Imprenditore pagava il pizzo da oltre 20 anni: arrestato aguzzino
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Imprenditore pagava il pizzo da oltre 20 anni: arrestato aguzzino

Pagavano il pizzo da oltre vent’anni, ma da venerdì scorso il loro aguzzino, insieme ai complici, è finito in manette. È successo a Catania, più precisamente a San Giovanni Galerno, dove i carabinieri hanno tratto in arresto Vincenzo Mirenda, titolare di un chiosco bar, ritenuto appartenente alla famiglia mafiosa dei “Santapaola”.

Per Mirenda l’accusa è di estorsione aggravata, commessa ai danni di due imprenditori, titolari di una attività di commercializzazione di apparecchiature di intrattenimento, di detenzione di armi da fuoco e di ricettazione.

L’intervento dei carabinieri è scaturito dopo un’indagine, coordinata dalla procura, e attuata tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e appostamenti.
Grazie proprio alle intercettazioni gli investigatori hanno saputo che nella mattina del 20 agosto una delle vittime si sarebbe incontrata con l’indagato al fine di corrispondergli la quota mensile dell’estorsione.
Dopo l’appostamento e l’osservazione diretta, i militari sono intervenuti cogliendo in flagranza Mistretta che aveva ancora in mano una busta contente tremila euro.
Perquisita l’abitazione, sono state ritrovate anche una pistola e numerose munizioni.
Le vittime, sentite dai militari, hanno ammesso di essere state da sempre soggette ad estorsione, sin dagli inizi degli anni 90.

La Procura ha quindi disposto il fermo di altri tre indagati, Vittorio Fiorenza, Antonio Varisco e Laura Guarnaccia, sussistendo il pericolo che gli stessi, a seguito dell’arresto del loro complice, potessero darsi alla fuga.
Ieri, il gip ha convalidato gli arresti, disponendo per tutti la custodia cautelare in carcere, ad eccezione della Guarnaccia che è stata posta agli arresti domiciliari.

Il Giudice, infine, ha accolto anche la richiesta della Procura per altri tre provvedimenti restrittivi a carico di altri tre complici che si erano susseguiti nel tempo nella gestione della estorsione. Si tratta di Francesco Carmelo Arcidiacono, Salvatore Fiore e Salvatore Gurrieri, già in carcere per altri reati.

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