Catania, blitz antidroga a Picanello
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Catania, blitz antidroga a Picanello

Operazione antidroga “Eredità” dei carabinieri di Catania, arrestate 12 persone per associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di droga. Nell’attività di spaccio era impegnato anche un minore di 14 anni.

L’indagine, coordinata dalla Procura etnea, ha consentito di disarticolare due redditizie piazze di spaccio che operavano in autonomia a poca distanza l’una dall’altra nel quartiere Picanello, noto per la presenza radicata di gruppi criminali legati a Cosa nostra e una delle mete privilegiate in provincia degli acquirenti di droga.

Il monitoraggio dell’area compresa fra le vie Timoleone e Maria Gianni, meglio nota come “Campo Scuola”, supportato da intercettazioni telefoniche e ambientali, ha permesso agli investigatori di delineare l’esistenza di due gruppi criminali, ciascuno responsabile della propria piazza di spaccio: il primo facente capo a Salvatore Puglisi, detto “Zecchinetta” e l’altro facente capo a Patrizio Gregorio Pulvirenti.

Le organizzazioni operavano con ruoli ben delineati e con suddivisione di turni, assicurando la presenza costante di droga, principalmente marijuana, pronta per essere venduta al flusso incessante di acquirenti, particolarmente intenso nelle fasce orarie del primo pomeriggio e della prima serata.

Il consolidato sistema di spaccio prevedeva un accurato posizionamento delle vedette, negli angoli delle varie strade di accesso, incaricate di filtrare e indirizzare gli acquirenti verso i pusher che, sempre con tecniche differenti, cedevano la droga nascosta in diversi nascondigli (auto, motorini, panchine, etc.) così da eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Anche in questo caso è stata rilevata la figura del “lanciatore” ricoperta da uno degli arrestati che, seppur agli arresti domiciliari, contribuiva attivamente all’attività di spaccio, confezionando in casa le dosi e lanciandole dal balcone su richiesta del pusher in strada. In strada a spacciare anche due minorenni, uno minore di 14 anni, con il duplice ruolo di vedette e di pusher.

Le due organizzazioni, che riuscivano ad assicurarsi ciascuna un introito medio giornaliero di circa 5.000 euro, operavano in maniera totalmente autonoma, e seppur molto vicini una all’altra, avevano instaurato un rapporto di “pacifica convivenza” e “leale concorrenza”, scambiandosi non solo i clienti ma anche gli spacciatori, che si trasferivano da una piazza di spaccio all’altra in base all’offerta di migliori condizioni di lavoro (turni, compenso, sicurezza) garantite dal capo-piazza.

Il rapporto tra i componenti del gruppo era rafforzato talvolta anche dal legame familiare, dato che, nell’organizzazione, operavano anche due padri con i rispettivi figli (Puglisi e Nastasi), osservati dai carabinieri lavorare insieme fungendo i più anziani da esempio alle nuove generazioni in un vero e proprio passaggio di consegna nella gestione degli affari illeciti (da cui il nome dell’operazione “Eredità”). Nel corso dell’indagine, sono stati sequestrati oltre 2 kg di marijuana e segnalati oltre 150 acquirenti, per lo più giovanissimi.

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