Blackout Catania. È un Natale amarissimo
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Blackout Catania. È un Natale amarissimo

CITTADELLA-CATANIA 3-2
3', 54', 59' Sgrigna (CI); 79', 84' rig. Calaiò (CA)

CITTADELLA (4-3-3): 22 Valentini; 4 De Leidi, 5 Pellizzer, 13 Scaglia, 3 Barreca; 8 Rigoni, 17 Busellato (dal 74' Benedetti), 23 Paolucci, 11 Minesso (dal 65' Pecorini), 10 Sgrigna (dal 60' Gerardi), 7 Coralli. A disposizione: 1 Pierobon, 18 Donazzan, 25 Cappelletti, 29 Amato, 16 Benedetti, 2 Pecorini, 24 Palma, 20 Mancuso. 9 Gerardi. All. Foscarini

CATANIA (4-3-3): 1 Frison; 28 Parisi, 5 Rolin, 3 Spolli, 33 Ramos; 20 Chrapek, 21 Rinaudo, 8 Escalante (dal 55' Castro); 11 Leto (dal 55' Rossetti), 17 Çani (dal 63' Calello), 9 Calaiò. A disposizione: 22 Terracciano, 16 Calello, 19 Castro, 27 Jankovic, 32 Gallo, 25 Piermarteri, 41 Scapellato, 7 Marcelinho, 34 Rossetti. All. Pellegrino

Arbitro: Maresca di Napoli

Ammoniti: Rinaudo (2), Escalante, Rolin, Spolli (CA); Minesso, Barreca, Benedetti, Gerardi (CI)

Espulsi: Rinaudo, Chrapek, Leto, Spolli, Pellegrino (CA)


Certo che peggio di così non poteva proprio andare. Una Caporetto senza precedenti che consegna ai tifosi etnei una squadra in zona playout, senza nerbo e senza anima.
Sotto di tre reti contro il Cittadella, che non vinceva da sedici turni di campionato, il Catania ha una reazione nel finale, accorciando le distanze e portandosi sul 3-2. Bagarre finale con i rossazzurri che chiudono la gara in otto uomini e rimediano due espulsioni anche dalla panchina (Leto e Maurizio Pellegrino).


Un merito, al Catania, però bisogna riconoscerglielo. La straordinaria capacità di riabilitare giocatori finiti e squadre allo sbando, esaltando modelli tattici avversari superati e sparagnini, rimanendo in inferiorità numerica quando non ne basterebbero dodici, di uomini in campo, per ribaltare l'esito di una gara gestita malissimo.

Il Catania di Cittadella è un disastro. Va sotto dopo appena tre minuti di gioco, sotto il colpo di un indemoniato Sgrigna che supera agevolmente uno spaesato Rolin, troppo morbido al contrasto, che infila Frison con un preciso diagonale portando i suoi in vantaggio e firmando la quinta rete stagionale. Di una reazione etnea, nemmeno l'ombra, anzi. L'undici di Pellegrino accusa il colpo e concede metri e mentalità agli avversari che potrebbero raddoppiare appena due minuti più tardi, ma l'estremo difensore rossazzurro è bravo a respingere in tuffo il colpo di testa di Coralli. I granata continuano a macinare gioco e al 12' mettono i brividi dagli etnei con Paolucci che spedisce il pallone di poco a lato dalla porta difesa da Frison. La prima vera conclusione in porta dei rossazzurri arriva solo al minuto trentasette ma il tiro di Chrapek, debole e centrale, è facile preda di Valentini. Poco altro fino alla chiusura del primo tempo, se non un paio di pericolose incursioni dei locali che non vanno a buon fine. L'avvio della ripresa è traumatico, al pari dell'inizio della gara. Siamo al minuto cinquantuno quando Rinaudo riceve il secondo giallo per un ingenuo fallo di mano, lasciando i suoi in inferiorità numerica e spianando la strada agli avversari. Tre minuti più tardi il Cittadella potrebbe raddoppiare con De Leidi che di testa manca la rete di un soffio. Poco male, per i granata, giacché il gol arriva una manciata di secondo dopo con Sgrigna. Il doppio passivo è per il Catania una punizione severa ma meritata, perché i rossazzurri non sono mai riusciti a trovare il bandolo della matassa, costruendo pochissimo in avanti nonostante un tridente offensivo. Maurizio Pellegrino richiama in panchina un impalpabile Leto ed Escalante, chiamando un causa Rossetti e Castro rispettivamente. Il peggio, però, deve ancora arrivare. E si materializza al 59' quando Sgrigna, abile a giocare sulla linea dell'offside, mette a segno la tripletta personale. Il Catania si riorganizza - tardivamente - con Çani che si accomoda in panchina per far posto a Calello. Col morale sotto i tacchi, ma spinto da un ritrovato Castro, i rossazzurri accorciano le distanze per mezzo di Calaiò, che impatta bene di testa su traversone di Parisi. Una manciata di minuti più tardi, all'84', lo stesso attaccante rossazzurro porta a corsia ulteriormente il passivo, trasformando il penalty che era stato accordato da Maresca per fallo di Barreca su Rissetti in area di rigore granata. I restanti minuti di gioco, compresi i cinque di recupero concessi dal direttore di gara, non bastano al Catania per acciuffare un insperato pareggio ma sono sufficienti agli etnei per scrivere una delle pagine più penose della recente storia rossazzurra. Che ci racconta di quattro espulsi (che raggiungono Rinaudo negli spogliatoi) che mortificano l'immagine di una gloriosa Società sportiva, già ferita dagli insuccessi sportivi ed adesso calpestata nell'anima.

