Di Piazza al Catania, operazione azzeccata?
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Di Piazza segna il gol dell'1-1 in Lecce-Catania dello scorso anno

Di Piazza al Catania, operazione azzeccata?

Qualche giorno fa esaminavano i possibili giocatori che, nel mercato di riparazione appena iniziato, potrebbero tornare utili al Catania per agevolare, nella seconda metà di stagione, la difficile missione-rimonta nei confronti della Juve Stabia. Tra questi non figurava Matteo Di Piazza, attaccante di proprietà del Cosenza, reduce da due promozioni dalla C alla B negli ultimi due anni con le maglie di Foggia e Lecce.
Eppure, proprio il giocatore originario di Partinico è il nome che in questi giorni è stato più discusso sul muro e sui social, in virtù del fatto che autorevoli fonti giornalistiche hanno dato quasi per concluso il suo acquisto da parte della società etnea. Tale operazione di mercato ha provocato una vera e propria spaccatura tra tifosi e commentatori, per ragioni di carattere sia “ambientale” che tecnico.

I dubbi di carattere tecnico
- CENTRAVANTI, SETTORE GIA’ COPERTO
Partendo opportunamente dalle considerazioni tecniche, la prima obiezione che salta all’occhio riguarda il ruolo naturale dell’attuale numero 10 cosentino, che è quello di centravanti. In quella zona del campo il Catania dispone già di due elementi di spessore per la categoria, Curiale e Marotta, costretti a sacrificarsi per convivere in un modulo (il 4-3-3) che non prevede il contemporaneo utilizzo di due punte nella loro classica posizione.
L’arrivo di Di Piazza potrebbe avere un senso solo se fosse prevista la partenza di uno degli attaccanti già in organico, che con ogni probabilità sarebbe Curiale, il quale, per colpe non esclusivamente sue, non ha replicato fin qui il rendimento dello scorso anno e rispetto a Marotta è apparso meno al centro del progetto di Sottil. Tuttavia, sostituire il numero 11 rossazzurro con un elemento che, numeri alla mano, non dà maggiori garanzie realizzative, appare quantomeno opinabile (si confronti al riguardo la media gol dei due in Serie C: 0,36 Curiale; 0,29 Di Piazza).
A meno che non se ne faccia una questione di caratteristiche: Di Piazza è un attaccante di movimento, un “contropiedista”, rapido e bravo nel dribbling, doti che mancano nella rosa attuale. Peccato, però, che il Catania non sia (e non possa essere, dato il tasso tecnico e l’obiettivo fissato) una squadra attendista che imposta le partite sull’avversario.
- DI PIAZZA ESTERNO, ENNESIMO ADATTAMENTO
Da più parti si è però sostenuto che Di Piazza potrebbe essere schierato come ala sinistra, allo stesso modo in cui è stato proposto da Stroppa nel Foggia 2016/17. Pur nondimeno, si è trattato di un’esperienza troppo breve e neanche particolarmente convincente (9 apparizioni in quel ruolo, di cui 2 da subentrato, con uno score di 1 gol e 2 assist). Puntare su un giocatore da adattare, dopo tutti gli equivoci nati durante il girone d’andata, non sembra una soluzione ideale per “riparare” la squadra di Sottil. Peraltro, l’attuale “buco” dell’11 etneo si trova sulla fascia destra d’attacco, non su quella opposta, a meno che non si voglia continuare a sacrificare sia Manneh che Marotta in posizioni differenti da quelle naturali.
- CAMBIO DI MODULO, RISCHIO CONFUSIONE
Altra tesi a sostegno dell’acquisto dell’ex Lecce riguarda il possibile cambio di modulo, legato all’arrivo di un trequartista (Sarno, Maiorino o Strambelli), col passaggio al 4-3-1-2. Anche in questo caso non sono poche le perplessità: si sono impiegati quattro mesi per trovare una quadratura del cerchio e adesso si rimette tutto in discussione, col rischio di mandare ulteriormente in confusione la squadra? Con l’aggravante rappresentata dal fatto che l’uomo più in forma, Manneh, finirebbe penalizzato e probabilmente estromesso da un simile impianto di gioco, che non prevede ali.
- LE ESIGENZE SONO ALTRE ED IL BUDGET NON E’ ILLIMITATO
Tutte queste considerazioni vanno legate al principale nocciolo della questione: la vera lacuna del Catania è rappresentata dalla mancanza di un’ala destra di spessore, stante l’involuzione di Barisic e l’esclusione di Di Grazia. Inoltre, per esigenze di completezza non guasterebbero una mezzala di spinta ed un terzino sinistro. Considerando che la società di via Magenta non può spendere e spandere (come ad esempio il Parma di due anni fa, che a gennaio prese gente di categoria superiore come Di Cesare, Iacoponi, Scozzarella e Munari), sembrerebbe più opportuno razionalizzare le risorse a disposizione, destinandole alle (poche) necessità da soddisfare.

