Alessandro Ambrosi e Rossano Dolfi:'Grazie Noto, ritorneremo'

Giornata conclusiva del camp estivo del Frosinone Calcio, riservato a un gruppo di ragazzini rientranti fra le classi 2003 e 2009, organizzato presso l’AS Nino’s club di Noto. Cinque giornate intense di lavoro, fra campo e piscina, sotto il sole cocente dell’estate siciliana. A coordinare la spedizione ciociara Rossano Dolfi, Responsabile del camp, assai conosciuto nell’ambiente del calcio giovanile in virtù delle collaborazioni con diverse società italiane (l’Empoli, fra le altre) e straniere. Fra un esercitazione e l’altra abbiamo trovato il tempo per ‘strappargli’ anche un bilancio sulla cinque giorni netina: È stata un’avventura nata sotto una buona stella. Abbiamo avuto dei ragazzi attenti che hanno seguito con molto impegno le istruzioni dei tecnici. Io ho curato tutta la parte organizzativa per il Frosinone Calcio sia qui che a Gaggio Montano, in provincia di Bologna, e mi ritengo abbastanza soddisfatto di entrambe le esperienze. Chiaramente, così come avviene in tutte le cose della vita, ci sono state delle problematiche da risolvere. Noi siamo qui anche per questo e credo fortemente che questo camp sia stato assai produttivo per questi ragazzi e per la società che ci ha ospitato. Ringrazio loro e le famiglie dei ragazzi. Spero vivamente che in futuro queste collaborazioni possono rinnovarsi”.

Il lavoro del settore giovanile è la base per il futuro del calcio. Una frase che sembra fatta, scontata, ma che invece non lo è. Ci chiediamo: a che livello è il mondo del calcio giovanile in Italia? La risposta di Rossano Dolfi, da buon toscano, è schietta: “A livelli più alti, under 17, 19 e 21, è a un buon livello, i risultati conseguiti dalle varie squadre sono buoni. Il lavoro impostato dalla Federazione sta dando ottimi risultati. A livello di base, invece, è un disastro! Il problema maggiore, fra i tanti fattori che influiscono negativamente, è la mancanza dei tecnici specializzati. In tal senso mi sento di citare il pensiero di Arrigo Sacchi, non proprio l’ultimo arrivato: ‘tu cosa vuoi fare, calcio o pallone?’ Chi fa calcio lavora in un modo, chi fa pallone lavora come può. I settori giovanili, con tutte le difficoltà che ci sono, bisogna anche ammetterlo, fanno solo pallone. Il calcio qualcuno lo fa, ma solo in pochi. La verità è che c’è solo una cosa: il dio denaro…”.

Mancanza di tecnici specializzati, ma non per lo staff ciociaro: “Fortunatamente noi abbiamo il Re Leone Alessandro Ambrosi, che oltre ad essere stato un bomber da calciatore continua ad esserlo anche nelle vesti di tecnico. A mio avviso è fra i migliori istruttori presenti in circolazione”.

Eh già, il bomber di Fiuggi. Da calciatore fece sognare i tifosi di tante squadre: Catania, Cavese, Taranto, Pisa, Viterbese, l’elenco è assai lungo, così come la lista delle reti segnate in carriera. Vederlo dall’altra parte della barricata fa un certo effetto. Osservarlo, mentre impartisce lezioni alla giovane truppa, suscita la voglia di allacciarsi gli scarpini e rincorrere il pallone, anche se hai penna e taccuino in mano. A fine allenamento, quasi a fatica, riusciamo a strapparlo dagli abbracci dei suoi allievi: “Mancavo dalla Sicilia dal 2001 – commenta Alessandro Ambrosi – ma quest’anno sono già sceso per ben tre volte. Per me è sempre un grandissimo piacere. Ritornare nelle vesti di tecnico, nell’ambito del camp estivo organizzato dal Frosinone Calcio, è stata una grandissima soddisfazione, così come quella di lavorare con buon gruppo di ragazzi. L’aspetto più importante che ho cercato di trasmettere è la dedizione, l’impegno e la costanza nel lavoro quotidiano. Elementi che sono alla base nella crescita di un calciatore”.

La domanda è d’obbligo, scontata. C’è un numero nove nel gruppo? “Ci vorrebbe la sfera di cristallo. I ragazzi sono bravi, chiaramente c’è qualcuno che ha maggiore qualità rispetto a qualche altro così come in ogni gruppo. Chiaramente, nell’arco degli anni, con la crescita dei ragazzi cominciano a delinearsi le varie caratteristiche. A mio avviso gli istruttori hanno il dovere di mettere a disposizione dei ragazzi tutto il materiale, per gli allenamenti ed extra, necessario alla loro crescita”.

È un attimo. Ambrosi è nuovamente travolto dai suoi ‘bomber’, così come li chiama lui. Non importa se sei difensore o centrocampista, attaccante o portiere. Sei bomber. Un termine che racchiude un mondo. Grinta ed autostima, lavoro e sudore, impegno e sacrificio: nozioni vincenti di una filosofia di vita che va oltre lo sport. Filosofia che aiuta a crescere, a diventare prima uomini e poi calciatori.

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