Catania-Ternana 2-0: Sospesi nel limbo
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La spettacolare zampata di Riccardo Maniero.

Catania-Ternana 2-0: Sospesi nel limbo

Dopo aver eguagliato, a dieci anni di distanza, le quattro vittorie consecutive, ecco arrivare la quinta, che mancava da Pescara-Catania 0-1 (gol di Spinesi) del 10 dicembre 2005. Quel Catania raggiunse poi il sesto successo di fila contro il Catanzaro per poi fermarsi sul pari allo Stadio “Atleti Azzurri d’Italia” contro l’Albinoleffe. Questo Catania, invece, dove potrà arrivare? Lo dirà solo il campo, ma le premesse incoraggiano. Non solo per i risultati, non solo per l’invidiabile forma fisica e mentale acquisita forse un po’ troppo tardi, ma anche in virtù del fatto che la zona calda comincia a fare meno paura (considerando gli scontri diretti Modena-Crotone e Pro Vercelli-Latina, domani i rossazzurri nella peggiore delle ipotesi conserveranno un rassicurante +5 sui playout). Quindi è possibile, per la prima volta dalla gestione Sannino a questa parte, poter puntare, pur timidamente, più in alto, e l’insidiosa sfida in programma tra soli tre giorni al “Dall’Ara” forse è la migliore opportunità per capire la vera identità di questa squadra e il vero obiettivo che potrà inseguire sino a fine campionato.

Più forti dello show di Ghersini
Tornando a stasera, Marcolin prepara la partita con la Ternana facendo tesoro del rischio, già sperimentato col Trapani, del contemporaneo utilizzo dei “quattro tenori”. “Pata”, poi, non è al meglio, ed è scontato far partire lui dalla panchina. Lascia perplessi la scelta di schierare Escalante, piuttosto che Odjer (più brillante rispetto all’argentino nelle ultime uscite, espulsione di Varese a parte) al posto dello squalificato Sciaudone. Ma il n°8 risponde con una buona prestazione, in cui cerca soltanto giocate sicure, senza fronzoli. Il leit-motiv del match è chiaro sin dall’inizio. Il Catania prova a fare la partita, cercando di sfondare sulle fasce dove Calaiò, Rosina e Maniero sanno accendere le incursioni di Del Prete da un lato e Mazzotta dall’altro. La Ternana però, nonostante una difesa totalmente inventata, riesce a limitare la pericolosità offensiva degli etnei e non perde occasioni per far notare le proprie prerogative: affondi sulla fascia sinistra (grazie al peperino Vitale, mentre sull’out opposto Dianda è inguardabile), uno-due col mobilissimo Ceravolo e palla verso il gigante Avenatti, che divora una buona occasione da pochi passi. In mezzo, il ragionatore Viola pronto a ripulire i palloni spazzati dalla difesa etnea. Gli uomini di Tesser trovano poi un inaspettato alleato nel direttore di gara Ghersini, che si erge sin dall’inizio a protagonista dell’incontro, non solo per le numerose sviste, ma per l’atteggiamento permaloso che lo porta a frequenti battibecchi coi giocatori, il che rende un match (piuttosto corretto tra le squadre in campo) un po’ più nervoso di quanto non dovrebbe essere. Da questo punto di vista bisogna segnalare la netta inversione di tendenza del gruppo rossazzurro rispetto a quanto succedeva, praticamente ogni domenica, durante il girone d’andata: a fronte di un numero superiore di episodi dubbi e “irritanti”, Calaiò e soci tengono a bada i bollenti spiriti ed evitano cartellini facili. Certo, dopo quattro vittorie consecutive è più facile mantenere calma e concentrazione, ma non bisogna dare mai nulla per scontato e anche sotto questo punto di vista i ragazzi di Marcolin sembrano aver fatto un salto di qualità. La vera fortuna e al tempo stesso bravura, però, sta tutta nella ricerca del gol del vantaggio sino all’ultimo secondo del primo tempo, con Ghersini pronto a fischiare. Il canovaccio è lo stesso di domenica scorsa: assist invitante di Rosina, zampata da goleador rapace di Maniero. I due, evidentemente, cominciano a intendersi sempre di più. Sotto il profilo psicologico è un gol importantissimo, perché raffredda gli animi esasperati dalla direzione di gara e consente di poter gestire la partita nella ripresa senza l’assillo della ricerca ostinata del gol.

Marcolin si chiude troppo, ma la Ternana è poca roba
Tuttavia nella ripresa il match cambia radicalmente pelle, e qui forse la responsabilità è in parte di Marcolin. A inizio secondo tempo, infatti, Tesser non cambia nulla, se non il raggio d’azione della propria squadra, che comincia a guadagnare metri e fare più possesso palla. Ma è il Catania a consentirlo, arretrando dietro la linea di centrocampo, con un 4-1-4-1 in cui Rosina e Maniero si sacrificano sulle fasce. Obiettivamente sembra una mossa un po’ troppo sparagnina, considerando la caratura dell’avversario, i tanti minuti da disputare e la necessità di chiudere la partita. Per fortuna i rossoverdi sono ben poca cosa, anche perché gli unici cavalli di battaglia, Ceravolo e Avenatti, sono letteralmente annullati ad ogni lancio da Schiavi e Ceccarelli che impressionano per concentrazione, fisicità e puntualità degli interventi difensivi. Con l’ingresso di Crecco Tesser prova a smuovere le acque passando a un 4-3-1-2 con Janse e Vitale arretrati nella posizione di terzini, Fazio centrale al fianco di Valjent, e Gavazzi dietro le due punte, ma l’unica cosa che cambia sono i maggiori spazi concessi al Catania nelle ripartenze. Nel frattempo è entrato Castro al posto di Maniero e per l’argentino si tratta della condizione ideale per far male: non a caso è lui a farsi trovare pronto sulla superba illuminazione di quel lusso che risponde al nome di Emanuele Calaiò. A raddoppio acquisito c’è spazio solo per i (tardivi) cartellini di Ghersini, che a Valjent e soci aveva perdonato stop di braccio, trattenute e calcioni, e che invece è puntuale nell’ammonire Del Prete per non aver battuto prontamente un calcio di punizione. Peccato per il cartellino, forse causato da un’incomprensione con Gillet, che priverà i rossazzurri del loro brillante terzino destro contro il Bologna.

Al “Dall’Ara” provarci non costa nulla
Il nodo terzino destro probabilmente sarà l’unico da sciogliere per Marcolin, giacché sia in mediana che in attacco, col rientro di Sciaudone e il recupero di Martinho, si è abbondantemente coperti. La mancata convocazione di Belmonte per il match odierno invece preoccupa, perché al momento gli unici che potrebbero adattarsi al posto di Del Prete sono Sauro e Schiavi, in quel ruolo non il massimo della vita. Ma anche il Bologna avrà i suoi grattacapi. Ha fatto solo tre punti nelle ultime quattro gare (Lopez rischia?), pregiudicando la corsa per la promozione diretta che adesso dovrà contendere con le unghie e coi denti ai vari Vicenza e Frosinone, e dovrà fare a meno contro gli etnei di Maietta, Masina e Büchel per squalifica. Soltanto un mese fa, alla vigilia di una partita del genere, anche i più ottimisti tifosi rossazzurri avrebbero dato per spacciata la propria squadra. Adesso invece dovrebbero essere i felsinei a preoccuparsi un po’ di più. Perché, a differenza loro, il Catania non ha nulla da perdere.

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