Catania: mercato in entrata chiuso, è la scelta giusta?
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Marco Moscati

Catania: mercato in entrata chiuso, è la scelta giusta?

L'estate 2019 ha dato fin qui al Catania indicazioni quasi esclusivamente positive. Nonostante le perplessità un primo momento indotte dalle tante trattative sfumate (Martinelli, Monaco, Vacca, Moscati, Gatto, ecc.) e dagli acquisti poco conosciuti (Welbeck, Mbendé) o poco testati ad alti livelli per la Serie C (Saporetti), la squadra di Camplone è apparsa subito convincente nelle prime uscite, anche al cospetto di avversarie di categoria superiore come Venezia e Cagliari (ma era successo lo stesso un anno fa con Foggia e Verona, ndr), per poi addirittura straripare in occasione dell'esordio in campionato ad Avellino. Quel che più ha convinto, al di là dei risultati, è stata la precisa identità di gioco che il nuovo tecnico ha saputo inculcare in così poco tempo al gruppo. In sostanza, è stato già risolto il principale problema delle ultime stagioni, con due ulteriori valori aggiunti: il fatto che si tratta di un calcio offensivo, di qualità, bello da vedere indipendentemente dall'esito del match, ed il fatto che i nuovi innesti, insieme ai pochi riconfermati tra i titolari, si stanno dimostrando adatti ad interpretare questo sistema di gioco. In quest'ultimo senso, sembra apparentemente risolto anche il logorante problema dell'ultima stagione.
Ma a ben vedere potrebbe non essere oro tutto quel che luccica. Come abbiamo avuto modo di osservare la scorsa settimana, quest'anno il girone C sarà più competitivo che mai. Alcune avversarie hanno continuato a rinforzarsi, provvedendo a colmare gli ultimi buchi rimasti: il Catanzaro, che era a corto di centravanti, ha preso l'ex Rieti Gondo, la Ternana il terzino sinistro ex Foggia e Teramo Celli, il Teramo il centrale difensivo Iotti (dall'Olbia). Il Catania invece ha dichiarato a chiare lettere, per il tramite dell'ad Lo Monaco e del ds Argurio, di aver chiuso il mercato in entrata e di essere più che soddisfatto per l'organico costruito.

I limiti dell'organico: quelli fisiologici...
In realtà, non mancano gli aspetti critici in alcuni settori del campo. Alcuni sono assolutamente fisiologici per la categoria. E' il caso del vice-Furlan, Martinez, che non ha di certo l'esperienza adatta per rimpiazzare il titolare in caso di lunga indisponibilità, ma in Serie C praticamente nessuna società si permette due portieri di prima fascia, puntando forte sui giovani per la maglia numero 12 e ricorrendo agli svincolati in caso di emergenze. E' il caso anche del vice-Calapai, che al momento è il giovane Biondi, il quale si è ben disimpegnato sia col Fanfulla che con l'Avellino, dimostrando di avere grandi margini di disciplinamento tattico, ma non bisogna dimenticare che il ragazzo nasce esterno offensivo e ha giocato in questo ruolo soltanto sporadicamente al Messina la scorsa stagione. Forse sarebbe meglio puntare su Noce, che non ha la stessa spinta ma che è molto più abituato a ricoprire il ruolo. Ad ogni modo è ricorrente che squadre di terza serie, in casi di emergenza sulle corsie difensive, ricorrano a soluzioni pratiche come quella di allargare uno dei centrali (lo faceva il Catania con Aya l'anno scorso, si potrebbe ripetere l'esperimento con Mbende quest'anno, sebbene il gioco di Camplone prediliga gente che spinga sulle fasce). Tanti hanno puntato l'indice anche sulla batteria di esterni offensivi, soprattutto dopo la discussa partenza di Manneh. A sinistra, a prima vista, ci sarebbe il solo Di Molfetta come "ala dura e pura", ma in realtà il Catania ha tanti giocatori che si possono adattare senza problemi, come Catania, Rossetti, Llama e Mazzarani, con Barisic come ulteriore alternativa per la fascia opposta.

