Catania e la sua metropoli, domani i primi incontri con i sindaci
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Catania e la sua metropoli, domani i primi incontri con i sindaci

La città metropolitana di Catania non esiste e già divide e fa discutere. La riforma dei Liberi consorzi e l’abolizione delle Province voluta dal governo Crocetta ha dato la possibilità ad alcuni Comuni di scegliere se fare parte o meno di una delle tre grandi aree previste dalla riforma lasciando uno dei sei liberi consorzi.

E’ il caso di Gela, Piazza Armerina e Niscemi. Domani il sindaco di Catania Enzo Bianco e i primi cittadini di Gela, il grillino Domenico Messinese, di Piazza Armerina, Filippo Miroddi e di Niscemi Francesco La Rosa, insieme ai rappresentanti dei comitati promotori dei referendum che si sono svolti nei mesi scorsi, per immaginare la futura “Città Metropolitana di Catania” e per parlare delle motivazioni che hanno portato i tre Comuni (2 del nisseno e 1 dell'ennese) a volerne fare parte, in vista delle delibere di definitiva adesione che saranno discusse nei tre consigli comunali nei prossimi giorni.

Una scelta, questa, apparsa inopportuna al sindaco di Caltanissetta, Giovanni Ruvolo, che in una nota difende a spada tratta la propria Provincia, invitando i due Comuni nisseni a rivedere le proprie decisioni. “Appaiono sinceramente sorprendenti e poco utili le posizioni espresse da esponenti politici eletti nella provincia di Caltanissetta, purtroppo impegnati a promuovere anacronistiche questioni di campanile estranee a logiche di sviluppo del comprensorio e delle popolazioni che vi abitano, tentando di smembrare ed indebolire la nostra Provincia” scrive Ruvolo.

“I cittadini, le organizzazioni sociali, le forze produttive e istituzionali si aspettano spinte finalizzate a rafforzare le coesione sociale, economica e territoriale con scelte conducenti a fare un fronte comune per esaltare le potenzialità del territorio nisseno – continua - In particolare modo la città di Gela con la sua storica tradizione non può essere liquidata semplicisticamente dalla provincia di Caltanissetta per annetterla a quella di Catania, quasi fosse un appendice amovibile”.

“Il territorio gelese con il suo porto; le potenzialità turistico ricettive connesse alle bonifiche post petrolchimico; la storica centralità politica e geografica nella Sicilia ne fanno un elemento essenziale e connaturato a quel cuore della Sicilia che è il comprensorio nisseno – spiega - Un contesto unitario che ha un destino comune da secoli e che va integrato con contributi e proposte rafforzative e non indebolito da improbabili iniziative senza retroterra né politico, né economico né sociale, come ha dimostrato anche la scarsissima affluenza di cittadini al referendum dello scorso anno”.

“Per la grande scommessa a cui tutti i rappresentanti istituzionali dobbiamo sentirci chiamati per dare una prospettiva ai nostri giovani e alla nostra terra, questo è il tempo dell’unità e non della divisione: lavorare assieme per l’obiettivo comune di migliorare le condizioni di vita della nostra gente di Sicilia, per cambiare in meglio un destino che non può essere il fatalismo dell’irreversibile declino a cui sembrano cedere talune estemporanee proposte. Il nostro territorio, inserito in un progetto di Area Vasta della Sicilia Centrale che include anche le province di Enna ed Agrigento, può avere grandi margini di crescita e di sviluppo, e quindi può essere fortemente competitivo nel rilancio del post-crisi. Una sfida che possiamo vincere utilizzando le risorse di cui già disponiamo, senza aspettare ancora che altri, da Roma o Bruxelles, decidano il nostro futuro”.

“E' necessario condividere la visione di comunità solidali, capaci di valorizzare le risorse di ciascuno in una dimensione condivisa – conclude - L' appello che faccio, dunque, ai Consiglieri Comunali di Gela, di Butera e Niscemi, alle forze politiche e sociali delle rispettive Città, di guardare a questo futuro piuttosto che lanciarsi in pericolose prospettive che potrebbero arrecare un danno irreparabile a tutti”.

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