Folle gelosia, arrestato ventottenne
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Folle gelosia, arrestato ventottenne

Gelosia ossessiva e violenze inaudite. I carabinieri di Catania hanno arrestato il ventottenne G. M. per maltrattamenti feroci alla compagna. Una donna che, dopo aver avuto una lunga convivenza con un altro uomo, dal quale aveva avuto un figlio oggi maggiorenne, aveva intrapreso da pochi mesi una relazione sentimentale con l’indagato.

Il giovane ha subito manifestato una gelosia morbosa nei suoi confronti, attraverso minacce e aggressioni. Lo scorso 23 agosto la donna si è presentata dai militari con il volto sfregiato sul lato destro, gli occhi tumefatti e vari lividi; piangendo a dirotto ha consegnato un referto dell’ospedale Garibaldi dov’erano descritte le seguenti lesioni: “frattura ossa nasali, trauma cranico non commotivo, contusioni facciali multiple e perforazione post traumatica timpano destro”.

Aggressione subita solo perché, mentre si trovava in macchina con il fidanzato, le era arrivata sul telefonino una chiamata dell’ex compagno alla quale non aveva risposto. In quel frangente il giovane l’ha costretta a ritelefonare all’ex mettendo l’apparecchio in viva voce e, sebbene l’uomo al telefono si fosse limitato a dirle che si era preoccupato perché in precedenza non aveva risposto alla chiamata, G. M. ha sostenuto che la compagna aveva ricevuto un esplicito invito a un incontro.

Al minimo accenno di replica alle accuse, la fidanzata è stata colpita ripetutamente al volto con schiaffi e pugni; quindi sotto casa, davanti ad alcuni passanti che non sono intervenuti, è stata afferrata per i capelli, trascinata fuori dall’auto e ancora picchiata, con l’avvertimento che se avesse parlato sarebbe morta lei, insieme con il figlio.

La donna ha raccontato anche un episodio avvenuto lo scorso luglio, quando il compagno, dopo aver divulgato a sua insaputa una foto che la ritraeva nuda, alle rimostranze aveva reagito estraendo una pistola dalla cintola, puntandogliela sotto il mento e minacciandola di morte anche se in presenza di un’amica.

Nel riaccompagnarla in moto a casa, sotto il portone aveva estratto nuovamente l’arma, gliel’ha puntata alle gambe formulando l’ennesima minaccia: “Finalmente qua ti posso sparare perché nessuno vede niente”. Un’escalation di violenza che solo la denuncia è riuscita a fermare.

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