Nessuna delle più pessimistiche previsioni avrebbe potuto immaginare un Natale più amaro. La disfatta di Cittadella va ben oltre la sconfitta maturata sul terreno di gioco - preventivabile, considerato il rendimento esterno dei rossazzurri - e consegna ai sostenitori catanesi una squadra senza governo e senza identità. Incapace di gestire le proprie prestazioni e la propria immagine.
La disfatta di Cittadella, vista con altri occhi, potrebbe però consistere in una grande opportunità per il Presidente Pulvirenti, costretto adesso a ripartire da zero una volta che si è toccato il fondo. Per riuscirci, i tifosi chiedono senza mezzi termini le dimissioni di Pablo Cosentino, amministratore al quale è stata accordata piena ed incondizionata fiducia in estate ma che gli stessi sostenitori individuano come principale artefice del tracollo della Società di Via Magenta, da un punto di vista sportivo e della comunicazione. Sul banco degli imputati anche il Prof. Ventrone, preparatore atletico giunto all'apice della fama con i bianconeri di Torino ma che ha nel proprio curriculum anche delle discusse e cocenti delusioni. Ultima collezionata, un anno addietro in Corsica, all'Ajaccio di Fabrizio Ravanelli. La Società, su Ventrone e il suo cospicuo staff, ha investito parecchio in termini di immagine ed economici, considerate le cortese apparecchiature messegli a disposizione a Torre del Grifo. Un flop, a detta dei tifosi, che gli attribuiscono le responsabilità degli innumerevoli infortuni di natura muscolare che affliggono la rosa rossazzurra. Supposizioni che acquistano credibilità alla luce dei metodi di allenamento durissimi e dei recenti litigi interni allo spogliatoio culminati con le dimissioni (indotte) del tecnico Sannino.

Per Il Presidente Pulvirenti, dunque, una grande possibilità. Quella di fare un resoconto che non è più procrastinabile a maggio, ma che occorre stilare nel più breve tempo possibile, considerato che la riapertura delle liste dei trasferimenti è prossima e tanti sono i movimenti in entrata (ma anche in uscita) che si sono resi necessari.
Tra tre giorni l'ultima sfida dell'anno contro la capolista Carpi, non più meteora del campionato cadetto ma splendida e sorprendente realtà del torneo. Con un 4-0 che non ammette repliche l'undici di Castori si è imposto sul Perugia, portando a nove le lunghezze di distanza dal terzetto ci posto da Frosinone, Livorno e Bologna, seconde forze della cadetteria. Per il Catania si allontana ulteriormente la zona playoff, adesso distante otto punti, e si aprono le porte dei playout, che se il campionato finisse qui, andrebbero disputati contro il Crotone.

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