Benedetto XVI ed il Re Salomone

Pensate per un attimo di poter chiedere all’Altissimo (o alla lampada d’Aladino per i non credenti allergici al solo nome del Nostro Signore) una sola cosa ma qualsiasi cosa; pensate di poter realizzare il vostro sogno, il vostro desiderio massimo che valga l’intera esistenza: cosa chiedereste?

Benedetto XVI nel discorso tenuto giovedì 22 settembre dinanzi al Parlamento tedesco (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110922_reichstag-berlin_it.html) riporta l’episodio del Primo Libro dei Re ove «si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9)».


Quanti di noi chiederemmo, con Salomone, un cuore docile e la sapienza il saper distinguere il bene dal male?

Credo che la percentuale a malapena sfiorerebbe cifre infinitesimali.

Che la virtù, il saper distinguere il bene dal male e lo scegliere il bene, siano la chiave per una vita felice è una convinzione pressoché assente nel comune modo di pensare contemporaneo.

Vale a dire che in fondo siamo persuasi che a darci una vita piena, a realizzarci non sia il Bene, ciò che è Vero nel suo esser ricercato e perseguito, bensì ciò che di volta in volta può saziarci, ciò che è utile, ciò che può allievare o illuderci di eliminare le tante scomodità che la vita presenta.

L’ultimo mezzo secolo dell’Occidente sembra improntato ad affermare una sola cosa: non esistono il bene ed il male, non esiste nessuna Verità assoluta, ognuno può coltivare la propria ricetta di felicità, tutto è relativo.

Questa ricerca esistenziale, appare inutile, superflua alla nostra epoca ipertecnologica, ed al più è consentito ai bigotti che proprio vogliono insistervi di trattenere le proprie convinzioni all’interno di una evanescente coscienza senza poter esprimere publicamente tanto retrogradi pensieri convinzioni o superstizioni.

Benedetto XVI con la solita lucidissima genialità illustra questo fenomeno dinanzi al Parlamento tedesco; lo affronta soprattutto con riguardo alla politica ed al diritto, affermando come non ogni legge sia giusta in sé ma come la legge sia giusta quando si ponga in conformità al diritto naturale, accessibile razionalmente.

Papa Ratzinger afferma che il binomio natura-ragione sia in grado di guidare l’uomo nel discernere ciò che è bene da ciò che è male, sollecitando la nostra società a perseguire questa ricerca, laddove il mero criterio della maggioranza, sia essa prettamente politica o a livello di cultura dominante, non può in alcun caso ritenersi efficace.

Già, natura e ragione. L’intelletto, un cuore docile, sono capaci di farci comprendere leggi che la natura porta scolpite in sé: che ogni bambino abbia il diritto ad avere un padre uomo ed una madre donna certi, mentre un uomo ed una donna (o men che meno due uomini o due donne, o una donna sola e sessantenne) non hanno diritto ad avere un figlio: la vita è un dono; che la vita concepita nel grembo materno ha il diritto di venire alla luce non meno di quanto lo abbiamo avuto noi che oggi possiamo ucciderlo (aborto); che porre fine alla vita sofferente è un male, come ad accelerare un ciclo naturale di cui risulta insostenibile la fine.

Se il re Salomone chiede al Signore la Sapienza, la Bibbia ci offre anche un altro episodio che tanto si addice all’Europa ed all’Occidente tutto, affaticati nel rinnegare la preziosa eredità lasciatagli dalla Storia.

«I due bambini crebbero; Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, e Giacobbe un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto. Rebecca invece amava Giacobbe.
Or mentre Giacobbe faceva cuocere una minestra, Esaù sopraggiunse dai campi, tutto stanco. Esaù disse a Giacobbe: «Dammi per favore da mangiare un po' di questa minestra rossa, perché sono stanco». Perciò fu chiamato Edom.
Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura». Esaù disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?» Giacobbe disse: «Prima, giuramelo». Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò, e se ne andò. Fu in questo modo che Esaù disprezzò la primogenitura». (Gen. 25, 27-34)

Riprendiamo il discorso dall’inizio: pensate per un attimo di poter chiedere all’Altissimo una sola cosa ma qualsiasi cosa; pensate di poter realizzare il vostro sogno, il vostro desiderio massimo che valga l’intera esistenza: cosa chiedereste?

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