Catania-Monopoli 0-0: Trattenuti
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Inutile il rigore conquistato da Luigi Falcone

Catania-Monopoli 0-0: Trattenuti

L’operazione sorpasso non riesce. Il Catania sbatte contro il muro egregiamente eretto da Massimiliano Tangorra, mister del Monopoli, e sale a quota 19 punti: un punto sotto i biancoverdi, un punto sopra la zona playout. La “chimera” playoff è al momento distante 13 punti. Si tratta, tra l’altro, del secondo 0-0 consecutivo, molto più grave rispetto a quello maturato ad Andria perché oggi si giocava tra le mura amiche e contro una diretta concorrente nella lotta per la salvezza. Eppure, al netto del malcontento che inevitabilmente serpeggia nell’ambiente, va detto che tra tutte le ultime uscite quella odierna è quella in cui si è intravisto quel barlume di cambiamenti sotto il profilo tattico che da tempo invochiamo, e la prestazione è stata complessivamente superiore rispetto a quella delle ultime uscite, vittoria contro la Paganese compresa (contro i campani il Catania creò molto meno ma fu favorito dalla difesa di burro schierata da Grassadonia, costretto in tal senso dalle squalifiche di giornata).

Gioco più fluido, ma latitano le verticalizzazioni
Anche nel solito 4-3-3 schierato a inizio partita da Pancaro abbiamo potuto intravedere dei correttivi che hanno reso più imprevedibile e fluido, perlomeno nei primissimi minuti, il gioco della formazione etnea: ci riferiamo alla posizione leggermente accentrata degli esterni d’attacco, soprattutto Russotto, che ha permesso di al mediano di turno (Agazzi) di verticalizzare con maggior frequenza e allo stesso Russotto di giocare più a supporto di Calil, con delle combinazioni che consentivano l’apertura di varchi interessanti sulle fasce. Il correttivo è stato però compromesso dalla scarsa vena realizzativa dei ragazzi in maglia rossazzurra (clamorosa l’occasione sciupata da Falcone su cross da Garufo) e sul solito e cronico isolamento di Calil, amplificato dalla difesa a 5 (con tre difensori centrali in marcatura sul n°9) schierata da Tangorra. Un accerchiamento che avrebbe potuto quantomeno agevolare gli inserimenti delle mezzali, ma Scarsella si è limitato ad un colpo di testa, scomparendo dal match come accade ormai spesso, mentre Di Cecco è parso più pimpante ma non il guizzo da incursore. Inoltre lo stesso Agazzi sembra ancora non sufficientemente maturo, dal momento che rischia il lancio lungo in verticale pochissime volte, scegliendo nella maggior parte dei casi l’apertura sulla fascia, dove il gioco del Catania diventa poi sin troppo prevedibile ed arginabile.

4-4-2 da provare dal 1° minuto, con Scarsella in panchina
Dopo i primi dieci minuti del secondo tempo, Pippo Pancaro ha poi mostrato una seconda “novità”: l’ingresso di Plasmati con notevole anticipo rispetto a ciò a cui siamo ormai abituati, col passaggio ad un 4-2-4 attraverso il quale gli etnei hanno continuato a dominare l’incontro, sotto il profilo del possesso palla e della ricerca del gol. Il cambio di modulo ha reso più pericolosi gli attacchi tentati dagli esterni (non a caso dalle fasce sono scaturite tutte le migliori occasioni, rigore guadagnato da Falcone compreso) ma il Catania ha pagato la scarsa sintonia tra i terzini e le ali ed una prestazione particolarmente apatica del proprio miglior giocatore, quel “Tano” Calil che nonostante la presenza di Plasmati in area di rigore ed una marcatura meno asfissiante non è riuscito a salire in cattedra e prendere in mano le redini della squadra, sbagliando poi, come se non bastasse, il rigore della possibile vittoria. Col senno di poi è facile sbilanciarsi in giudizi, ma non lo diciamo certo da oggi che il 4-3-3 non è più il modulo adatto a questa squadra e sembrerebbe opportuno provare a iniziare le partite con una punta in più e lavorare in misura maggiore sulle verticalizzazioni. Inoltre, l’ennesima prova opaca offerta da Scarsella legittima la necessità di un rientro forzato di Castiglia nell’11 titolare, e perché no del lancio del giovane Pessina che a partire da domani firmerà il contratto con la società di via Magenta.

Cosenza occasione per spegnere sul nascere i malumori dell’ambiente
L’epilogo del match odierno al “Massimino” ha segnato una nuova frattura tra una parte della tifoseria e la squadra allenata da Pancaro. Che ci sia un aperto contrasto tra buona parte della piazza e l’attuale patron è ampiamente giustificato dai disastri e dalle cadute di stile (eufenismo) della precedente dirigenza; che ciò avvenga anche coi giocatori è invece un pericolo da scongiurare, per il bene e nell’interesse di tutti. La squadra deve certamente capire che il pubblico rossazzurro proviene da annate infernali e i fischi dopo un pari contro il Monopoli sono ampiamente fisiologici per una piazza che due anni orsono incontrava tra le mura amiche la Fiorentina di Vincenzo Montella. I tifosi a loro volta, senza nulla togliere alle recriminazioni per le operazioni di mercato, per le scelte del tecnico e per le prestazioni non sempre all’altezza dei giocatori, non devono dimenticare le notevoli difficoltà che questo gruppo ha dovuto affrontare sin dall’inizio della stagione e riconoscere che i 29 punti conquistati sul campo e l’attuale posizionamento in zona salvezza, pur non essendo comunque all’altezza del blasone e delle ambizioni di un club come il Catania, rappresentano un traguardo che merita rispetto. Un principio di contestazione a questo punto della stagione potrebbe produrre tutt’altro che conseguenze positive, se indirizzato ai giocatori. Questi ultimi possono comunque “ricucire” subito, andando a giocarsi la partita sabato sera al “San Vito” di Cosenza contro la formazione di Roselli, lanciatissima in orbita playoff. Chi l’avrebbe detto, dopo la prestazione catenacciara offerta dai calabresi nella partita d’andata? Eppure, anche se con una partita in più, gli etnei senza penalizzazione avrebbero soltanto un punto in meno dei rossoblù. E delle prime sei in graduatoria Calil e compagni hanno sconfitto finora solo il Matera (durante la pessima gestione Dionigi). L’occasione per un cambio di passo è ghiotta: ragazzi, non lasciatevela scappare!

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