Catania-Messina 2-1: Rotto l’incantesimo
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Calil torna al gol dopo quasi due mesi.

Catania-Messina 2-1: Rotto l’incantesimo

E menomale che si è vinto. Tenendo in considerazione i risultati di giornata delle concorrenti nella lotta per scansare i playoff e la caratura e le motivazioni del prossimo avversario (il Foggia di De Zerbi in lotta per la promozione), se oggi Andrea Russotto non avesse finalizzato alla perfezione l’azione del 2-1 sarebbero stati guai e dolori. Meglio così, dunque, e adesso finalmente i sostenitori potranno tirare il fiato e, approfittando della parentesi pasquale, godersi dieci giorni di pseudo-tranquillità, grazie al piazzamento da salvezza (13° posto) raggiunto quest’oggi in virtù della contemporanea sconfitta del Monopoli. Le sconfitte rimediate anche da Melfi, Ischia e Martina Franca tengono a distanza di sicurezza le altre rivali di fondo classifica e adesso sarebbe opportuno fare la corsa su chi sta immediatamente davanti, quel Catanzaro che ha approfittato in questa giornata del “bonus” Lupa Castelli Romani che, facendo i dovuti scongiuri, dovrebbe essere sfruttato dai rossazzurri tra due turni.

Il rilancio di Castiglia rende necessaria la conferma del 4-3-3
Tre i cambi nell’11 titolare proposti da Francesco Moriero rispetto alla formazione schierata nell’infausto derby agrigentino. In difesa recupera Bastrini e viene preferito sia a Ferrario che a Pelagatti, entrambi insufficienti nelle ultime uscite; in mediana Agazzi torna in panchina restituendo il posto da titolare a Musacci; davanti rientra dalla squalifica Russotto e prende il posto di Bombagi, a sua volta squalificato per due giornate dopo l’espulsione rimediata all’Esseneto. Sebbene in partenza la posizione avanzata di Castiglia, mandato in avanscoperta sul portatore di palla avversario, faccia pensare ad un 4-2-3-1 con l’ex Como nell’atipica posizione di trequartista, col passare dei minuti lo schema predisposto da Moriero va prendendo sempre più le forme del 4-3-3 schierato già ad Agrigento. E’ evidente che il tecnico - non potendo contare contemporaneamente su Russotto e Bombagi, e volendo rilanciare un elemento dalle caratteristiche fisiche e tattiche importanti come Castiglia - stia tornando sui propri passi rispetto alle intenzioni palesate nelle prime due settimane sulla panchina etnea.

Con un po’ di fortuna si fa fronte alle lacune tecniche e psicologiche
In realtà il ritorno allo schema di “pancariana” memoria non sortisce gli effetti sperati nella prima parte del derby col Messina, sulla falsa riga di quanto già “ammirato” contro l’Akragas. La squadra subisce il possesso palla, peraltro gradevole ed insistito, sciorinato dal centrocampo peloritano, e non riesce a recuperare il pallone con facilità. Quando lo fa le idee per ripartire in avanti e costruire azioni offensive sono poche e confuse. Di positivo c’è che, a fronte delle difficoltà palesate da Garufo e Nunzella contro gli esterni avversari, il trio Liverani-Bergamelli-Bastrini riesce a disinnescare i temibili Gustavo e Tavares. Poi finalmente la buona sorte, dopo tempo immemore, si gira dalla parte del Catania e su un lancio ciabattato di Nunzella la difesa messinese va in tilt e concede a Calil lo spazio per posizionarsi in modo tale da guadagnare il calcio di rigore, fischiato (stavolta senza ripensamenti) dal positivo direttore di gara odierno Piccinini. La trasformazione della massima punizione funge da farmaco ricostituente per la squadra etnea che riprende a giocare scrollandosi di dosso quel blocco emotivo che la paralizzava in precedenza.

La svolta arriva dalla panchina
L’effetto del farmaco, però, si esaurisce dopo i primi minuti della ripresa. Il Messina non intende recitare la parte della vittima sacrificale ed è sufficiente che la palla galleggi sulla trequarti e finisca sui piedi di Gustavo e Tavares per mettere in apprensione le migliaia di spettatori accorsi oggi al “Massimino” senza curarsi degli scioperi proclamati da una parte del tifo organizzato. I rossazzurri arretrano prematuramente il proprio baricentro e come se non bastasse sprecano con Castiglia l’occasione del possibile raddoppio. Gol mangiato, gol subito: tre minuti dopo Giorgione trova fin troppo spazio sulla destra, fin troppa accondiscendenza da parte di Falcone, ed effettua un traversone che coglie impreparata la difesa etnea (in particolar modo Garufo e Bergamelli) e permette a Gustavo di realizzare quasi indisturbato un pareggio meritato per quanto visto sino a quel punto del match. Il Catania subisce il colpo, in particolar modo Russotto che sembra barcollare senza meta. Dagli spalti si succedono accorati inviti nei confronti di Moriero, il quale dopo una decina di minuti di riflessione e di nulla cosmico prodotto dai suoi, dà la scossa: fuori Di Cecco e Falcone, dentro Calderini e Lupoli. Si passa al 4-2-4, e vengono sacrificati il miglior mediano e l’esterno offensivo più in palla. In compenso, il segnale trasmesso alla squadra è chiaro: bisogna attaccare, anche alla rinfusa, ma è obbligatorio provare a portare a casa i tre punti. La mossa è azzeccata: i ragazzi in maglia rossazzurra, più con il cuore che con la testa, si riversano in avanti, e dopo soli cinque minuti trovano il liberatorio gol del nuovo vantaggio. E’ Castiglia a lanciare in profondità Lupoli e Russotto. Quest’ultimo batte sul tempo il suo stesso compagno di squadra, mantiene lucidità e freddezza e castiga Berardi in uscita, dando un senso alla scelta del proprio allenatore, che lo aveva lasciato in campo contravvenendo alle istanze della “platea”. L’intenso e teso finale non produce grossi pericoli e al fischio finale del sig. Piccinini squadra, società, allenatore, tifosi (presenti e non) possono tirare un sospiro di sollievo.

Aspettando il Foggia, vietato rilassarsi
Adesso, come dicevamo, una salutare pausa. Che è tale però soltanto per i sostenitori, perché il gruppo non può certo abbassare la guardia. Lunedì 4 Aprile il Catania sarà di scena infatti a Foggia, contro la compagine allenata dall’ex De Zerbi che, dopo aver fatto stropicciare gli occhi nel girone d’andata, ha tirato un po’ il fiato, ma è reduce da due vittorie consecutive che la mantengono in corsa per il sogno promozione diretta (-6 dal Benevento). Senza dimenticare che la presenza di Lecce, Casertana e Cosenza nei quartieri alti della graduatoria non garantisce ai pugliesi, al momento, neanche la certezza dei playoff. “Satanelli” obbligati a vincere dunque, mentre gli etnei dal loro canto sono obbligati a non perdere e sperare che Messina e Cosenza facciano il loro dovere rispettivamente contro Catanzaro e Monopoli. Ci proveranno nonostante l’assenza per squalifica di capitan Calil (un peccato, proprio dopo essersi sbloccato dopo due mesi di digiuno) e di Bombagi. Recupero di Plasmati permettendo, potrebbe essere l’occasione giusta di rilancio per Arturo Lupoli. Chiunque scenderà in campo avrà il dovere di invertire la tendenza delle ultime trasferte, le cui scorie pesano ancora nonostante la vittoria odierna.

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