Catania-Roma 4-1: commento "a caldo"
CalcioCatania.com
Capitan Izco, prima doppietta in Serie A per lui.

Catania-Roma 4-1: commento "a caldo"

Incommentabile
Il campionato di Serie A dell’anno di grazia 2013/2014, con riferimento particolare alle partite e alle vicende del Calcio Catania, è ufficialmente incommentabile. A due giornate dalla fine ci troviamo ancora qui, a scrivere di una squadra che, nella peggiore delle ipotesi (cioè nel caso in cui il Sassuolo riuscisse a fare bottino pieno al “Franchi” contro la Fiorentina) si troverebbe a -4 dalla zona salvezza (-5 per via della classifica avulsa con il Chievo, che al momento vanta una differenza reti nettamente migliore) e quindi ancora matematicamente in gioco, a pieno titolo, nonostante il secondo peggior attacco, la terza peggior difesa e la seconda peggior differenza reti.
D’altronde, dovremmo esserci abituati. Abituati a una squadra capace di dare il massimo in partite sulla carta impossibili, come quella odierna contro la Roma e quella contro la Juventus, di prendere punti in trasferta su campi come quelli di Milano (contro l’Inter) e Parma, per poi toppare clamorosamente tutti gli scontri diretti e persino match che parevano essersi messi bene, come contro l’Atalanta a gennaio e contro Udinese e Torino di recente. Dovremmo esserci abituati, inoltre, a un campionato non meno pazzo della squadra etnea, caratterizzato da una quota salvezza mai così bassa nella Serie a 20 squadre dalla stagione 2005/2006 (in cui prima della mannaia “Calciopoli” la terzultima, il Messina, chiuse a quota 31 punti, mentre l’anno scorso al Palermo non ne bastarono 32). Caratterizzato da dirette concorrenti che, con le loro prestazioni e i risultati (non) acquisiti continuano a prolungare l’agonia collettiva che coinvolge i tifosi di cinque piazze.
A questo punto inutile fare pronostici o proclami. Di sicuro si è sbagliato quando, in passato, si sono alimentate eccessive speranze di fronte a un risultato positivo dei rossazzurri. E tale errore non bisogna ripeterlo. Bologna-Catania sarà la vera “partita della vita” della stagione etnea, ma è necessario che l’ambiente mantenga un equilibrio emotivo che non trasformi la speranza in illusione, e che Pellegrino infonda al gruppo la dovuta concentrazione e umiltà. Si è però sbagliato anche, giusto ammetterlo, quando a seguito delle (tante) disfatte rimediate dalla compagine rossazzurra, per ultima quella di domenica scorsa contro il Verona, ci si è abbandonati ad eutanasiche condanne. Forse i pugni allo stomaco causati da certe prestazioni hanno indotto i più a mollare e sperare che quest’agonia finisse presto. Ma c’è, ancora, almeno un’altra giornata di speranza mista a sofferenza per i tifosi del Catania. E vista la posta in gioco, anche i più delusi dovrebbero augurarsi che tale sofferenza duri fino al 95° di Catania-Atalanta, in programma il 18 maggio. Ma forse è meglio non pensarci ancora…

Esclusi eccellenti da una parte e dall’altra
Sia Pellegrino che Garcia preparano il match senza rivedere di un millimetro le rispettive idee tattiche. Per il Catania ancora spazio al 4-2-3-1 che diventa 4-5-1, o 4-4-2 in fase di non possesso; per la Roma solito 4-3-3. Le sorprese riguardano invece alcune scelte tecniche: nel Catania l’escluso di lusso è Lodi. Di lusso più per il pedigree che per le effettive prestazioni da quando è tornato alle falde dell’Etna. In suo luogo Pellegrino promuove Izco al fianco di Rinaudo: è chiara l’intenzione di contrastare più efficacemente i tecnici palleggiatori giallorossi. Ma il tecnico etneo non rinuncia a coltivare ambizioni offensive. Barrientos viene infatti schierato come terzo di centrocampo in fase di non possesso e come rifinitore nelle ripartenze. E insieme a lui sulla trequarti galleggiano Leto e Castro, che partono rispettivamente da destra e sinistra e appoggiano Bergessio in attacco.
Senza dubbio più decisiva (in negativo per i suoi) la mossa di Garcia. Nonostante la presenza di Monzon (reduce da una disastrosa marcatura su Iturbe e non nuovo a simili “prodezze”) sull’out difensivo sinistro avversario, il tecnico francese lascia Gervinho in panchina. Formazione un attimino più accorta, con Florenzi schierato come ala destra e Taddei scelto al posto dello squalificato Nainggolan a centrocampo, al fianco di De Rossi e Pjanic. Totti agisce da unica punta anche a causa dell’assenza dell’altro squalificato di giornata in casa romanista, Mattia Destro.

Primo tempo: Catania arrembante e ordinato allo stesso tempo
Sin dall’inizio si intuisce quello che a sorpresa diverrà il filo conduttore del match: la Roma non ha le idee chiare e non riesce a pungere, se non con un inserimento di Florenzi, mentre il Catania lotta con grinta, prova a imbastire trame di gioco sulla trequarti, ma riesce a sfondare davvero solo in contropiede: sono due ripartenze perfette a mettere capitan Izco in condizione di colpire, e il n°13, con una freddezza da bomber consumato, realizza la sua prima doppietta in maglia rossazzurra. La fulminea risposta di Totti, che finalizza la sponda di Florenzi imbeccato perfettamente da De Rossi, riporta il Catania sulla terra. C’è ancora da stringere i denti e l’avversario non è certo da sottovalutare. Tant’è che Garcia anticipa i propositi di rimonta mandando subito in campo Gervinho al posto di Taddei. Proprio l’ivoriano ha la palla del 2-2 ma scucchiaia malamente davanti a un attento Frison.

Ripresa: sinfonia rossazzurra, alla Roma non bastano 4 attaccanti
Nel secondo tempo il copione non cambia: la Roma si riversa in attacco e Garcia le prova tutte, inserendo Bastos a mezz’ora abbondante dalla conclusione e passando al 4-2-4, con Gervinho che cambia spesso lato di gioco riuscendo però a sfondare raramente, e le uniche occasioni collezionate sono il sinistro da fuori di Bastos e un velleitario colpo di testa di Totti (non proprio la sua specialità) in area. Il Catania da par suo continua a ripartire con efficacia. Con personalità Leto si libera e va a calciare dal limite dell’area, e sulla ribattuta di De Sanctis Bergessio si fionda “alla Pippo Inzaghi”, anticipa Romagnoli e Castan e firma il 3-1. Garcia è così deluso dalla prestazione del centrale brasiliano che inserisce immediatamente l’acciaccato Benatia al suo posto. Il Catania controlla la partita e la chiude definitivamente a dieci minuti dalla fine col gran sinistro da fuori di Barrientos, parso piuttosto in palla dopo un inizio di partita difficile. E’ il sipario sul match e anche sulle speranze scudetto della Roma: la sconfitta rimediata al “Massimino” da il via ai festeggiamenti della Juventus, matematicamente campione d’Italia. Mentre il Catania celebra al meglio la 600esima partita della propria storia in massima serie, ed è già con la mente rivolta al “Dall’Ara”…

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