Calcio, Gennaro Monaco: ‘Osservatore del Catania grazie a Pulvirenti!’
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Gennaro Monaco, ex difensore rossazzurro

Calcio, Gennaro Monaco: ‘Osservatore del Catania grazie a Pulvirenti!’

Napoletano di nascita, catanese d’adozione
In vista della sentitissima sfida del “Massimino” tra Catania e Napoli riecco l’ex rossazzurro Gennaro Monaco, napoletano di nascita ma catanese d’adozione. Difensore arcigno, nonché personaggio assai carismatico al quale sono legati tanti ricordi ed aneddoti di un Catania di qualche anno fa. Un Catania che prepotentemente abbandonava le serie minori dopo lunghissimi anni bui, fatti di delusioni e soprusi. Sessanta presenze e due reti (contro Sora e L’Aquila) nelle quattro annate vissute in rossazzurro a due riprese: 1998/99 in C2 e dal gennaio 2001 al giugno 2003 tra C1 e serie B. Un score di rilievo per un calciatore, un uomo, che si è innamorato perdutamente del Catania e di Catania.

Nell’estate del 2002 firmasti un contratto che ti legava alla società rossazzurra per ben 37 anni. Un record! Conti alla mano sono rimasti altri 27 anni, ma a Catania non ti vediamo da tempo. Che fine ha fatto Gennaro Monaco ?
“Purtroppo ho avuto diversi problemi di famiglia che mi hanno ‘costretto’ a lasciare Catania. Inoltre, la scorsa stagione ho allenato la Palmese (Eccellenza campana, ndr) ottenendo dei buoni risultati. Da ferragosto, però, faccio nuovamente parte del ‘mio’ Calcio Catania, con il ruolo di Osservatore dei giovani per la Campania. Ringrazio sentitamente il grande Presidente Nino Pulvirenti, Sergio Gasparin e Pippo Bonanno per avermi dato l’opportunità di tornare a far parte della ‘famiglia rossazzurra’. Ormai da qualche mese lavoro per la società etnea, anche se ancora manca l’annuncio ufficiale. Mi dedico prettamente a visionare i giovani nelle varie scuole calcio campane, sperando di scovare qualche ‘scugnizzu buono’ da portare al Catania. Ce ne sono tanti in giro. Roberto Insigne (fratello del partenopeo Lorenzo) è molto promettente: è un ’94 molto tecnico e veloce, tutto sinistro”.

Calcisticamente sei cresciuto nelle giovanili del Napoli. Quali ricordi conservi di quel periodo?
“Anche se non ho mai disputato una partita ufficiale con la prima squadra conservo dei ricordi bellissimi. Tra il 1980 e il 1986 ho fatto parte del N.A.G (Nucleo Addestramento Giocatori) della società azzurra. Tra i miei compagni di allora c’erano anche Ciccio Baiano e Ciro Ferrara. Il ricordo più bello è legato al primo allenamento di Diego Armando Maradona con la maglia del Napoli. Era il 1984. Mister Sandro Abbondanza mi disse: ‘Gennarino, se tocchi questo ci buttano fuori tutti e due!’Così, per evitare problemi, mi schierò nella stessa squadra di Diego. Io mi fermai e restai ad ammirare le sue delizie. Era una ‘palla magica’. Aveva 24 anni, proprio nel pieno del suo splendore. In molti, dopo la partitella, si accostarono per fare una foto ricordo con lui. Ma io, per grande educazione, non osai chiedere tanto, non avevo la faccia tosta di altri. Oggi, però, riconosco che è un rammarico non aver la foto con Maradona proprio nel giorno del suo primo allenamento napoletano…”

Parliamo della tua esperienza catanese: 60 presenze distribuite tra C2, C1 e serie B
“Sessanta ma dall’intensità di sei anni. Periodi bui che, però, hanno creato le basi per il Catania di oggi. I ricordi sono tantissimi e sono vivi ancora adesso. Ho tante foto che porto nel cuore. La promozione in C1 del 1999 è il ricordo più bello, con 30mila catanesi sugli spalti del “Cibali” (oggi Massimino, ndr) nelle gare contro Messina e Juveterranova. A quel tempo non riuscivo a capacitarmi del fatto che una città come Catania, con quella tifoseria calda ed appassionata, si potesse trovare in quella serie. Posso dire di aver vissuto a Catania come pochi giocatori hanno fatto. Sono riuscito ad identificarmi nel catanese come persona e a sentirmi uno di loro. Spesso e volentieri ho seguito le partite allo stadio insieme ai tifosi rossazzurri. Ero in curva nella finale play off contro il Taranto nel 200. Ero nel settore ospiti del “Barbera”, insieme ai 4mila tifosi catanesi, nel giorno del pesantissimo 5-0 (4-4-2004, ndr). Affrontai quella trasferta insieme agli ‘Irriducibili’ di Picanello. Ricordo che, dopo la partita, passammo per le strade di Palermo e tutti i palermitani ci mostrarono il ‘cinque’ con la mano. Che rabbia! Adesso, però, sono loro a soffrire perché contro di noi perdono sempre! Non si vede spesso un giocatore che va in curva che canta e saltella con gli altri tifosi. Sono cose che devi avere dentro! Catania è la mia squadra del cuore e viene al di sopra di tutti e di tutto”.

