Catania-Atalanta: presentazione della gara

Catania-Atalanta: presentazione della gara

Arrivederci…
Diciassette settembre 2006, Catania-Atalanta 0-0: prima partita in Serie A al “Massimino” sotto la presidenza di Nino Pulvirenti. Duemilaottocento giorni più tardi Catania dice arrivederci alla serie A affrontando proprio la Dea nerazzurra nel vecchio e caro impianto situato in quel di Cibali. Bizzarrie del calendario. Bizzarrie che abbracciano otto anni indimenticabili, pieni di soddisfazioni, record, momenti esaltanti ma, a volte, anche drammatici. Il pallone gira, nella sua giostra di emozioni infinite. L’agognata vittoria esterna giunta a Bologna, resa amara dai prevedibili successi di Sassuolo e Chievo, ha sentenziato il ritorno in Serie B dei rossazzurri. Quella certezza matematica, “attesa” per buona parte del girone di ritorno, che nelle ultime settimane sembrava potersi trasformare in qualcosa di diverso. In quel clamoroso “colpo di coda” in extremis capace di sovvertire una sentenza già scritta. L’ennesima illusione che si tramuta in delusione: il leitmotiv della stagione rossazzurra 2013/14.

Con la consapevolezza del ritorno in cadetteria il Catania di Maurizio Pellegrino ospita al “Massimino” l’Atalanta dell’ex Stefano Colantuono (presente sulla panchina bergamasca anche in quel lontano 17 settembre 2006). Partita da fine stagione, di commiato, priva di interessi di classifica: nerazzurri tranquilli a metà classifica, reduci dal prestigioso successo nel derby lombardo contro il Milan, senza obiettivi e senza motivazioni degne di questo nome. Una gara sostanzialmente inutile che il Catania, comunque, ha il compito di vincerla per diversi motivi. In primis bisogna salutare degnamente il Popolo Rossazzurro del “Massimino”, regalandogli una gioia che, seppur minimamente, riesca a smorzare la tanta delusione (e rabbia) accumulata nel corso di questa annata. In secondo luogo una vittoria sulla Dea permetterebbe alla formazione etnea di chiudere al terzultimo posto: la piazza “d’onore” del podio al contrario. Altro motivo interesse potrebbe esser rappresentato dalla possibilità di vedere all’opera qualche giovane prodotto della “cantera rossazzurra” in vista della prossima stagione.

Sottigliezze, niente di più, per l’ultimo atto di una stagione maledetta da archiviare al più presto; magari cancellandola con un pronto riscatto nel prossimo campionato cadetto. Proprio per questo la partita contro l’Atalanta deve essere interpretata come un arrivederci e non come un addio. Spirito positivo, smarrito nelle balorde domeniche di questo torneo, da ritrovare e forgiare quanto prima per ritornare a ricalcare quel paradiso temporaneamente abbandonato. Arrivederci, Serie A!

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