I pescatori di Lampedusa rendono omaggio alle vittime, ma è polemica sui soccorsi
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I pescatori di Lampedusa rendono omaggio alle vittime, ma è polemica sui soccorsi

Una corona di fiori. E' l'omaggio per le vittime della strage che i pescatori di Lampedusa hanno fatto raggiungendo in barca il luogo del naufragio. Naufragio nel quale la gran parte delle vittime è composta da donne. E' quanto emerge dai racconti fatti dai superstiti: dei 111 corpi recuperati, infatti, 49 sono donne mentre tra i 155 superstiti sono solo 4 le donne presenti.
Secondo il racconto dei minori agli operatori di 'Save the Children', sul barcone c'erano centinaia di donne, molte delle quali mancherebbero quindi all'appello. All'interno del relitto a 47 metri di profondità ci sarebbero almeno un centinaio di corpi incastrati.
E sono 41 i minori sopravvissuti, lo conferma Filippo Ungaro di 'Save the Children': "I ragazzi sono tutti traumatizzati, 40 dei 41 sono soli e hanno affrontato il viaggio completamente da soli senza genitori, né parenti. Tra loro ci sono anche bambini di 11 anni, arrivano tutti dall'Eritrea".
Per rendere omaggio ai migranti morti, questa mattina è stata lanciata in acqua una corona di fiori: a bordo dei pescherecci il presidente del consorzio dei pescatori Salvatore Martello e altre decine di pescatori. Tra questi, anche Vito Fiorino, proprietario della barca 'Gamar', il primo a soccorrere gli immigrati dopo il naufragio avvenuto due notti fa: "Basta infangare i pescatori di Lampedusa - dice - non è assolutamente vero e non sarebbe possibile non dare l'allarme o fermarsi quando si vede un barcone. Anche la notte del naufragio, se qualcuno avesse visto il barcone in difficoltà, si sarebbe immediatamente fermato per dare l'allarme. Non capisco come faccia il sindaco Giusi Nicolini a dire una cosa simile, non so chi glielo ha riferito".
"Noi non vogliamo essere eroi - dice - ma non è giusto che la Capitaneria continui a dire che ha salvato 155 persone: se non fosse stato per noi i morti sarebbero stati molti, molti di più. Soltanto su tre pescherecci abbiamo tirato su oltre 100 persone. Come fanno a dire che li hanno salvati loro?".

Vito Fiorino è molto arrabbiato e ha ancora davanti agli occhi la scena delle decine di corpi che galleggiavano sull'acqua e di altri che si sbracciavano per essere aiutati. Tornando alla notte del naufragio, ha detto: "Tra i 47 profughi che ho salvato nessuno ha detto che altri pescherecci erano passati senza fermarsi - afferma - anzi, non facevano che ringraziarci e abbracciarci perché erano felici di essere stati salvati. A noi non interessa fare polemiche, l'importante è che queste persone siano state salvate. Però non possiamo nascondere che c'è stato un ritardo nei soccorsi".

Un'affermazione smentita con forza dalla Capitaneria: ''Nessun ritardo nei soccorsi'' della Guardia costiera. Le operazioni di salvataggio ''sono scattate immediatamente, subito dopo che, intorno alle 7 del mattino, è stato dato l'allarme via radio'', sottolineano fonti delle Capitanerie di Porto. ''Le motovedette della Guardia costiera che si stavano dirigendo sul posto si sono messe subito in contatto con l'imbarcazione più vicina al luogo del naufragio e hanno raccomandato di recuperare le persone finite in mare. Una volta giunte sul posto - viene precisato - le motovedette hanno a loro volta imbarcato quante più persone possibile''.
Intanto i superstiti del naufragio avvenuto due giorni fa davanti alle coste dell'isola sono indagati per immigrazione clandestina. Fatta eccezione per i minori, tutti gli altri immigrati, più di cento, sono stati iscritti, come prevede la legge Bossi-Fini, nel registro degli indagati per immigrazione clandestina. A darne conferma è il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale. "E' un atto dovuto - spiega - non potevamo fare altrimenti".

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