Istituto superiore di Sanità: "Muos non pericoloso, ma popolazione va monitorata"
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Istituto superiore di Sanità: "Muos non pericoloso, ma popolazione va monitorata"

Il Muos in costruzione a Niscemi non ha alcun impatto negativo sulla salute della popolazione ma serve una costante sorveglianza sanitaria su chi vive nelle aree interessate. E’ quanto stabiliscono le conclusione finali della relazione dell’Istituto superiore di sanità, che ha valutato il rischio per la salute delle emissioni elettromagnetiche della nuova installazione Muos, Mobile user objective system nel Comune di Niscemi, in un rapporto di 59 pagine, già anticipato e pubblicato ora sul sito dell’Istituto.

La relazione finale è stata redatta dal gruppo di lavoro costituito ‘ad hoc’ dall’Istituto. “L’installazione del Muos – evidenziano le conclusioni – non impatterebbe negativamente sulla salute della popolazione, ma si rileva contemporaneamente la necessita’ di un’attenta e costante sorveglianza sanitaria della popolazione delle aree interessate”.

Non solo, gli esperti chiedono “l’attuazione di un monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico successivamente alla messa in funzione delle antenne Muos, anche in considerazione della natura necessariamente teorica delle valutazioni effettuate su queste specifiche antenne”.

Secondo le conclusioni però “il profilo di salute della popolazione del comune di Niscemi, basato su una articolata analisi delle ospedalizzazioni, presenta, in confronto con la situazione regionale, un quadro critico degno di attenzione, che per molti aspetti risulta sovrapponibile a quello della popolazione del Comune di Gela, con cui condivide l’esposizioni a fumi industriali”.

“Nella mortalità – osserva il report – emergono eccessi significativi per mieloma multiplo ed epatite virale negli uomini, per cirrosi e altre malattie croniche del fegato nelle donne, per le malattie infettive e cerebrovascolari in entrambi i generi. Pero’ i casi di mieloma multiplo – precisano gli esperti – potrebbero essere correlabili ad esposizioni in ambito agricolo, su cui le strutture sanitarie locali potrebbero indagare”.

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