Delitto di Palagonia, autopsia non esclude violenza sessuale sulla donna
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Delitto di Palagonia, autopsia non esclude violenza sessuale sulla donna

Dall'autopsia su Mercedes Ibanez sono emersi elementi che porterebbero a ipotizzare che la donna sia stata violentata. Sono "soltanto indizi - riferisce una fonte giudiziaria - anche se diversi, che non danno certezze", le quali arriveranno da analisi successive. Il deposito della consulenza è previsto entro 60 giorni. Dall'autopsia emerge, inoltre, che le armi del delitto potrebbero essere un cacciavite e una grossa tenaglia o una pinza. Secondo fonti giudiziarie, l'esame medico legale porta ad ipotizzare che sulla scena del delitto ci fosse più di una persona.

Saranno celebrati dal vescovo di Caltagirone, mons. Calogero Peri domani, alle 17, nella chiesa San Giuseppe i funerali di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez. La Procura di Caltagirone ha firmato il nulla osta per la restituzione delle salme. Il Comune, sul proprio sito internet listato a lutto, annuncia che dalle 18 alle 22 di oggi, nella sala Azzurra, sarà allestita la camera ardente, che riaprirà domani 8 alle 16.

Intanto proseguono le indagini della polizia di Stato sul duplice omicidio nella villa di Palagonia. Proseguono i rielievi della polizia scientifica nella casa e anche su un paio di mutande da uomo insanguinate trovate nel giardino. Potrebbero essere dell'ivoriano fermato che le ha tolte per evitare di essere sospettato. Gli investigatori stanno controllando i tabulati del suo cellulare personale dal quale avrebbe fatto almeno due chiamate. Agli investigatori della squadra mobile di Catania e del commissariato della polizia di Stato di Caltagirone, l'uomo, ha dichiarato: "Il borsone (con dentro cellulare e pc portatile delle vittime, ndr) l'ho trovato per strada, che male c'è?", e dopo avere fornito questa sua spiegazione ha chiesto "perché mi state trattenendo, visto che ho chiarito tutto?". "Tra l'altro sono uscito alle 6 - ha aggiunto - e sono rientrato adesso; non avrei avuto il tempo di andare e tornare da Palagonia".

Ma la registrazione dell'uscita non esiste e il poliziotto di turno nega di averlo visto passare dall'ingresso principale. Potrebbe avere 'saltato' la recinzione o essere passato da uno dei 'buchi' che vengono creati. Ma i particolari che lo accusano non sono soltanto legati al borsone con cui poco prima delle 7 del mattino di due giorni fa, ha tentato di rientrare nel Cara di Mineo, suscitando la curiosità di una caporale dell'esercito che ha fatto intervenire un ispettore della Polizia di Stato facendo partire l'indaginieche ha portato alla tragica scoperta nell'abitazione dei Solano, in via Palermo, a Palagonia. Nel borsone c'erano anche un suo paio di pantaloni neri macchiati di sangue e una cintura bianca, con una grossa fibbia. Gli stessi che indossa, puliti, in una foto contenuta sul suo cellulare personale. Al momento in cui è stato bloccato, invece, indossa una magliettina grigia di un'impresa di Palagonia con la quale Vincenzo Solano collabora, i pantaloni, che sono diverse misure più grandi, e le pantofole dell'uomo. Capi che la figlia della vittima riconoscerà in commissariato in maniera certa e incontrovertibile. Secondo la tesi dell'accusa, l'ivoriano dopo la strage si sarebbe cambiato gli abiti per non destare sospetti al suo rientro al Cara.

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