Bari-Catania 1-1: pareggio "amletico"
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Primo gol in prima squadra per il giovane Rossetti.

Bari-Catania 1-1: pareggio "amletico"

Il Catania arriva a Bari “forte” dell’ultimo posto in classifica in cui è sprofondato a seguito della sconfitta interna col Frosinone, con cinque titolari out per infortunio (Belmonte, Coppola, Calaiò) o squalifica (Schiavi, Maniero), e dopo aver collezionato nelle precedenti dodici trasferte dieci sconfitte, due soli pareggi e nessuna vittoria; si trova di fronte un avversario apparentemente rinvigorito da due vittorie consecutive, che può concedersi il lusso di lasciare gente come Defendi, Romizi, De Luca e Caputo in panchina. Prima del fischio d’inizio del direttore di gara Candussio, il più inguaribile ottimista della città dell’Elefante metterebbe due firme sull’ipotesi di uscire dal “San Nicola” con un punto in cascina. Ma il calcio è uno sport spesso imprevedibile e per questo affascinante, e capovolge in men che non si dica pronostici e stati d’animo. Parliamoci chiaro: valutando soltanto quel che è successo in campo e mettendo da parte ogni considerazione sulla crisi etnea e sulla posizione di classifica, il Catania oggi ha buttato al vento due punti. Il Bari ha controllato di più il pallone ed ha stretto l’avversario per la maggior parte del match nella propria metà campo, ma a livello di nitide palle gol non ha prodotto più dei rossazzurri. Due guizzi di Ebagua da una parte; un imperdonabile errore sotto porta di Rosina, un pallonetto di Castro e un’incursione pericolosa di Mazzotta dall’altro. Irrilevanti i numerosi tiri dalla distanza provati da entrambe le compagini, soprattutto dai pugliesi. Rilevante invece la considerazione sul momento in cui il Catania sblocca la partita, che avvalora la tesi dei due punti persi: 37’ della ripresa, con l’occasione del raddoppio di Mazzotta che arriva soltanto due minuti dopo. Qualunque obiettivo inseguano gli etnei in questo campionato, non possono permettersi di gettare al vento vittorie apparentemente insperate ma intelligentemente costruite.

Quella fascia destra rimasta scoperta…
E lì sta l’unico neo di una partita magistralmente studiata e condotta da Marcolin. Nel 3-5-2 forzato dalle assenze, l’unico giocatore fuori ruolo, in particolar modo in una situazione da “indietro tutta” come quella che si viene a creare dopo il vantaggio etneo, è Sciaudone, peraltro autore di una grande prova di sacrificio. Che sia proprio Sciaudone a coprire in ritardo su De Luca, incappando anche in uno sfortunato momento di precario equilibrio, può anche risultare comprensibile e certamente non si può gettare la croce sul n°44 del Catania. Ma perché non intervenire subito dopo il gol di Rossetti, inserendo un terzino di ruolo o un difensore (a scelta tra Del Prete – appena recuperato e sicuramente non al meglio – Lovric e Parisi) in grado di aiutare Sauro in marcatura su De Luca? L’importanza del match, della conquista dei tre punti, della necessità di uscire da un momento disgraziato, imponeva un’attenzione ai dettagli ancor più grande di quella, notevole, che il tecnico bresciano ha mostrato.

I meriti di Marcolin
Se il Catania arriva a sfiorare un’incredibile vittoria è in gran parte per merito del proprio allenatore. Marcolin mostra umiltà e intelligenza nell’archiviare il 4-3-1-2 dal quale non si era mai schiodato da quando è atterrato a Fontanarossa e schiera un 3-4-1-2 attraverso il quale trasmette sicurezza ai suoi ragazzi. Sauro e Capuano, che in stagione si sono segnalati per numerose défaillances, sono protetti da Rinaudo e Odjer sugli inserimenti delle mezzali baresi, e da Sciaudone e Mazzotta sulle fasce, mentre al centro dirige Ceccarelli. Insomma, la tanto vituperata “fase difensiva”, con l’aggiunta di un uomo in più dietro e di una buona organizzazione, unita alla grinta e all’attenzione degli interpreti, mostra segni di netto miglioramento. Ciò al prezzo di sacrificare peso in attacco (anche e soprattutto per la mancanza di un vero centravanti) e ripartenze, mortificate in realtà, più che dall’inferiorità numerica degli etnei dalla trequarti in su, dall’ennesima brutta prova di Chrapek, incapace di giocare adeguatamente la maggior parte dei palloni capitati dalle sue parti, con conseguente letale rallentamento del possesso palla sulla trequarti. E dire che anche così il Catania riesce a creare una clamorosa occasione a inizio partita, e Rosina si starà ancora chiedendo come ha fatto a divorarsela. La magica serata di Marcolin prosegue nella ripresa al momento della sostituzione dell’unico “sostituibile” in quella fase del match: Chrapek. Pur potendo inserire uno dei difensori di cui sopra per coprire meglio la fascia destra e consentire a Sciaudone di tornare al ruolo naturale, l’allenatore rossazzurro decide di buttare nella mischia il giovane attaccante Rossetti. Scelta apparentemente strana, dal momento che Rossetti, nelle occasioni in cui è stato utilizzato, ha dimostrato di sapersi adattare sulla fascia e di non essere, da un punto di vista fisico e tattico, quell’attaccante in grado di conquistare metri nell’area avversaria, a differenza di Barisic, che ha svolto buona parte della preparazione estiva da vice-Calaiò. In effetti Rossetti si va a piazzare lì dove Chrapek vagava fino a poco prima: sulla fascia destra, con compiti più offensivi. E il n°34 garantisce immediatamente un peso superiore in attacco, facendosi trovare pronto su un cross di Mazzotta, rintuzzato da Calderoni. Poi, l’apoteosi con l’ottimo inserimento sul suggerimento di Rosina e il tocco a scavalcare Guarna da giocatore consumato. Sembra la favola perfetta per sancire la prima vittoria esterna stagionale, e invece il destino riserva ai sostenitori etnei l’ennesimo boccone amaro, che comunque non scalfisce gli aspetti positivi della serata barese: un allenatore che riesce a fare di necessità virtù, mischiando anche le carte della disposizione tattica e non sono quelle relative alle pedine a disposizione; e dei comprimari (Chrapek escluso), alcuni tra l’altro giovanissimi, come Odjer, che lottano e reggono per quasi tutto il match.

Con lo Spezia schieramento “a specchio”?
Segnali incoraggianti in vista dell’ostica sfida in programma sabato prossimo. Giungerà al “Massimino” lo Spezia che, al di là della scoppola rifilata stasera alla Pro Vercelli, è una delle squadre più attrezzate della categoria. Nel Catania rientreranno elementi importanti come Schiavi e Maniero e ci si augura che l’infermeria possa svuotarsi un po’, anche se la buona prova offerta contro il Bari potrebbe indurre Marcolin a confermare il 3-5-2 contro una squadra, come quella ligure, che adotta il medesimo schema, per pianificare il più classico degli schieramenti “a specchio”. L’unica certezza è che si dovrà giocare all’ultimo sangue, per i tre punti: la classifica da “acqua alla gola” non consente altri calcoli.

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