Fuocoammare scelto nella cinquina finale: concorrerà per Oscar
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Fuocoammare scelto nella cinquina finale: concorrerà per Oscar

Fuocoammare di Gianfranco Rosi ha avuto la nomination agli Oscar entrando nella cinquina dei migliori film documentario. Rosi, escluso già quando era stata annunciata la shortlist dei 9 candidati fra i film stranieri, ce l'ha fatta nella categoria documentari. Il suo Fuocoammare che racconta gli sbarchi degli immigrati a Lampedusa è fra i cinque candidati insieme con I'm not your negro, Life animated, O.J. Made in America, sulla vicenda del campione di football OJ Simpson, accusato dell'omicidio della moglie e 13th.

"Alla notizia della candidatura ho avuto un brivido, questo è stato un anno meraviglioso. Aver portato Lampedusa a Hollywood è una cosa bellissima", ha detto Rosi in collegamento streaming da Tokyo, dove è per promuovere il film. "Non ci credevo più per tutte le varie previsioni - ha aggiunto - sapevo sarebbe stata una battaglia fino all'ultimo, nulla era scontato".

Per lui è una "grandissima emozione. Il film da Berlino è arrivato in 64 Paesi, ora il suo messaggio esiste e naturalmente dedico questa candidatura a Lampedusa". Il cineasta sottolinea che "la meta era la nomination: per ottenerla sono stati tre mesi impegnativi come una campagna elettorale. Ora sarà solo una grande festa". Secondo il regista la cinquina dei documentari "che parla solo di temi come gli afroamericani e l'Africa, è anche una risposta dell'Academy a Trump che vuole costruire i muri".

Per Istituto Luce Cinecittà ''è un giorno di festa, da ricordare nel tempo, noi che del tempo e della memoria facciamo un lavoro di tutti i giorni, con uno dei più grandi archivi di immagini d'Europa, con i film, con i nostri documentari. La candidatura - sottolinea una nota Luce - nella cinquina degli Oscar per Fuocoammare di Gianfranco Rosi come Miglior documentario, è un riconoscimento meraviglioso fatto a questo lavoro''.

Un progetto, ''un sogno, un film che è nato al Luce, e grazie ad altri coraggiosi e appassionati - naturalmente Rai Cinema, 21Uno Film, Stemal Entertainment di Donatella Palermo, i francesi Les Films d'Ici e Arte, e il MiBact - è arrivato a viaggiare dall'altra parte dell'oceano, e di tanti mari di pubblico, di attenzioni, di persone, di sguardi. Un film che può andare a confrontarsi nel luogo dove il cinema è 'bigger than life', più grande della vita, nel tempio di quest'arte dove si riuniscono le più grandi macchine produttive di cinema del mondo. E un film che parla dall'Italia a tutto il mondo, e ora lo continua a fare da un luogo particolarmente ascoltato".

"Grazie - prosegue la nota - a uno sforzo magnifico del nostro cinema pubblico, e grazie agli sforzi congiunti dei due ministeri MiBact e Mise, che ci dimostra se ce ne fosse ancora bisogno, che l'unione e il collegamento degli sforzi, riesce a portarci in alto. E una piccola, curiosa soddisfazione per un evento unico''.

È la seconda volta che un documentario italiano arriva alla Cinquina degli Oscar. La prima, nel 1962, fu con 'La Grande Olimpiade' di Romolo Marcellini, il film che celebrava i Giochi del '60 a Roma. Il film era prodotto dall'Istituto Luce. ''Durante i Giochi il mondo si ferma a celebrare la meraviglia dell'uomo. Che questo film - conclude il Luce - continui a fermare e far riflettere il mondo sulla vita di tanti esseri umani e a farne una storia migliore''.

