Catania ricorda Pippo Fava
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Catania ricorda Pippo Fava

Sono passati 31 anni da quello che è ritenuto il secondo delitto di mafia ai danni di un intellettuale. Il primo fu Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978, il secondo, appunto, fu Pippo Fava. Giornalista, sceneggiatore, scrittore, direttore de «I Siciliani», fu ucciso a Catania il 5 gennaio 1984, freddato con cinque colpi di pistola appena sceso dalla sua auto, mentre andava a prendere il nipote, che recitava in uno spettacolo teatrale. Fu un omicidio che, frettolosamente, venne archiviato come “delitto passionale”, mentre le istituzioni locali si affannavano a dire che a Catania la mafia non esisteva.

Pippo Fava aveva denunciato a più riprese i rapporti tra le cosche mafiose e i cavalieri del lavoro di Catania. Il processo, avviato e poi bruscamente interrotto nel 1985, riprese soltantonel 1994 e, dopo quattro anni, arrivò a condannare il boss Nitto Santapaola come mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori e Aldo Ercolano e Maurizio Avola (reo confesso) come esecutori. Nella sentenza di Cassazione del 2003, furono condannati, in via definitiva, Nitto Santapaola e Aldo Ercolano all’ergastolo, Maurizio Avola a sette anni dopo aver patteggiato. Gli altri imputati furono assolti.

Il giornalista siciliano fu tra i primi a parlare del “nuovo tipo di mafia”, non quello che spara e ammazza per strada ma quello che si infiltra nelle istituzioni. Come affermò durante la sua ultima intervista, rilasciata a Enzo Biagi: «I mafiosi sono in Parlamento, sono Ministri, quelli che chiedono il pizzo non sono i mafiosi veri, sono piccola criminalità». Il suo grande lavoro di denuncia gli fu fatale, come accaduto sei anni prima a Peppino Impastato.

Proprio Maurizio Avola, molti anni più tardi, parlerà dei rapporti tra il mondo imprenditoriale e la mafia, senza limitarsi alla Sicilia e rivelando che «dietro le bombe del 92’ e del 93’ c’è il disegno politico di una lobby imprenditoriale», all’interno di una lunga serie di dichiarazioni nelle quali sono stati più volte fatti i nomi di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, nonché di Forza Italia come partito pensato, all’origine, per sostenere gli interessi mafiosi. Segno che Fava, nelle sue inchieste, non si sbagliava affatto.

In sua memoria è stata creata una Fondazione, che si occupa di educazione antimafiosa e ogni anno assegna un premio giornalistico intitolato a Giuseppe “Pippo” Fava, creato nel 2007. Ieri e oggi, intanto, il Comune di Catania ha organizzato degli eventi per ricordare il giornalista.

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