L’esequie del Bellini all’ultima della Lucia di Lammermoor

«Un popolo senza teatro è un popolo morto». La dura sentenza è scritta in uno dei lenzuoli pendenti dai palchi del Teatro Massimo Bellini di Catania. Ieri, prima dell’ultimo spettacolo lirico del 2013 - la Lucia di Lammermoordi Donizetti -, è stata organizzata una funerea messinscena dai dipendenti dell’ente, che da quattro mesi non percepiscono più stipendio. Un sedicente corteo funebre è entrato in sala con tanto di vesti nere, cappucci, lanternino spettrale e una bara portata a spalla. Lì risiede simbolicamente il Teatro Massimo Bellini, in una funesta proiezione di quello che potrebbe essere tra qualche mese un funerale vero. Una dipendente ha preso la parola spiegando al pubblico in sala le ragioni di quella protesta: da agosto gli addetti ai lavori del Bellini non ricevono più alcuna retribuzione. La mancata presentazione del bilancio 2013 da parte del comune e il conseguente rinvio dell’ erogazione dei contributi regionali, stanno determinando una grave crisi gestionale. A correre seri rischi è la programmazione concertistica del 2014 sulla quale vige ancora molta incertezza. Il pubblico in sala ha accolto con un lungo applauso solidale la denuncia, conclusa con un invito a testimoniare ovunque la grave situazione determinatasi.

Nei giorni della disperazione collettiva, delle manifestazioni di piazza e di caotica violenza, ci si può domandare che senso abbia sostenere un teatro come il Bellini, tempio centenario di arte e di cultura. Che senso abbia educare l’animo alle virtù delle passioni e dell’ingegno umano. Che senso abbia la musica che diventa preghiera e il silenzio di un attore che rivela l’orizzonte del mistero. Chiedersi questo e capire se ne vale la pena è un atto politico di responsabilità, è un atto che la politica tutta dovrebbe affrontare nel tempo della sua incapacità di traduzione del disagio sociale.

Intanto il fantomatico feretro esce dalla sala, lo accompagna la mesta marcia funebre dell’orchestra. Oggi per protesta i musicisti non avranno la divisa da concerto, ma ancora più forza e passione. Si abbassano i riflettori e inizia la Lucia. Un clarinettista in attesa della sua parte chiude gli occhi e danza seduto al suo posto: è in uno stato di profonda trance. Il solo pensare che quel momento possa essere l’ultimo in quel teatro è già un delitto alla bellezza, che non salverà il mondo, certo, ma lo rende meno duro. Questo sì.

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