. Il bomber di origine toscana, raggiungendo quota 46 reti, scavalca la coppia Spagnolo-Ciceri nella classifica marcatori rossazzurra e si ferma dietro Prenna e Klein (scenderà al 5° posto assoluto dopo “l’avvento” di Mascara e Spinesi).

I sostenitori etnei festeggiano a "La Favorita" l'epica vittoria nel derby del 21 febbraio 1993 



IL CASO CATANIA: UN SOPRUSO TARGATO MATARRESE
Domenica 1 agosto 1993 una notizia fragorosa scuote l’Italia pallonara: il Consiglio Federale, celebratosi il giorno prima, ha escluso sei squadre (Casertana, Catania, Messina, Taranto, Ternana, Vis Pesaro) dalla Serie C1, disponendone la radiazione. La colpa della società etnea è quella di non aver presentato entro il termine del 31 luglio la fidejussione necessaria per l’iscrizione. A nulla vale il tentativo disperato di Massimino, che il giorno seguente tenta senza successo di farsi ricevere presso la sede della F.I.G.C. portando con sé due miliardi in contanti. Il Cavaliere però non molla e avvia una lunga battaglia legale, rivolgendosi in prima istanza al C.O.N.I., che respinge il reclamo del 20 agosto. Ci si affida quindi alla giustizia ordinaria, attraverso un ricorso al T.A.R. di Catania. Il 13 settembre, il giorno dopo l’inizio del campionato, il tribunale amministrativo dà ragione al Catania: da un lato, rileva che il club poteva usufruire di una dilazione dei debiti d’imposta, concessa da un decreto ministeriale alle società della Sicilia sud-orientale a seguito del terremoto di Carlentini del dicembre 1990; dall’altro, afferma che il termine del 31 luglio non avrebbe potuto essere considerato perentorio. Viene quindi intimato alla F.I.G.C. di riammettere la squadra in C1 in luogo di quella ripescata al suo posto, ma il presidente Antonio Matarrese rivendica l’autonomia dell’ordinamento sportivo e non adempie. Con una seconda ordinanza il T.A.R. ordina alla federazione di allargare la C1 a 19 squadre, per ricomprendervi anche il Catania, ma anche in questo caso Matarrese si oppone. Il T.A.R. si vede così costretto a nominare due commissari ad acta che a fine settembre si insediano presso la lega di Serie C e riscrivono il calendario, secondo il quale i rossazzurri dovranno esordire il 3 ottobre al Cibali contro il Giarre. I gialloblù, secondo il calendario stilato dalla lega, devono scendere in campo al “Partenio” contro l’Avellino e propendono per questa seconda opzione. Il 9 ottobre 1993 la querelle giudiziaria si chiude dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, che con la propria sentenza conferma l’illegittimità della radiazione ed il diritto del Catania di essere nuovamente affiliato, ma al contempo riconosce alla F.I.G.C. il diritto di organizzare le competizioni in piena autonomia. Il titolo sportivo è salvo, e con esso la matricola n. 11700, ma il 18 ottobre la società di Massimino viene inserita dalla federazione nel campionato di Eccellenza, l’unico torneo in cui la propria presenza non suscita problemi organizzativi ai “piani alti” e proteste degli altri club.

1993/94: SI RIPARTE DALL’ECCELLENZA, MA LA VERA PARTITA SI GIOCA NEI “PALAZZI”
Dopo aver approfondito le vicende giudiziarie dell’estate 1993, occorre fare un passo indietro per raccontare, sotto il profilo sportivo, la stagione 1993/94. Nell’annus horribilis del Catania il buongiorno si vede dal mattino: un certo Natale Pappalardo promuove una campagna pubblicitaria attraverso la quale annuncia il proposito di acquistare la società. La mossa ha l’effetto di aizzare i tifosi contro Massimino. Nonostante quest’ultimo abbia salvato un anno prima il club dal fallimento e stia proseguendo il risanamento societario, in molti si fanno abbindolare dalle promesse del fantomatico personaggio e pressano il Cavaliere affinché si faccia da parte, non esitando a presentarsi sotto casa sua per protestare in modo incivile. I disordini non bloccano la preparazione e la programmazione del campionato, testimoniata dall’ingaggio di Osvaldo Jaconi, che torna per completare l’opera interrotta bruscamente sei anni prima dopo il passaggio di proprietà. La radiazione arriva come un fulmine a ciel sereno, compromette l’acquisto dei giovani scuola Genoa Ghizzardi (portiere) e Ballerini (difensore) e fa sì che tutti i giocatori dell’organico vadano ad accasarsi altrove: tra questi, fanno un salto in massima serie Orazio Russo (Lecce) e Nunzio La Torre (Cagliari). A questo punto il patron dell’Atletico Leonzio Franco Proto, di concerto col sindaco Bianco, elabora uno stratagemma per fondare una nuova compagine che possa rappresentare la città e sostituire nel cuore dei tifosi il “Catania ’46”: viene iscritto al Campionato Nazionale Dilettanti il Catania ’93, col proposito di scambiare il titolo sportivo con la Leonzio (nel frattempo promossa in C1) l’anno successivo. Rimasti orfani della propria squadra del cuore, non sono pochi i supporters rossazzurri che seguono il nuovo sodalizio nelle sue prime uscite. Ma Massimino non molla e grazie al braccio di ferro con la federazione riconquista buona parte della tifoseria, occupandosi nel frattempo della costruzione della squadra, nella speranza della riammissione in C1. In quest’ottica giungono alle pendici dell’Etna elementi di categoria come il portiere Pisano, i difensori Consagra ed Accardi, il centrocampista Marco Grossi ed altri ancora (Della Pietra, Pinna, Trombetta, Stafico): tutti quanti abbandoneranno Catania, insieme a mister Jaconi, a seguito della decisione con la quale la F.I.G.C. spedisce la società in Eccellenza, ma faranno in tempo a giocare la memorabile partita del 3 ottobre 1993. In tale data avrebbe dovuto disputarsi, secondo il calendario redatto dai commissari ad acta nominati dal T.A.R., il match Catania-Giarre. Per l’occasione accorrono al Cibali 10.000 tifosi affamati di calcio ed assetati di giustizia. Il Giarre non si presenta ed al suo posto scende in campo, per un incontro amichevole, la Libertas Palestro, formazione che verrà poi nuovamente incontrata durante il campionato.

