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Catania e l'incubo trasferta
Francesco Luciano

Catania e l'incubo trasferta

Sconfitta di rigore al Partenio Lombardi, il Catania è la squadra che in cadetteria ha fatto peggio lontano dalle mura amiche. Il "mal di trasferta" è sottolineato da un solo punto conquistato sui 18 disponibili, tre reti fatte a fronte delle dieci subite.
Un percorso disastroso sul quale Sannino dovrà seriamente lavorare. Perché, conti alla mano, adesso la vetta della classifica dista ben dodici punti ed occorrerà una media di quasi due punti a gara per centrare l'obiettivo minimo stagionale, la zona playoff.
Tutto da registrare, ma senza eccessivi drammi. Perché i progressi nel gioco (e punti) evidenziati nel corso delle ultime due uscite sono da perfezionare e non cancellare.

Contro l'Avellino, si sapeva non sarebbe stata una gara semplice. Il Partenio è un campo storicamente ostile ai rossazzurri ed il Catania non ha la meglio sui biancoverdi, in trasferta, da ben quindici anni.
Per la dodicesima di campionato, Rastelli deve fare i conti con le indisponibilità, su tutte, di Fabbro, Ely e Schiavon e decide di confermare otto undicesimi della formazione che ha strappato il pareggio al Perugia quattro giorni addietro. Nel 3-5-2, le novità, sostanzialmente, riguardano il centrocampo. Zito e Bittante non attraversano un periodo di forma brillante, spazio così a Regoli e Visconti, rispettivamente a destra e sinistra, lungo gli esterni. In mezzo D'Angelo, Kone ed Arini. In avanti, Arrighini è preferito a Comi - si tratta della terza bocciatura consecutiva - come spalla a bomber Castaldo.
Nel Catania, alla lunga lista degli indisponibili, si è aggiunto Alessandro Rosina e Sannino è così costretto a rivoluzionare la mediana per assicurare la giuste dose di tecnica e fantasia al reparto offensivo. Confermato il 4-4-2 delle due precedenti uscite, si cambia in tutti i reparti. Davanti Frison, i centrali difensivi Sauro e Capuano sono affiancati da Peruzzi, a destra e da Gyomber, a sinistra. Per lo slovacco non si tratta di una novità assoluta, in quanto il giocatore aveva già ricoperto il ruolo di terzino sinistro in rossazzurro ed in nazionale maggiore. nel concetto, potrebbe essere condivisibile A centrocampo, accanto alla confermatissima coppia Rinaudo-Escalante, trovano posto Martinho e Monzon, a destra e sinistra rispettivamente. In avanti c'è Leto al fianco di Calaiò.
La scelta tattica più evidente, quella di liberare Monzon lungo la linea di centrocampo, nel concetto è condivisibile. L'argentino attraversa un buon momento di forma ed ha dimostrato! nel corso delle ultime uscite, di saper pungere meglio di quanto riesca a difendere. Lascia perplessi, però, l'inversione di ruoli tra Capuano e Gyomber, privati delle posizioni naturali senza un plausibile perché. Nella piccola rivoluzione tattica c'è anche Martinho dirottato a destra, sull'affollata corsia occupata da Arini e Visconti.

Il Catania parte forte, col piede schiacciato sull'acceleratore, aggredendo l'avversario costretto a difendersi nella propria metà campo. Tutto secondo copione, come volevano le previsioni della vigilia ed i numeri di stagione, che evidenziano le partenze diesel dei biancoverdi (il 33% delle reti subite dagli irpini è arrivato tra il primo ed quindicesimo minuto di gioco).
Si lotta a centrocampo dove c'è grande densità e dispendio energetico. In fase di non possesso, l'undici di Rastelli si difende in cinque uomini e si capisce sin dalle prime battute che non sarà facile trovare l'imbucata giusta per gli avanti rossazzurri. Una gara, come spesso accade nel calcio, che potrebbe essere sbloccata solamente da un episodio. Che puntuale arriva al minuto 21 e cambia le sorti dell'incontro.
L'ingenuità di Frison su Castaldo è evidente e quanto mai inopportuna. Un vero regalo all'avversario che consegna al capocannoniere del torneo l'ottavo sigillo stagionale ed ingarbuglia la gara degli etnei. Già problematica di suo.
La rete del vantaggio, per gli irpini, è oro colato. Hanno adesso la possibilità di gestire la gara e difendere il risultato come meglio sanno fare, con grinta e disciplina difensiva. Pisacane è il vero leader del pacchetto arretrato e Chiosa un formidabile tappabuchi. Ci sono pochi spazi, sfruttati male. All'infermeria del Catania, frattanto, si aggiunge a che Peruzzi - diagnosi e periodo di stop da definirsi nelle prossime ore - e Sannino getta nella mischia Marcelinho , rivoluzionando ulteriormente l'assetto di squadra.
Qualche buona occasione per parte (Castaldo e Calaiò non arrivano di un soffio sul pallone per il tap-in vincente, Sauro è neutralizzato da Gomis) e poco più. Squadre negli spogliatoi con i locali in vantaggio.
Alla ripresa del gioco, il Catania appare motivato e grintoso. Ma la seconda frazione di gara è ancora più avara, in fatto di emozioni e palle gol, rispetto alla prima. Il Catania cambia ancora, passa al 4-3-3 con Çani che subentra ad un volenteroso ma impalpabile Escalante, ma l'albanese non ne azzecca una. Nemmeno sui contrasti aerei che dovrebbero essere il suo forte.
Volano spintoni e cartellini, poi tutti sotto la doccia, nonostante il forcing finale rossazzurro nei quattro interminabili minuti di recupero.