...e quello preoccupante: la mezzala offensiva di corsa e qualità
Ciò che invece sembra continuare a mancare è un prototipo di giocatore che nel 4-3-3 di Camplone ci starebbe come il cacio sui maccheroni: una mezzala rapida e di qualità, che sappia saltare l'uomo, proporre filtranti per gli attaccanti e sapersi inserire con profitto in zona gol. Dall'Oglio è rapido, ha dimostrato di potersi inserire, ma non ha le qualità tecniche tipiche di una mezzala offensiva; per Welbeck, al di là del gol realizzato al "Partenio", occorre la riprova, magari dal primo minuto, in quanto dai movimenti e dalla corsa appare un giocatore più adatto a stazionare in mediana che non sulla trequarti (come da lui stesso dichiarato in sede di presentazione); Mazzarani lo conosciamo già, ha le qualità ma non il passo, e lo stesso si può dire di Llama.
Magari il Catania riuscirà ad essere competitivo già così com'è, ma nel contesto di una lotta per la promozione particolarmente serrata sarebbe sicuramente più all'altezza se si dotasse di un elemento dotato delle caratteristiche sopra descritte. Un profilo come quello di Marco Moscati, esubero del Perugia, già cercato in estate dalla società etnea e dallo stesso mister. Il ragazzo, nella prima fase del mercato, ha preferito attendere chiamate dalla cadetteria (un po' come hanno fatto i vari Monaco e Gerbo), ma a pochi giorni dalla chiusura delle trattative si trova ancora bloccato in Umbria. Potrebbe essere il momento decisivo per affondare il colpo, se solo lo si volesse, approfittando della conoscenza e dell'apprezzamento reciproco col tecnico rossazzurro. Le ultime voci di mercato lo danno vicino al Trapani (che tra l'altro ha acquistato due ex etnei come Del Prete e Scaglia). Ma Moscati non è l'unica opzione disponibile. Altri nomi molto interessanti per il medesimo profilo di giocatore sono, ad esempio, Pedro Costa Ferreira (che Lo Monaco conosce bene, avendolo lanciato nel Messina), corteggiato da mezza Serie C, e Nicolas Izzillo, che il Pisa potrebbe cedere anche in prestito. Ma andrebbe bene anche un nome a sorpresa, pescato bene in terza serie, come fu quello di Di Molfetta per il ruolo di ala, purché si rimedi all'unica vera e propria lacuna: meglio uno sforzo in più oggi, che ritrovarsi domani ancora in questa categoria, con le conseguenti ripercussioni anche di carattere economico. Prevenire è meglio che curare...

I nodi tattici: atteggiamento troppo spregiudicato, ecco i possibili correttivi
Ulteriori perplessità sono invece figlie del modulo scelto da Camplone e dell'atteggiamento voluto dallo stesso tecnico. Alla bellezza della manovra ed alla grande vena realizzativa della squadra fa da contraltare, come si è notato ad Avellino, una tenuta difensiva un po' "ballerina". Se schieri un 4-3-3 in Serie C con entrambi i terzini di spinta (Calapai e Pinto), con un mediana in cui manca un vero e proprio frangiflutti e come vertice basso viene utilizzato un regista, per quanto competitivo tu possa essere è difficile non beccare almeno un gol a partita. A quel punto, o sei talmente più forte da fare almeno un gol in più dell'avversario, o sei fregato. E in terza serie non è difficile incappare in giornate storte contro avversarie le quali, pur essendo tecnicamente inferiori, la sfangano schierando un pullman davanti alla porta e correndo e lottando all'impazzata. Con la filosofia dell'attacco ad oltranza e del gol in più dell'avversario non sempre si vincono i campionati. Ne è testimone Auteri, il tecnico più apprezzato del girone C, che ha fatto il miracolo a Nocera Inferiore e a Benevento, ma che non è riuscito a ripetersi a Matera e Catanzaro, pur mantenendo alto l'apprezzamento per il gioco espresso.
Il Catania, comunque, potrebbe valutare dei correttivi per rendere più equilibrato il proprio gioco. Il primo è quello di costruire un impianto tattico alternativo, basato sulla difesa a 3, con Calapai e Pinto alzati a centrocampo, e con la rinuncia o ad un centrocampista (3-4-3) o ad uno degli esterni offensivi (3-5-2). In effetti, l'organico etneo sembra più adatto ad un modulo del genere che non al 4-3-3 duro e puro. Ma per la fattibilità di tale soluzione tutto dipende dall'impatto dei nuovi centrali difensivi: Saporetti ad Avellino ha dimostrato di poter essere utile alla causa, mentre sarà tutto da scoprire l'adattamento di Mbende alla terza serie italiana. Se l'afro-tedesco dovesse rivelarsi un "nuovo Bogdan", allora la difesa a 3 potrebbe davvero materializzarsi, con Marchese ulteriore alternativa sul centro-sinistra.
Il secondo correttivo potrebbe essere quello di mantenere il 4-3-3 spostando un paio di pedine. Giovanni Pinto si è fatto particolarmente apprezzare per le sue scorribande sulle fascia sinistra, ma ha spesso lasciato scoperta la propria zona di pertinenza in fase difensiva e ha perso il duello areo e fisico con Morero in occasione dell'azione che ha portato al rigore degli irpini. Insomma, per diventare affidabile anche in difesa dovrà lavorare molto, avendo giocato per la maggior parte della sua carriera in una posizione più avanzata (come esterno nel 3-5-2). Per caratteristiche, l'ex Monopoli potrebbe essere provato anche come mezzala, ruolo ricoperto a volte in passato e che si abbina al suo dinamismo ed al suo sinistro di fuoco, come testimoniato dall'occasione che si è costruito da solo, proprio dopo essersi accentrato, nel secondo tempo del match di Avellino. In tal modo, tra l'altro, si potrebbe ovviare all'eventuale mancato acquisto di una nuova mezzala. Al posto di Pinto, in difesa, giocherebbe Marchese, che non ha più niente da dimostrare in quanto ad affidabilità e contribuirebbe a rendere l'11 titolare più equilibrato. Oltre al terzino deliano potrebbe adattarsi in quel ruolo anche Saporetti.
Non nutriamo comunque dubbi sul fatto che Camplone è già al lavoro per testare varie alternative tattiche, avendo già chiarito più volte in conferenza di voler trovare un secondo modulo da alternare all'occorrenza all'amato 4-3-3.

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