Cinque e più motivi (di lusso) per scegliere Catania
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Cinque e più motivi (di lusso) per scegliere Catania

Due matrimoni alle spalle: uno in Brasile, l’altro a Parigi, sempre con donne bellissime dell’alta società. Due anni spesi in Vietnam, solo per inseguire un altro amore. Oltre un anno trascorso in un monastero buddista per capire il senso della vita monastica. Dopo aver girato il mondo, Humberto Costa Gissoni, il dandy dal sorriso solare, sceglie Catania come luogo dove investire ma soprattutto dove poter vivere bene. In controtendenza con chi va via e sceglie di emigrare all’estero, Humberto ha scelto di vivere qua. A Catania. E precisamente in un quartiere difficile che ha bisogno di riqualificazione come quello di San Berillo.

Sempre la stessa domanda: Perché Catania?
“Il gelato è la ragione principale per cui trasferirsi a Catania. Seriamente, tutti mi fanno questa domanda, potrei rispondere con un semplice: perché no? Ma ci sono delle ragioni obiettive. Innanzitutto Catania ha una super-qualità di vita. La gente ha tempo. Ha tempo per un caffè, per una chiacchierata. Ci si incontra per strada e ci si ferma a parlare. Qui si ha la possibilità di incontrare le persone conosciute la sera prima in un ristorante o a teatro e diventare amici con semplicità. Questo è un lusso che non esiste nelle altre città medio-grandi dove tutti vanno di corsa”.

Gli ultimi 5 anni hai vissuto a Parigi. Quali sono le differenze tra Catania e Parigi?
“Lo stress di Parigi. La gente non ha tempo. Fugge e non assapora la vita. Un'altra ragione per vivere a Catania è la sua poesia di strada. Qui c’è sempre un “ciao bello!”, “ciao come stai? cosa fai?”. Trovo questo molto poetico. Magari vivendo la quotidianità catanese non te ne rendi conto. Ma l’accoglienza di Catania, della sua gente è molto poetica.
E poi a Parigi c’è uno sport che tutti praticano, fatto di battute sarcastiche e ironiche che tendono sempre a farti trovare fuori posto o mediocre. Alla fine quest’atteggiamento non fa altro che danneggiare gli stessi parigini che finiscono con il lamentarsi sempre e non vivere pienamente delle piccole gioie della vita. A Catania è esattamente il contrario. Quindi possiamo dire che un quarto motivo a favore di Catania è che la qualità dei rapporti sociali è altissima, difficilmente riscontrabile in Europa e persino nelle altre città italiane"

"Il quinto motivo inoltre è decisamente il cibo. Qui il pomodoro sà di pomodoro. La melanzana, gli ortaggi, la frutta: è tutto gustosissimo. Se vai al mercato riesci a riconoscere i veri odori degli alimenti freschi. Quando vivevo a Berlino ero come un bambino viziato dal cibo di Catania. Un bimbo che chiede alla sua mamma: "Voglio la pasta col pomodoro di Catania! La ricotta o il cioccolato dei cannoli siciliani. Se provi i sapori di Sicilia alla fine è difficile abituarsi ad una vita senza gusto in una capitale europea”.

Il cibo è una delle tue passioni. Quali sono le tue passioni?
“… Sono molto fisiologiche. Sono tre: dormire, amare… amare è un verbo più elegante. E mangiare, ovviamente. Anche perché mi piace cucinare. Mi piace molto ospitare persone, organizzare cene e conoscere gente nuova a tavola. Le conversazioni e le simpatie che nascono durante una cena o un pranzo sono impagabili. Adoro i ristoranti di Catania, soprattutto per mangiare il pesce fresco, sia a Capomulini che alla pescheria. Comunque le feste in casa sono sempre il top”.

Tu sai che il sogno erotico delle donne italiane è avere un marito caldo a letto ma che sappia cucinare?
“Non sono d’accordo. Le donne italiane sono troppo autoritarie. Loro vogliono cucinare e fare tutto. Non ti lasciano fare niente. Quindi questo potrebbe essere un ulteriore richiamo per degli scapoloni come me da tutta Europa, che non vogliono fare nulla se non farsi coccolare...da una donna italiana appunto. La donna italiana è molto forte. Pensa sempre di poter fare tutto: la madre, la moglie, l’amante, la cuoca, le pulizie di casa. Tutto dev’essere sotto il controllo delle donne. Altrimenti... guai!”

Ci descrivi meglio le cene a cui partecipi, chi sono questi tuoi nuovi amici.
Io conosco solo i “vecchi” di Catania. Questa è stata un’altra grande sorpresa. Perché considerando che ho superato abbondantemente la cinquantina, pensavo che la gente adulta fosse noiosa e un po’ triste. A Catania invece ho scoperto che si può essere gioiosi e allegri anche nella terza età. Questo è un altro plus che dovrebbe essere comunicato anche all’estero, e che io ho scoperto ovviamente soltanto vivendo a Catania. Quest’estate tra i miei vari amici stranieri ho ospitato anche persone che orbitano nel mondo della moda parigina che si sono letteralmente innamorate di Catania, del suo fascino decadente che si contrappone alla vitalità della sua gente”.