Quelle dichiarazioni poco “digeribili”
Altro aspetto che fa parecchio discutere in merito al possibile arrivo di Di Piazza è quello legato alle diverse dichiarazioni al vetriolo rilasciate dall’attaccante negli scorsi anni. Il giocatore è cresciuto nella primavera rossazzurra (con cui ha giocato nel 2005 e nel 2006) e probabilmente non ha gradito la mancanza di fiducia da parte della società, anche all’epoca diretta dall’ad Lo Monaco.
La prima uscita poco amichevole risale al marzo del 2016, alla vigilia di Akragas-Catania, gara delicata per la lotta salvezza della formazione allenata da Moriero: “Il match di domenica sarà molto importante. Spero di fare una grande prestazione e di poter contribuire al successo. Il goal dell’ex? Lo spero, per me sarebbe molto importante. Esulterò? Certo e spero di mandarli sempre più giù in classifica”. Di Piazza riesce nel suo intento, segna e contribuisce alla vittoria dei giganti e a fine partita rincara la dose: “Per me il gol di oggi è una sorta di vendetta per come mi hanno trattato”.
Il secondo capitolo si consuma nel gennaio del 2017. Il ragazzo, in uscita dal Vicenza, viene corteggiato dal Catania del suo “mentore” Rigoli (che lo aveva rilanciato ad Agrigento l’anno prima), ma firma col più competitivo Foggia. Lo Monaco, interrogato sull'argomento durante la presentazione di Marchese, sminuisce il giocatore (“Di Piazza? Non ha mai fatto tanti gol, è un "contropiedista". L’anno scorso con Rigoli ad Agrigento ne ha segnati parecchi ed improvvisamente è diventato uomo mercato”). La cosa non passa inosservata dalle parti dei satanelli. Durante la presentazione dell’attaccante, quest’ultimo, a precisa domanda, commenta così: “Ho giocato a Catania, e mi cercano da due anni, sia Lo Monaco che il tecnico Rigoli. Le loro dichiarazioni sono imbarazzanti”.
Ultimo atto, forse quello più difficile da digerire per i tifosi etnei, è quello della scorsa stagione. Di Piazza, nel frattempo passato al Lecce, entra e segna il gol decisivo per il pareggio nello scontro al vertice del “Via del Mare”. Ai giornalisti descrive così le proprie emozioni per l’accaduto: “Il gol al Catania? Per me che sono palermitano è stato bellissimo. Un piacere in più. L'esultanza è stata un'esplosione di gioia”. L’attaccante torna a parlare dello stesso episodio a fine campionato, ribadendo il concetto: “Il gol contro il Catania ci ha permesso di tenerli a distanza in classifica, li ha sgonfiati mentalmente, è la mia soddisfazione più grande da palermitano e tifoso del Palermo. Un gol dal valore triplo, segnato proprio ai rivali e nell’anno della promozione nostra al posto loro”.
Se parte della tifoseria etnea ha ancora legate al dito queste affermazioni, non manca chi osserva che con le buone prestazioni e i gol la maggior parte dei supporter le dimenticherà in fretta e che, in ogni caso, nel calcio moderno non c’è spazio per sentimenti ed emozioni tipiche di periodi ormai consegnati alla storia.
Anche da questo punto di vista, comunque, l’acquisto di Di Piazza potrebbe essere un’arma a doppio taglio, destinata a trasformarsi in ulteriore benzina gettata sul fuoco nel malaugurato caso in cui il giocatore non dovesse rendere al meglio.

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