Gela, dipendenti Eni sul piede di guerra
Web

Gela, dipendenti Eni sul piede di guerra

Al quinto giorno di blocchi stradali alle porte di Gela contro la chiusura della raffineria dell'Eni e con la rabbia dei lavoratori che monta in mancanza di risposte, Cgil, Cisl e Uil si mostrano preoccupati perché "non si fidano di incontri ministeriali dedicati solo all'ottenimento di aiuti di Stato, riferiti alla cassa integrazione in deroga". Lo scrivono in una nota nella quale ribadiscono il loro "no alle elemosine" ammonendo che "nessuno vada a Roma con il piattino e il cappello in mano".

La presa di posizione sindacale giunge all'indomani della decisione del ministero del Lavoro di convocare, per il 27, a Roma un tavolo di confronto con il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, e il sindaco di Gela, Domenico Messinese, per definire gli ammortizzatori sociali a sostegno dei lavoratori dell'indotto della raffineria Eni, fermi da tre anni.

La protesta rischia di sfociare in azioni eclatanti e incontrollate. Da fonti sindacali si apprende che gruppi di lavoratori, appartenente allo "zoccolo duro" dei dimostranti, intenderebbero spostare i picchetti davanti alla stazione di arrivo del gas libico della condotta sottomarina "Greenstream" per bloccarne completamente l'attività. A rischio, in tal caso, le forniture di metano, in pieno inverno, per i Paesi europei, in particolare Germania e Francia, che ne risultano i maggiori utilizzatori, con pesanti conseguenze economiche e di ordine pubblico.

Cgil, Cisl e Uil avvertono: "Il sindacato sta ancora mantenendo l'ordine sociale ma lancia l'allarme della possibile ingovernabilità della protesta". "La vertenza-Gela - scrivono - è così complessa che solo lo Stato può decretarne la vita o la morte" per una città che può sopravvivere "solo se lo Stato è con noi". E rivendicano "una data precisa" di confronto risolutivo della vertenza senza più "incontri-spot nè elemosine".

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Cronaca