Giù le mani dalle nostre famiglie, signora Presidente
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Spot Barilla, una famiglia tradizionale

Giù le mani dalle nostre famiglie, signora Presidente

Ebbene si signora presidente. Devo fare outing. Sono il prototipo elevato all’ennesima potenza della mediocrità italiana; sposato con 5 figli e in attesa del sesto… sembrerebbe proprio che ambisca a quella schifezza di famiglia tradizionale in stile dopoguerra presente in alcuni spot pubblicitari e da Lei ha recentemente disprezzato.

Normalmente mia moglie serve a tavola, prima il marito e poi i figli, che a fatica tentiamo di far stare seduti…

Devo fare outing, se chiede a mia figlia di 5 anni cosa vorrà fare da grande le dirà: la mamma (ETEROSESSUALE cioè NORMALE). Mentre le confesso che se i miei figli (MASCHI) mi colgono in flagrante ad aiutare la mia signora nel lavare i piatti dicono disgustati: papà che stai facendo?

Non so quale sia la normalità europea occidentale, e non so la presidentessa ex o post comunista a quale modello vuole che la famiglia italiana si adegui: solamente restano negli occhi e nella mente le parole schifate pronunciate da Sua Altezza nel definire improponibile la figura apparsa in alcuni spot pubblicitari (Barilla) di una donna mamma casalinga ai fornelli e che serva a tavola la propria famiglia; anzi che serve il marito e i figli seduti a tavola.

Non so se la Boldrini abbia come modello la fantastica donna in carriera bulgara anni ’80 o le ragazze anni ’90 di “non è la RAI”; o più semplicemente qualsiasi cosa al di fuori della donna pilastro della famiglia, ossia di colei che porta in sé la vita e che si realizza nel donarla, che è felice facendo felice chi le sta attorno.

Ma dobbiamo davvero vergognarci di questo ruolo di madre e moglie? È un modello femminile superato? È proprio uno scandalo il servire marito e figli seduti a tavola?
Non posso negare quanta tristezza porti con sè un messaggio del genere lanciato dalla seconda carica istituzionale del nostro paese: il disprezzo per una figura femminile “normale” all’interno di una famiglia tradizionale, una donna votata al sacrificio per i propri cari.

Cosa diranno gli esemplari giurassici di donne che, ancor oggi nel 2013, nel silenzio della faticosa quotidianità donano la propria giovinezza in un ruolo sociale insostituibile al vedersi così sminuite, degradate? Non importa che siano ancor oggi una consistente maggioranza; oggi la “dittatura del diverso” non guarda in faccia ai numeri. L’importante è sovvertire, rompere, distruggere l’ordine naturale, ciò che conta è il disordine, la rivoluzione dei costumi.

Il Parlamento intanto, sempre su questo filone, sta per approvare la legge antiomofobia: sarà a breve reato in quanto denigratorio esprimere idee che vedano nell’omosessualità un comportamento non conforme al diritto natura, o semplicemente anormale. Un sacerdote non potrà più dal pulpito della propria chiesa trattare questi argomenti, salvo rischiare procedimenti penali a proprio carico.

Mi piace chiudere queste povere ma appassionate righe con un pensiero ed una preghiera (ammesso che si possa ancora pregare) per tutte quelle donne più o meno giovani che ogni giorno scelgono con sacrificio di donare la propria vita, il proprio tempo i propri anni per la famiglia, in un lavoro estenuante e silenzioso, un lavoro prezioso ed insostituibile a dispetto del moderno modello femminile incarnato dalla presidentessa.

Che il Signore vi conceda sempre tanta gioia nella fatica e che possiate ogni giorno (o almeno quasi ogni giorno) scoprire che c’è più gioia nel dare che nel ricevere e che con l’andar degli anni il sorriso dei figli dei vostri figli vi possa abbondantemente ricompensare di una vita spesa per chi avete amato. Amen

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