Corleone, blitz antiracket: cinque arresti
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Corleone, blitz antiracket: cinque arresti

Estorsioni agli imprenditori e controllo degli appalti pubblici con l'imposizione di un pizzo del tre per cento dell'importo complessivo dei lavori da eseguire. Queste le attività portate avanti dai cinque arrestati dai carabinieri in un blitz antimafia – operazione ‘Grande passo’ - tra Corleone e Palazzo Adriano, in provincia di Palermo.

Le indagini hanno portato alla luce numerose estorsioni subite dagli imprenditori: in alcuni casi gli uomini del clan imponevano l'assunzione di manodopera e l'acquisto di materie prime presso imprenditori da loro indicati. Per convincere le aziende a "mettersi a posto" veniva utilizzato il classico metodo della bottiglia incendiaria.

Inoltre, per attirare l'attenzione degli imprenditori, gli affiliati hanno effettuato anche furti e danneggiamenti all'interno dei cantieri proprio nell'immediatezza dell'inizio dei lavori.

Al vertice del clan corleonese colpito dall'operazione c'era, secondo gli investigatori, Antonino Di Marco, incensurato 58enne dipendente comunale, fratello dell'autista di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina. L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo guidata da Leonardo Agueci, ha fatto luce sul ruolo di Di Marco, che svolgeva la mansione di custode del campo sportivo, e che secondo gli inquirenti avrebbe controllato la gestione degli appalti sul territorio di Palazzo Adriano per conto dei vertici del mandamento.

I magistrati sono anche al lavoro per capire la natura dei contatti, ripresi nel corso delle indagini che si sono avvalse di pedinamenti e intercettazioni, tra Di Marco e un deputato regionale.

Questi i nomi dei fermati nell'operazione 'Grande Passo' portata a termine dai carabinieri di Corleone e del gruppo Monreale, coordinati dalla Dda di Palermo: Antonino Di Marco, 57 anni; Pietro Paolo Masaracchia, 64 anni; Nicola Parrino, 60 anni; Franco e Pasqualino D'Ugo, di 48 e 53 anni.

"Cosa nostra continua ad avere una forza che si traduce nel controllo economico e amministrativo del territorio". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell'operazione. Secondo Agueci, gli arrestati di oggi sono personaggi "di costante e perenne pericolosità".

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