"Siamo molto felici che un film così importante e complesso abbia raggiunto questo splendido risultato. Un'opera che non solo risponde appieno alla mission di Servizio Pubblico ma va oltre nell'alimentare un racconto che Rai si impegna a far diventare sempre più internazionale", ha commentato Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale Rai. "L'Italia è il Mediterraneo e Lampedusa ne è non solo il centro geografico, ma soprattutto l'anima - prosegue il dg -. Un luogo di accoglienza e di apertura, esempio più alto della cultura italiana, al tempo stesso inno all'accoglienza e alla bellezza. Fuocoammare incarna questo ideale in tutta la sua forza, facendosi messaggio globale di solidarietà".

"Un'altra prova - conclude Campo Dall'Orto - che l'audiovisivo italiano è un luogo di eccellenza capace di avere un impatto nella costruzione della pubblica opinione globale su temi tanto difficili quanto importanti come la questione dei migranti."

"E' un risultato straordinario, è già una vittoria essere arrivati fin qui. Riuscire a entrare nella cinquina dei documentari finalisti è la realizzazione di un sogno iniziato un anno fa a Berlino e proseguito in ogni angolo del mondo. Passando per il nostro Paese, con la prima visione che Rai3 ha mandato in onda il 3 ottobre riscuotendo un grande successo di pubblico", dichiara Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema.

"Eravamo convinti - prosegue Del Brocco - che il cinema di Gianfranco Rosi ce l'avrebbe fatta a colpire nel segno e arrivare anche al cuore dei giurati americani. Una platea difficilissima, chiamata a giudicare i documentari prodotti da colossi americani come Amazon e Cbs. Una scommessa quasi impossibile: è dal 1962 che un documentario italiano non riesce ad entrare nella selezione dei film finalisti. Eppure la piccola isola di Lampedusa ce l'ha fatta anche questa volta, e dopo aver partecipato a ben 50 festival e aver vinto una decina di premi (tra cui l'Orso d'Oro al Festival di Berlino e il premio come Miglior Documentario agli Efa) ora arriva a Los Angeles con il suo carico di bellezza e di dolore. E aggiungo che per un soffio non è riuscito ad entrare nella short list della categoria per il Miglior Film straniero".

"Per questa splendida avventura, per le emozioni e le esperienze che abbiamo condiviso in questo anno eccezionale - continua l'ad di Rai Cinema - vorrei ringraziare i nostri partner produttivi, Donatella Palermo, Istituto Luce Cinecittà, e ancora Filmitalia e il Ministero dei Beni e delle attività culturali. Tutta l'isola di Lampedusa con i suoi straordinari abitanti, il dottor Bartolo per il lavoro quotidiano che continua a svolgere e il piccolo Samuele. E soprattutto - conclude - Gianfranco Rosi, per l'impegno e la tenacia che ha messo in questa lunga avventura, per il suo cinema che farà ancora molta strada e di cui tutto il Paese deve andare fiero".

"E' un'emozione grande per me, per i lampedusani, per i miei collaboratori e per tutti quelli che hanno dato tanto sul fronte dell'immigrazione". Con queste parole Pietro Bartolo, il medico protagonista di "Fuocoammare", commenta a Tv2000 la nomination agli Oscar.

"Il film - sottolinea - mi ha dato l'opportunità di diffondere il messaggio che da sempre cerco di trasmettere attraverso dichiarazioni e interviste, e che adesso, grazie a una persona straordinaria come il regista Gianfranco Rosi, ci consente di arrivare in tutto il mondo, prima in Europa e ora anche in America, paese in cui le cose non si mettono bene. Spero che questo film possa far fare un passo indietro a chi ha dei pregiudizi, a chi vede gli immigrati come alieni, come 'diversi', non sapendo che in realtà sono persone che scappano da guerre, torture e sofferenze e che vengono a cercare un po' di serenità nel nostro paese, purtroppo alcune volte la trovano, spesso no".

"Sono orgoglioso di essere italiano - aggiunge - perché l'Italia, in prima linea con Lampedusa, ha sempre aperto le porte, non ha mai fatto trovare un muro. Spero che questo film possa scuotere le coscienze di chi può davvero fare qualcosa e mettere fine a tutte le morti a cui ancora oggi dobbiamo assistere".

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