Il Catania esce sconfitto dal Partenio e certamente si tratta di un passo indietro rispetto alle due precedenti uscite. Permangono le difficoltà lontano dalle mura amiche e l'assenza di Rosina, in termini di organizzazione di gioco e collante tra i reparti, si è accusata più del dovuto.
I rossazzurri non sono una corazzata che gioca di fioretto ma nemmeno una squadraccia che gioca di sciabola. Questo, forse, il limite più evidente quando si affrontano avversari meno attrezzati tecnicamente che fanno della grinta e della cattiveria agonistica le armi migliori.
L'indisponibilità di Rosina ha costretto l'undici di Sannino ad affidarsi spesso ai lanci lunghi, nel tentativo di superare un centrocampo affollato che lasciava pochi spazi alle giocate di fino, ma la retroguardia biancoverde ha tenuto botta, respingendo tutti gli affondi etnei.
Per Leto è l'ennesima bocciatura, che arriva al termine di una gara balorda, siamo d'accordo, ma dell'argentino annotiamo solo un debole tiro, telefonato, tra le braccia di Gomis. Discorso diverso per Calaiò, elemento imprescindibile del risicato pacchetto offensivo del quale può disporre Sannino, che avrebbe però bisogno di rifiatare. L'arciere ha saltato sin qui una sola gara (quella di Vercelli, per squalifica) e ci si sarebbe dovuti attrezzare meglio in estate. Discorsi vecchi, triti e ritriti. Nella disfatta di Avellino c'è anche la mano di Sannino, che stavolta sbaglia medicina e stravolge, senza una apparente ragione, degli equilibri che il Catania sta faticosamente cercando di trovare. Monzon a centrocampo è una scelta condivisibile ed anzi fortemente voluta dai tifosi, ma è impensabile pensare di aggredire le corsie laterali sull'asse che passa tra lo stesso argentino e Gyomber, considerato che lo slovacco nemmeno mancino è. Alla mediana, in costante sofferenza, sarebbe poi giovata una pedina in più, un Calello che lì sa far legna per esempio, sacrificando, per così dire, un Leto qualsiasi. Nessuno gli avrebbe dato del difensivista.
Considerazioni che Sannino dovrà necessariamente fare in settimana, quella che precede la sfida contro il Varese - oggi impegnato in casa contro il Modena - attualmente dodicesima forza del torneo, al pari del Catania.

AVELLINO-CATANIA 1-0
23' Castaldo, rig.

AVELLINO (3-5-2): 22 A. Gomis; 19 Pisacane, 17 Vergara (20 Bittante dal 27'), 27 Chiosa; 14 Regoli, 8 D’Angelo, 21 Kone, 4 Arini (3 Zito dal 64') 13 Visconti; 10 Castaldo, 11 Arrighini (9 Comi dal 75')
A disposizione: 1 Frattali, 2 Petriccuolo, 23 Angeli, 24 D’Attilio, 7 Pozzebon, 15 Souamarè. All.Rastelli

CATANIA (4-4-2): 1 Frison; 2 Peruzzi (7 Marcelinho dal 28'), 24 Capuano, 15 Sauro, 23 Gyomber; 6 Martinho (16 Calello dal 55'), 21 Rinaudo, 8 Escalante (17 Cani dal 76') 18 Monzon, 9 Calaiò, 11 Leto.
A disposizione: 12 Ficara, 28 Parisi, 33 Ramos, 20 Chrapek, 13 Garufi. All.: Sannino

Ammoniti: Pisacane, Arrighini, Bittante (A); Frison, Gyomber, Calello (C)

Recupero: 3' + 4'

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