A Monti la democrazia

Il governo tecnico è la panacea per tutti i mali.

Ossia, quando si presenta il rischio di una crisi seria e devastante, quando in ballo c’è il futuro del paese, sovranità e parola non spettano al popolo caprone, la stessa massa beota che ha conferito per 17 anni il potere al drago a sette teste (alias Berlusconi); quando il gioco si fa serio allora il bastone del comando è giusto che passi ad un elite tecnocratica, non eletta né scelta da nessuno, autoreferenziale.

Ed è chiaro che a temere le elezioni sia in primo luogo la sinistra, evidentemente sente che il popolo caprone difficilmente darà fiducia a Vendola e Di Pietro a Bersani e Bindi, girotondini e no tav, indignati e facinorosi. Magari riesumeranno il buon Bertinotti che ci rispolvererà la legge sulle 35 ore settimanali? Ricordate come cadde il primo governo Prodi?

Pensate un po’ nel 1994 scese in campo il Male e scese, quando morti la DC ed il PCI, la contesa principe era quella per la poltrona a sindaco di Roma tra Rutelli e Fini.
Oggi a distanza di 17 anni, esce dal campo il Male e il “Nuovo” della politica italiana è rappresentato da Rutelli e Fini insieme a costituire il terzo polo.
Attenzione, ma a dare un ulteriore tocco di novità a questo schieramento fresco e rinnovatore non poteva mancare il delfino di Forlani, Pierferdinando Casini.

Cari lettori, la crisi impone il governo dei migliori.
Anche perché in tempo di seria crisi che senso avrebbe parlare di matrimoni gay, pacs, dico, eutanasie, divorzi rapidi etc.etc.?
Basti dare una sbirciatina in Spagna per rendersi conto della mesta fine fatta dal glorioso Zapatero…

Morto il Male assoluto, in fondo, cosa resta dello schieramento di sinistra? Cos’è che lo caratterizza, e che lo tiene unito?
A me sembra che oltre ad una forte connotazione radicale, ereditata da Pannella ed avallata dall’eretica Suor Bindi, resti davvero poco, o comunque nulla di sufficiente per ottenere la fiducia del popolo caprone.

Allora, per il momento, meglio salvare capre, cavoli e poltrone, meglio sospendere il bipolarismo, al grido bolscevico di “a Monti la democrazia”.

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