Dal patronato ai diritti tv, l'evoluzione del calcio nel nome di Massimino
La sala dell'E.r.s.u che ha ospitato la conferenza

Dal patronato ai diritti tv, l'evoluzione del calcio nel nome di Massimino

Era il tempo delle radioline, di quando il calcio era più sentito che visto, in cui conoscere il risultato della propria squadra in trasferta diventava un’impresa, un’epopea collettiva che immaginava la realtà ascoltata. È passato da allora circa un trentennio. Certo, una proporzione minima nella gigante scala storica. Eppure sembra una vita fa, anzi, un calcio fa. Con gli occhi arrossati dalla connessione a internet H24, travolti da news che viaggiano rapide come l’ultimo scatto di Messi mandato in loop su Sky, quel modo di vivere il pallone sembra proprio preistoria. O forse l’alba della rivoluzione dell’odierno sport system.

È stato questo il senso della conferenza “Il Calcio Catania tra cronaca e storia: Angelo Massimino, il presidentissmo a cavallo di due metodi di gestire il calcio”, svoltosi ieri nella residenza ERSU di Catania. All'incontro, organizzato dall’Ufficio Stampa dell’ente tutore degli studenti e dall’Assostampa di Catania, hanno partecipato i giornalisti Nino Milazzo, Luigi Ronsisvalle, Daniele Lo Porto, gli autori di “Tutto il Catania minuto per minuto”, e un nutrito pubblico di appassionati.

Tino Vittorio, Lo Porto e Milazzo  



Attraverso memorie e avventurosi aneddoti, è stata tracciata la vertiginosa parabola di uno sport profondamente cambiato nella sua organizzazione e nella sua fruizione mediatica, di cui Massimino è stato originale e picaresco interprete. Se da una parte il leggendario presidente rossazzurro è stato tra le ultime espressioni di un calcio patronale, fortemente identificativo tra creatore e creatura; dall’altra ha anticipato, con il suo atteggiamento esclusivista verso la squadra, una forma primitiva di gestione dei diritti televisivi. Massimino ne era certamente inconsapevole, tutto proteso com'era a vivere il suo Catania e sempre pronto a prenderne le difese. Come quando, durante una partita nel lontano 1981, redarguì duramente gli operatori dell’emittente privata Antenna Sicilia, rei, a parer suo, di abusare oltre il limite consentito le riprese televisive al Cibali. La motivazione era spietatamente pragmatica: “Io qui ci metto i soldi e quindi metto io le regole allo spettacolo”. Era una bonacciona e rudimentale filosofia, divenuta oggi, nel calcio monopolio delle tv, un mantra cinico e diabolico.

Russo, Lo Porto e Milazzo  



La conferenza si è conclusa con alcuni pensieri rivolti proprio al “presidentissimo”, icona della recente storia catanese. Personaggio senza misura, come la sua città, ma follemente innamorato di essa e della sua squadra. “Genuino” lo ricorda Milazzo, come lo era il calcio ai suoi tempi, pur tra mille insidie ed incomprensioni. Quando non c’erano sponsor e i presidenti compravano le scarpette ai giocatori. Quando bastava sentire una voce in radio per credere di aver visto esattamente la partita. Dal miglior posto in tribuna.

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