Dramma Lampedusa

Due Italie. In meno di ventiquattro ore le immagini frenetiche delle tv hanno mostrato due volti del Paese. Ma quanto diversi? Al mattino di ieri il Premier Letta invocava al Senato aiuto e sostegno per il suo governo. Al mattino di oggi imploravano aiuto e sostegno i superstiti somali ed eritrei dell’immane tragedia di Lampedusa.

Ieri il Transatlantico di Montecitorio era un via vai di giornalisti isterici ed iperattivi, alla ricerca dell’esclusiva di politici dis-orientati. Stamane una barchetta andava in fiamme con a bordo 500 profughi, alla ricerca della salvezza.

Di mezzo, donne e bambini disorientati. Ieri si contavano con ansia i vo(l)ti della fiducia. Oggi si contano penosamente i volti della morte. Ieri ci si emozionava per la fine di un partito (forse). Oggi si piange per la fine di una vita. Cosa c’è in mezzo a queste due Italie? Probabilmente «Nnniente», come una senatrice ieri ha detto. Il niente colpevole di una classe politica diseducata e narcisa, chiusa nei palazzi a sperimentare macabri giochi di società.

Una classe politica avulsa dal reale e deformata, che sorride folle mentre collassa su di sé, come in un quadro spettrale di Bacon. E intanto risuona misera l’eco delle grida migranti, sulla spiaggia di un Paese alla deriva. I soccorritori di Lampedusa ne rappresentano con splendore l’umanità dispersa. L’Europa glaciale e indifferente guarda, dietro il finestrino dei sistemi affaristi e bancari. In mezzo non c’è niente. Nel mezzo siamo tutti naufraghi.

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