Costretto a ripartire dall’Eccellenza, sesto livello del calcio italiano, il Catania tocca il punto più basso della propria storia, ma può contare su un presidente che non è disposto a mollare e che riorganizza nuovamente il progetto tecnico: in panchina si siede Franco Indelicato, tecnico proveniente dal settore giovanile; a difendere i pali ci pensa l’ex Casertana Domenico Rescigno; il reparto arretrato è composto dall’esperto Vito Iuculano (che torna dopo la fugace esperienza del 1984/85), dai giovani José Sparti, Alexandro Binda, Pantaleo Pomo e dal classe ’67 Fabrizio Gambardella, proveniente dal Licata; in mediana agiscono Sebastiano Pincio (il quale con le sue trentatré primavere è il più anziano della rosa), e i poco più che ventenni Giorgio Biondelli (ex Ternana) e Giuseppe Rigano; sulle fasce spingono il prolifico Antonino Belnome e Luca Di Gregorio; in attacco si punta sulla coppia composta dagli smaliziati Andrea Mariano e Fabio Visca, entrambi “svezzati” dal Genoa. Essendo stati ammessi soltanto il 18 ottobre ad un campionato iniziato già da un mese, gli etnei per tutto il girone d’andata sono costretti a moltiplicare gli sforzi disputando quasi ogni settimana turni infrasettimanali. L’esordio avviene il 4 novembre in casa contro il Paternò: avendo gli ospiti gli stessi colori sociali, i padroni di casa indossano una maglia bianca che nei primi minuti trae in inganno i propri tifosi. Nonostante Indelicato disponga di diversi elementi di categoria superiore, il poco tempo avuto a disposizione per amalgamare i giocatori e gli sforzi imposti dal calendario fanno sì che non si riesca a far risultato con la continuità necessaria per poter ambire al vertice. Ciò risulta deleterio in quanto, ai fini della promozione nel C.N.D., è necessario conquistare il 1° posto, mentre il 2° dà soltanto l’accesso alla prima fase dei playoff. Massimino però ha il chiodo fisso della Serie C1 che gli è stata ingiustamente scippata e in vista dell’anno successivo porta avanti presso la federazione la propria istanza di ripescaggio. Nel girone d’andata, alle scoppole inflitte alle matricole Rosolini e Pachino fanno da contraltare alcuni pareggi di troppo e le sconfitte contro Caltagirone e Viagrande. A riportare l’entusiasmo ci pensa il “1° Trofeo Città di Catania-Calcio Catania, continuità nella tradizione”, un triangolare al quale partecipano il Catania (con la straordinaria partecipazione, tra le proprie fila, di grandi ex come Sorrentino, Mosti, Chiavaro, Giovanelli, Morra e Cantarutti), il Partizan Tirana ed una rappresentativa in cui trovano posto nomi illustri come Claudio Gentile, Beppe Dossena e Alessandro Altobelli, i quali pochi mesi prima avevano conquistato con l’Italia il “Campionato Mondiale Master” (riservato alle nazionali over 35). All’inizio del girone di ritorno i rossazzurri mantengono la media di circa 1,5 punti a partita, che consente di proseguire la rimonta in classifica, ma non di raggiungere le prime della classe (Gravina e Juventina Gela). Il Cavaliere, che confida di tornare l’anno seguente nel professionismo, decide di programmare il futuro con anticipo e, quando al termine del campionato mancano ancora undici giornate, affida la panchina ad un ex del calibro di Lorenzo Barlassina, il quale allena da un lustro ed ha collezionato esperienze in C2 con Cuneo ed Aosta. Anche col nuovo tecnico non mancano scivoloni (protagoniste la bestia nera Viagrande ed il Gravina capolista) ma si riesce a chiudere la stagione con una serie di risultati positivi (tra i quali spiccano i due 5-1 consecutivi rifilati a Lipari e Taormina) che consentono alla truppa di raggiungere la terza posizione nella classifica finale. Piazzamento che fotografa il rendimento della squadra, come testimoniano il 4° posto nella graduatoria delle migliori difese ed il 2° in quello dei gol fatti (grandi protagonisti in tal senso Belnome e Mariano, con 15 reti a testa).

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