Cinque disagi tutti catanesi a cui siamo (quasi) abituati
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Cinque disagi tutti catanesi a cui siamo (quasi) abituati

1.Porto Sbarrato

Incomprensibili file di auto la sera ai controlli del porto. Semi-rimorchi parcheggiati ovunque. Traffico di motrici tra i ragazzini che s’allenano la mattina al circolo nautico di Vela.

Il Porto di Catania da luogo del mare è una zona in cui le varie autorità competenti si sovrappongono tra loro e anziché favorire una serena funzione dell’area portuale sembrano accentuare la situazione di disordine, sporcizia e cattiva organizzazione.
Si parla tanto di fruizione del porto, dei litorali, si organizzano convegni e poi all’atto pratico nulla cambia anzi la situazione peggiora.

“Scusi dove sta andando" - chiede un vigilantes alla sbarra dell’accesso al porto il sabato sera. “Vado al caffe del porto con la mia ragazza” - risponde un automobilista. “Non può entrare, deve parcheggiare fuori”. “Perché?” “Queste sono le disposizioni, mi spiace faccia retromarcia e parcheggi fuori”.

L’automobilista risponde: “guardi che fila che c’è dietro di me, tutti devono fare retromarcia? perché questo filtro? sulla base di cosa? e poi la mia ragazza ha i tacchi!”.

Mi spiace queste sono le disposizioni. Ci sono i Camion che devono lavorare devono spostare i rimorchi”.

“di sabato notte? chiede ancora l’automobilista?

“Si".

Infatti i rimorchi sono continuamente in frenetico movimento. Anche il Venerdi sera o il sabato notte.


2.VELISITI e CAMIONISTI

In fondo al molo di levante è stato attrezzato un parcheggio illuminato per i rimorchi e per le navi di grossa stazza per favorire le operazioni commerciali, in attesa che le draghe completino il nuovo molo di sud ovest.

Questo braccio del porto è coabitato da Velisti e Camionisti. sì, il molo est, quello panoramico, che storicamente è destinato alle barche a vela, dai circoli Tamata e Nic e dal CUS Catania, in barba a qualsiasia logica di turismo, o di leisure, sportiva etc. è condiviso con i bilici di 40 piedi dei vettori mercantili.

Al NIC, il noto Circolo velico Catanese, ogni mattina si ripete la stessa storia. Tanti giovani atleti si apprestano a prendere lezioni di vela dal loro storico maestro Alberto Nunziante, il quale dopo aver saggiato le condizioni meteo e aver impartito le giuste istruzioni sul mare, grida dietro ai ragazzi: “State attenti ai campion quando attraversate la strada con le vele in spalla”!

“Da vent’anni faccio l’insegnante di vela” - Ci racconta Alberto, "amo questo lavoro, i ragazzi e questo porto. Ma in vent’anni si parla tanto di recuperare il rapporto tra città e mare ma siamo sempre fermi ai soliti proclami. Abbiamo una scuola velica eccezionale ma mi chiedo chi pensa a valorizzare i nostri giovani talenti o promuovere le nostre coste? Ultimamente anche il porto di Gela offre più servizi per i diportisti,rispetto a Catania”.

Il Braccio di Levante una volta liberato dall’immensa gru che campeggiava fino a qualche anno addietro era destinato a diventare una zona d’elite del porto. Luogo di contemplazione del mare e di valorizzazione della cultura marittima, un luogo in cui fare una corsetta risanati dallo iodio del mare e temprati da una vista della nostra bella città sormontata dal vulcano e invece ancor oggi a distanza di anni si vedono solo un paio di panchine, peraltro necessarie di manutenzione e nessun percorso dedicato ai pedoni. Se fossimo stati in una città come Barcellona o Rio, avrebbero montato zone attrezzate con tanto di spalliere svedesi e sbarre per il corpo libero atte a favorire lo sport all’aria aperta, una pista per i roller e una ciclabile, una zona yoga per fare il saluto al sole all’alba e il tramonto e magari qualche chioschetto.

Invece no, da noi anche il chioschetto “Banchina19” dopo anni di successi e lotte con la burocrazia è stato costretto a chiudere.

3.Il DESERTO COMMERCIALE

Chiudere sembra diventato lo sport principale a Catania. Chiudono tutti. Chiudono in negozi in via etnea, chiudono quelli in via Umberto, chiudono i ristoranti, le discoteche.

Se parli con i commercianti del centro storico tutti si lamentano per tasse e per le vessazioni dello Stato. “In Italia non è possibile mettersi in regola al 100% - spiega un imprenditore di Piazza Teatro Massimo - anche se hai tutte le autorizzazioni, tutte le licenze c’è sempre un ente che arriva e riesce a elevarti delle sanzioni. Poi è possibile fare ricorso certo e quindi ci riduciamo a pagare gli avvocati per risolvere grattacapi che opprimono la voglia di programmare le proprie attività e di continuare a fare impresa.

"E' giusto che ci siano i controlli ma preferiremmo avere un Stato amico che ci possa supportare nella nostra impresa non uno stato che ci affama e ci fa desiderare soltanto di emigrare"

Al porto ormai è chiusa anche la Vecchia Dogana. O meglio tecnicamente non è chiusa ma è deserta, praticamente dentro la mega struttura, piazza a mare dell’enogastronomia e fulcro nevralgico del turismo non solo crocieristico, sembra una cattedrale abbandonata alle porte del mare.

4.LA TEDESCA SMARRITA

Incontriamo una studentessa tedesca in visita con una amica a Catania.

"Da dove venite?” “Da Piazza Duomo” - spiega la ragazza. “Ci hanno detto di fare una passeggiata per vedere il porto. Pensavo fosse una passeggiata rilassante invece per raggiungerlo, dal Centro di Catania, è un percorso a ostacoli. Non c’è un marciapiedi sicuro, agibile, pulito. La strada è piena di auto che non si fermano per far attraversare. E soprattutto qui la città è molto sporca qui sotto gli archi, e anche dentro al porto la situazione non migliora. Mi sento smarrita e pensare che devo rifare la stessa strada al buio della sera mi sento male".

5.GLI SCIPPATORI E IL WATERFRONT

Vorrei spiegare alla studentessa bionda e cordiale che c’è un progetto di riforma del water front di Catania in cui la forte identità di una città costiera, come la nostra, emergerà orgogliosa da una nuova sistemazione degli spazi pubblici e dal suo rinnovato rapporto con il mare. Vorrei spiegarle che un giorno qui ci sarà una pista ciclabile che dalla playa collegherà Ognina e che il Porto sarà pulito e fruito dai Catanesi per bene che vivono in una città eccezionale. Poi mi rendo conto che è meglio se le raccomando di tenere stretto sotto il braccio la sua borsetta perché a Catania ci sono gli scippatori.

E ho rimandato di raccontarle le “visioni” di una Catania che non c’è magari in un'altra vita.

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