Eni/Gela, nuove manifestazione di protesta
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Eni/Gela, nuove manifestazione di protesta

Un migliaio di persone, in auto, in moto, in bicicletta, hanno raggiunto, in contrada "Bulala" a Gela, il piazzale del più grande gasdotto del Mediterraneo, il GreenStream dell'Eni, che ogni anno porta 10 miliardi di metri cubi di metano destinato all'Europa. Un luogo simbolo in cui i consigli comunali di una decina di città dell'area gelese hanno deciso di riunirsi in seduta straordinaria per lanciare un appello al governo nazionale e alla stessa Eni di non chiudere la raffineria.

E' stata una manifestazione di protesta, con la strada statale 115, Gela-Vittoria, che è rimasta bloccata dai dimostranti per oltre un'ora. A organizzarla il coordinamento per la difesa della raffineria di Gela composto dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, della giunta municipale e del consiglio comunale. Presente anche una delegazione di lavoratori e di amministratori di Priolo, sul cui Polo petrolchimico gravano altre minacce di ridimensionamento produttivo e occupazionale. Sindaci e consiglieri respingono con fermezza l'annunciato disimpegno dell'Eni, sollecitando l'intervento urgente del governo nazionale. "Se cade Gela - spiegano - cade l'intero apparato industriale siciliano".

Un lavoratore dice: "non lascerò i miei figli nelle grinfie di chi, approfittando del momento, si prepara a sfruttarli con lavoro nero, siamo pronti ad andarcene da questa Sicilia". Il rischio è che riprenda massicciamente l'emigrazione. "L'età media dei dipendenti della raffineria di Gela è di 40 anni - evidenzia un operaio - e il 70% ha contratto un mutuo casa almeno per 20 anni: come faremo? Una lavoratrice racconta di essere rimasta vedova sei anni fa: "Mio marito lavorava in impianto ed è morto di leucemia, lasciandomi con due figli. L'Eni dopo avermi resa vedova non può lasciare me e i miei due figli nella disperazione".

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