Sei ancora in contatto con qualche ex compagno di squadra ?
“Si, certo. Ciccio Bifera, Luca Lugnan, Igor Marziano e l’amico Pietro Tarantino, ovvero il mio ‘angelo custode’: prendeva sempre le mie difese in campo dopo gli scontri con gli avversari. È sempre un piacere sentirli. Insieme abbiamo vissuto dei momenti bellissimi proprio nel momento in cui il Catania stava costruendo le basi per il futuro. Io mi ritengo fortunato per aver vissuto concretamente i passaggi più importanti: prima con la famiglia Massimino, poi con quella Gaucci ed adesso con il grande Pulvirenti. Prima di essere Presidente è un catanese innamorato della sua squadra, come un vero tifoso. Nel periodo di Acireale ricordo che ogni domenica, al termine delle nostre partite, chiedeva sempre cosa avesse fatto il Catania. Il suo sogno era la presidenza rossazzurra ed io ho intenzione di rimanere a vita con lui ”.

L’allenatore che ti ha dato di più?
“A livello umano mister Pierino Cucchi. Perse un figlio in giovane età (Enrico, ex Inter, ndr) e anche per questo ci considerava come se fossimo tutti figli suoi: un esempio di cordialità ed educazione. A livello calcistico mister Toshack, un fautore del possesso palla e dei ‘due-tocchi’. Dal punto di vista tattico mister Colantuono, soprattutto nella cura della fase difensiva. Ricordo con piacere anche mister Guerini che riuscì a creare un gruppo fantastico. Io avevo il compito di ‘mettere ordine’ all’interno dello spogliatoio. Per non parlare dell’anno in serie B (2002/03) dove mi toccò tenere a bada diverse ‘teste calde’ che guadagnavano miliardi”.

Cosa pensi del progetto-Catania?
“Ho delle bellissime sensazioni. Innanzitutto, il centro sportivo di Torre del Grifo è un gioiello a livello mondiale. È un vanto per tutta la Sicilia, proprio perché anche i cittadini catanesi possono usufruire di questa grande struttura. Dal punto di vista tecnico, il Catania è una squadra che, oltre ad avere molta qualità, possiede lo spirito battagliero tipico del catanese. Dobbiamo tenerci stretta questa serie A, perché ogni salvezza ottenuta ha il valore di uno scudetto”.

Che partita sarà Catania-Napoli?
“Il Napoli non è quello che la scorsa stagione prese sottogamba il Catania, giocando con diverse seconde linee (vedi i vari Santana, Fernandez e Fideleff). Sarà una partita molto difficile, nella quale noi (il Catania, ndr), dovremo essere bravi a non lasciare spazi ai loro ‘4 fenomeni’ Cavani, Pandev, Hamsik ed Insigne, ed a ripartire in contropiede. Col cuore dico che finirà 2-2, ma noi non molleremo di un centimetro…

Una sfida del genere tu l’hai giocata, anche se al “San Paolo” …
“Giocammo davanti a 60mila napoletani. Che ricordi! Giocammo molto bene e riuscimmo a creare diverse occasioni da rete con Fini, Taldo, Oliveira. Alla fine, però, perdemmo per 1-0 su calcio di rigore contro un Napoli tutt’altro che trascendentale e con Vidigal che giocava a pallavolo... Quello era un Napoli ‘voluto bene’ dalla Federazione, diciamo così. Il Catania, invece, non era tanto amato dai vertici, probabilmente a causa delle varie polemiche coi Gaucci”.

Dal Vesuvio all’Etna. Napoli e Catania sono due città molto simili, con le due tifoserie legate da una bella amicizia…
“Catania è una ‘piccola Napoli’, ma molto più vivibile: è un’oasi. A Napoli, invece, siamo troppi e questo crea disordine. Prima o poi ritornerò a vivere a Catania, l’ho già detto anche a mia moglie, è una promessa che voglio mantenere”.

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