Chi sono questi “vecchi” di Catania? Si parla di notai, politici, artisti…
“(Ride ancora). È gente che ha fatto milioni di follie durante gli anni '70 e '80. Gente che sta bene, che ha delle piccole rendite forse o che non fa pesare mai il suo lavoro perchè è umile dentro. Sono professionisti che si sono affermati negli anni o ancora in cerca di affermazione. Loro mi invitano nelle loro case, a cena. Io non conoscevo nessuno di loro fino a qualche anno fa, ma adesso abbiamo stretto dei legami autentici. Relazioni umane che sono davvero un tesoro per chi ama avere una vita sociale attiva”.

Cosa succede in queste cene della Catania bene?
“(Sorride ancora sornione). Succedono sempre due cose. Primo: esibiscono una quantità di cibo allucinante. Portate triple, quadruple, antipasti, contorni e stuzzichini di ogni genere. Dopo, i dolci. Perché ognuno porta un dolce e quindi non si finisce mai di mangiare. E poi si parla e si conversa sempre di gossip. Gossip catanese sulle tresche d’amore, estive o di chissà quale epoca. Praticamente si riesumano i mostri della giovinezza e ci si illude che questa non possa mai finire… anche se siamo pieni di rughe.

Ma allora è vero che sei diventato l’ospite piò conteso nei salotti buoni di Catania? Perché qual è il tuo segreto.
-(Ride e non risponde.)

Saranno i tuoi tatuaggi, forse?
“Si forse. Ma in realtà sono una persona che ha tanto tempo libero e quindi mi usano come riserva … quando un ospite a tavola.
I miei tatuaggi forse hanno un fascino ma in realtà non rappresentano nulla. Questa pantera per esempio doveva essere un dragone ma non so perché il tatuatore, all’ultimo minuto, ha detto che sarebbe venuta meglio una pantera ed eccola qua. Non c’è una ragione particolare nelle cose che faccio, spesso mi affido al caso, e il destino mi ripaga sempre benevolmente”.

E questo tatuaggio nel braccio? Che cosa c’è scritto?
Purificati, medita, realizza: questo risale al tempo in cui mi sono rinchiuso in un monastero buddista in Francia. Queste sono le tre fasi principali della vita. Sono esercizi spirituali che servono per purificarsi e per liberarsi dalle ansie e dagli stress. La filosofia buddista ti aiuta a vivere con maggiore più serenità. Ma io sono un buddista “di merda”, perché non sono affatto tollerante, affatto pacifico. Ho sempre un'energia che ho bisogno di sfogare”.

Tu sei molto elegante, trovi che Catania sia altrettanto elegante?
L’eleganza per me è gentilezza. Se tu sei gentile sarai sempre elegante. L’eleganza non è quella cosa parigina che ti impone di indossare e avere vestiti firmati o mostrarli in giro. Anzi è l’opposto. A Catania incontro molte persone gentili ma anche tante persone senza lavoro. Io ho una massima che ripeto sempre: lavorare non è elegante. L’eleganza è gentilezza. Quindi Catania è una città elegante. Anzi elegantissima! A parte gli scherzi, qui nell’aria c'è un’eleganza bellissima, nascosta nei suoi cittadini più umili. Anche se sentiamo molte scene di aggressioni o di degrado, penso che la maggior parte dei catanesi sia molto elegante proprio perché gentile e accogliente”.

Perché dici che lavorare non è elegante.
“Perché il lavoro e l’ambizione che gli è connessa conducono a stati aggressivi dell’uomo, il quale è portato a competere e primeggiare. Scalando i gradini del successo si comincia a guadagnare di più e spendere sempre di più. Così si innesca un vortice che più hai, più vuoi, più guadagni, più spendi. Tutto questo non solo non è elegante ma non è neanche gentile, nell'accezione di cui abbiamo detto prima”.

Se potessi fare un appello alla città o al sindaco di Catania cosa diresti?
“Niente, non ho nulla da raccomandare agli altri. In realtà ognuno di noi dovrebbe dare il buon esempio e aiutare Catania a stare meglio.
E io, forse dovrei fare il sindaco di Catania. Mi piacerebbe uscire un volta al mese con la carrozza del Senato e passeggiare con i cittadini più umili per le vie del centro. Mi piacerebbe valorizzare l’eleganza di questa città e i suoi aspetti più gentili. Non proverei minimamente a risolvere i suoi problemi perché sono atavici, piuttosto sceglierei una politica di tolleranza massima per tutto e per tutti. Ho fiducia nella gente e la gente, se la responsabilizzi, ti sorprende sempre in positivo.

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