Il PD sVendola bandiera rossa

Ovunque, governare è impopolare: passare dalle promesse all’attuazione comporta scelte, decisioni che necessariamente scontentano alcune categorie per soddisfarne altre.
E nei periodi di crisi, come quello in cui siamo immersi, governare significa spesso assumere decisioni che sembrano non accontentare nessuno.
L’Italia non fa eccezioni, anzi gli scandali sessuali e quelli giudiziari non possono che acuire la tendenza al ribasso della popolarità di chi governa.
Certamente il primo turno delle elezioni amministrative 2011 segnano una rottura nel consenso sin qui raccolto dal Cavaliere, con la conseguente necessità di raggiungere nuovi equilibri all’interno dell’alleanza con la lega.
Sin qui nessuna sorpresa, anzi nonostante la tanto decantata dittatura berlusconiana, in Italia si intravedono timidi e sparuti sintomi di democrazia….

Tuttavia un fattore prettamente italiano non può non scorgersi.
Se scende il gradimento di Berlusconi, il Pd non cresce.
A crescere sono Vendola, Pisapia e De Magistris, i nuovi paladini delle sante alleanze Anti Berlusconi. Avete presente l’Ulivo e l’Unione? Questi barconi superaffollati di governanti; capaci tra il 2001 ed il 2006 di cambiare tre volte premier (prima Prodi, poi D’Alema per finire con Amato) e tra il 2006 e 2008 di far naufragare un governo della minoranza degli italiani sorretto da senatori a vita organici alla sinistra, presenti ad ogni assemblea a dispetto dell’età e di una lucidità mentale non sempre delle più limpide.
Lo scandalo oggi suscitato da Scillipoti appena tre anni orsono altro non era che pura ammirazione nei confronti degli emeriti Scalfaro, Andreotti, Ciampi, Colombo e Rita Levi Montalcini.

Senza bandiera rossa, il Pd non vince.
C’è bisogno di sventolare quella bandiera e quei simboli forieri dei più grandi massacri della storia, affinché il Centro sinistra possa vincere le elezioni.
Ma non basta c’è anche bisogno, a livello nazionale, che questa bandiera sia portata dall’”utile idiota” di turno, che edulcori un po’ la questione e renda più presentabili i nipotini ideologici di Togliatti. Finora è bastato il viso abbondante di Romano Prodi, un domani chissà.

La strada percorsa da Veltroni, quella di costruire un partito a vocazione maggioritaria, che non cerchi strane alleanze ma che costruisca un vero superamento dell’eredità comunista, non ha campo.
Manca la seria volontà di archiviare tutto il passato catalogandolo tra gli errori dell’umanità.

E allora ben venga la dittatura delle minoranze made in Vendola & Pisapia, siano esse minoranze religiose, di orientamento sessuale, culturali, l’importante è mischiare le carte confondere tutto, non c’è bene e non c’è male all’infuori di Berlusconi. Si possono presentare nello stesso schieramento Vendola e la Binetti; si possono difendere le nostre radici avendo quale priorità di governo la costruzione di moschee e centri islamici.

Del resto come già sottolineato in un articolo di novembre, l’integerrimo Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, quando era direttore dell’Unità difese a spada tratta il regime Sovietico durante l’invasione Ungherese del 1956. Egli fu uomo politico in tutto e per tutto integrato nel PCI sovvenzionato, controllato e garantito dal PCUS. Rispetto a ciò, a tale terribile passato, mai una parola, un ripensamento, un segno di autocritica….
Certamente in caso di nuovi esperimenti di Unione il Prodi della situazione, a partire dall’estate 2013, potrà contare su un nuovo senatore a vita.

Resta il fatto che senza bandiera rossa …. Non si vince.

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