La regola del giocatore partente: via da Catania strada in salita

La regola del giocatore partente: via da Catania strada in salita


Chi va via da Catania ha vita dura. Facciano scongiuri gli ultimi partenti sull’ affollata tangenziale rossazzurra. Perché lontano dal Massimino pare che il cronometro s’appesantisca, la bussola impazzisca e la sfiga s’accanisca (e speriamo che con questa rima per un po’ sparisca!). In otto anni di serie A sono stati numerosi i giocatori che, dopo aver fatto le fortune proprie e della squadra, non sono riusciti a confermarsi altrove, nel massimo campionato. Infortuni, cambi di ruolo, scelte azzardate, hanno oscurato l’aura che gagliarda li accompagnava sotto l’ombra del vulcano. Emigranti dispersi e sventurati, debitori di alchimie sfuggenti ed imprevedibili che sotto l’Etna, evidentemente, emanano forte e talismanica essenza. Ecco allora alcuni di questi eccellenti viandanti, che lasciarono in gloria un campo, per rivederne con difficoltà molti altri.

La breve e melanconica rassegna inizia con Mattia Biso, il giocatore più fricchettone della storia del Calcio Catania. Piede raffinato e testa alta fanno pendant col suo aspetto woodstockiano: barbuto generoso, capelli sempre scompigliati al vento; fu nella rosa promossa in A nel 2006. Non riuscì a confermarsi pienamente l’anno successivo, complice la rottura con la società etnea. Per lui, dopo, soltanto esperienze in serie minori. Non avrebbe demeritato altre opportunità in massima serie. Oggi, a 36 anni, gioca in serie D ad Ancona. Nella storia recente rossazzurra c’è anche Fabio Caserta, virtuoso centrocampista offensivo. Pescato in C2 dall’Igea Virtus nel 2004, trovò a Catania il passepartout per il grande calcio: serie B, promozione, odore di nazionale…e tanti saluti, destinazione Palermo. In rosanero lasciò poche scintille, scottandosi troppo proprio nel derby di Catania nel 2007 (ingresso, gol, espulsione. Non male!). Oggi è nella Juve Stabia in B. Sull’ asse Catania-Palermo transitò non poco anche Matias Silvestre, difensore goleador. Ben quattro stagioni per lui al Massimino (2007-2011), una soltanto al Barbera (2011-2012). Poi solo sfortuna. È riuscito a mantenere la categoria ma non più da protagonista: collettivamente disastrosa la scorsa annata all’ Inter, già nefasta quella nascente al Milan, segnata da infortunio al ginocchio.


LE TRE M

Molti sono i tifosi catanesi iscritti al club delle tre M: Mi Mancate Molto. E non potrebbe essere altrimenti per atleti come Mascara, Martinez e Morimoto. Il calatino è stato, ed è ancora, l’icona del rinato calcio etneo. Miglior bomber di sempre in A (30 gol) ed unico giocatore nella storia rossazzurra a vestire la maglia della nazionale italiana (6 giugno 2009). Non se la sentì di invecchiare in Sicilia da semplice re onorario. Comprensibile. Si preservò la categoria da umile vassallo a Napoli per perderla a Novara nel 2012. Dopo un anno all’Al-Nasr, oggi, ricomincia dalla serie B a Pescara. Lo fa mestamente anche l’uruguayano Jorge Martinez. Molti ricordano la sua allegra danza aerobica tra le maglie interiste del triplete per il 3-1 rossazzurro. Poi tante altre streghe per tanti altri avversari. Ma la sua è stata un’incomprensibile parabola discendente: dopo fertili stagioni a Catania (2007-2010), annaspò nell’illusione di una Juve (2010-2011) non ancora invincibile. Fuori ruolo a Torino, si perse malamente insieme alle r di mister Delneri. Poi Cesena, Cluj e tanti fantasmi. Oggi è al Novara in serie cadetta. L’ultima dolceamara M è quella del nipponico Morimoto. Per lui apparecchio ai denti e tanto affetto del pubblico per molti anni (2006-2013); curiosità e gol importanti come quello che consegnò al Catania la storica semifinale di Coppa Italia nel 2008. Parentesi a Novara nella stagione 2011-2012, è ritornato alla base l’anno scorso per l’ultima pallida stagione italiana (finita all’Al Nasr). Venuto dall’oriente come enfant prodige, vi ha fatto ritorno da precoce samurai pensionato.

CHI VA PER RITROVARSI

C’è un’eccezione alla regola del giocatore partente e si chiama Gennaro Sardo. Al Catania dal 2006 al 2010, non riuscì mai a convincere l’esigente tifo rossazzurro. Ha trovato un suo equilibrio altrove, mantenendo la categoria da pedina inamovibile al Chievo. Ha segnato alla Juve. Sardo. Alla faccia di tutti i sardonici etnei.

GIGANTI BUONI

Catania, in A, ha visto non solo folletti ma anche giganti buoni. È il caso di Giorgio Corona (2006-2007) e Gianvito Plasmati (2006-2011, tanti prestiti di mezzo), oggi rispettivamente in seconda divisione e in B. Centravanti spilungoni con pittoresche movenze, non troppo leggiadre. Tanto alti e goffi quanto brutalmente spietati sotto porta (ne sanno qualcosa anche Palermo, Juve ed Inter), riuscirono con il loro personale e ruvido stile ad entrare nel cuore dei catanesi.

Chi va via da Catania ha vita dura. Anche se gli ex Lodi e Biagianti, nella giornata appena trascorsa, sembrano voler smentire vivamente. Se lo augurano. E noi con loro. Sperando che non sia la la solita (e cinica) eccezione che conferma la regola.

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