Chiesa e gay, i giusti motivi del no della Curia di Palermo

Non siamo un Juke Box di preghiere, né l’outlet dei buoni sentimenti, né il gruppetto di ottusi sfigatelli retrogradi.

Siamo ben altro e la storia, quella vera e millenaria, ne dà testimonianza.

Al posto dell’assai più saggio Mons. Romeo avrei risposto così al coro indignato delle varie associazioni in protesta contro la decisione del Cardinale di Palermo, di vietare l’incontro di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia, che si sarebbe dovuto tenere nella chiesa di Santa Lucia il 12 maggio prossimo, nell'ambito degli eventi del Palermo pride.

Associazioni, enti e movimenti spesso critici, e financo contestatori nei confronti della Chiesa, si arrogano la pretesa di dettar legge all’interno dell’istituzione ecclesiastica, stabilendo loro come quest’ultima debba comportarsi.

La curia palermitana, tenendo sul punto un atteggiamento di cauto silenzio volto a spegnere le fiamme isteriche di cotanta polemica, ha voluto solamente precisare come questa decisione tragga fondamento dalla “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali" scritta dall’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger (10 ottobre 1986).

E proprio in questo documento, esemplare per linearità e rigore nelle proprie argomentazioni, la Chiesa mette in luce il proprio diritto-dovere a poter pubblicamente affermare che la sessualità vissuta da persone omosessuali costituisce peccato.

Di qui la necessità di evitare atteggiamenti, posizioni pubbliche che anche indirettamente possano ingenerare un sentimento diffuso di accettazione morale da parte della Chiesa nei confronti delle coppie omosessuali.

Di seguito riportiamo alcuni passaggi del predetto documento di Benedetto XVI che a distanza di ben quindici anni risuona quanto mai attuale:

Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.

E' pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l'omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona.

Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.

Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano.”

Mi sorge spontaneo un quesito, razionale prim’ancora che di fede: si può imporre all’associazione macellai italiani di indire il Vegetarian Day?

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