Cassazione, il datore di lavoro ha il dovere giuridico di assicurare le condizioni di sicurezza del cantiere

Un lavoratore si frattura la gamba sinistra cadendo, durante i lavori di ristrutturazione di un fabbricato, da un “timpano” che, secondo la tesi dell’
accusa, non era stato puntellato per cui era crollato travolgendo il lavoratore.

La Corte di Appello di Trieste, riformando la pronuncia di primo grado, aveva assolto il legale rappresentante della società datrice di lavoro dal reato di lesioni colpose con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il giudice di appello, premesso che il profilo di colpa addebitato dal primo giudice all’imputato riguardava il mancato puntellamento del timpano, ha rilevato che dagli atti tale omissione non era emersa con la necessaria certezza, per cui, al dubbio sull’unica circostanza di fatto sulla quale il primo giudice aveva fondato l’affermazione di responsabilità dell’imputato, non poteva che conseguire una decisione assolutoria.

Avverso tale pronuncia aveva promosso ricorso per Cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Trieste, deducendo che il giudice di appello avrebbe concentrato la propria attenzione su un solo aspetto dell’accusa, ovvero su quello relativo alla messa in opera di interventi di sostegno del muro sul quale si stava lavorando e avrebbe ignorato gli altri profili di colpa, individuati nell’assenza di condizioni di sicurezza del cantiere che il datore di lavoro aveva il dovere di assicurare. Pertanto, oggetto della questione non era quello di accertare se al puntellamento del muro si era provveduto, ma in che modo lo stesso era stato eseguito, visto che il manufatto era crollato.

Con la recente sentenza n. 33310/2012, la Suprema Corte ha accolto il ricorso.
La Corte ha osservato che l’attenzione del giudice di appello si è concentrata solo sul possibile mancato puntellamento del “timpano”, ma v’erano altri aspetti da approfondire, ovvero l’assenza di condizioni di sicurezza del cantiere che il datore di lavoro aveva il dovere di assicurare. Pertanto, oggetto della questione non era quello di accertare se al puntellamento del muro si era provveduto, ma in che modo lo stesso era stato eseguito, visto che il manufatto era crollato.

Nel capo d’imputazione sono state rilevate nella condotta dell’imputato, in quanto datore di lavoro dell’operaio infortunato, profili di colpa specifica, oltre che generica, individuati, i primi, oltre che nel mancato consolidamento delle strutture interessate ai lavori, anche nel non avere adeguatamente pianificato gli interventi di demolizione dell’immobile al fine di prevenire il rischio dì incidenti. Come per la tesi d’accusa, quindi, la responsabilità dell’infortunio doveva essere attribuita al datore di lavoro non solo per non avere lo stesso proceduto al consolidamento provvisorio delle strutture che avrebbero dovuto essere conservate, ma anche per non avere predisposto un piano organizzativo dei lavori che garantisse la loro esecuzione in piena sicurezza .

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