La sfida teologica di Ratzinger attraverso il suo Gesù di Nazaret
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La sfida teologica di Ratzinger attraverso il suo Gesù di Nazaret

CITTÀ DEL VATICANO - È terminato ieri nella Sala Clementina il convegno annuale organizzato dalla Fondazione Joseph Ratzinger. Il ciclo di tre giornate su I vangeli: storia e cristologia. La ricerca di Joseph Ratzinger è stato concluso dall’atteso intervento di Papa Francesco, successore del dimissionario tedesco. Studiosi e teologi internazionali si sono incontrati per riflettere sulla nuova proposta cristologica del Pontefice emerito Benedetto XVI, presentata nei tre volumi pubblicati dal 2007 al 2012 su Gesù di Nazaret. Il dibattito ha affrontato le intenzioni dichiarate del Papa teologo: rilanciare il ruolo di «un’autentica teologia» nel dialogo con le grandi sfide del mondo contemporaneo. L’urgenza dell’autore, avvertita per tutto il suo Magistero, è quella di rendere adeguata e sostenibile, nel tempo della sua crisi, la proposta cristiana e la sua ricerca di verità.

La teologia di Ratzinger su Gesù legittima se stessa nella storia di oggi. Essa è autentica quando non è più fossilizzazione archeologica ma sguardo al presente, capace di provocare una domanda alle sue pretese di esistenza. Nel tempo dell’evaporazione delle grandi guide la teologia può tornare a farsi orientamento dell’uomo solo se, mettendo in discussione se stessa, scatena in lui una ricerca di senso: io che posto ho in questa storia cristiana? e nel mondo? e la storia cristiana può farsi storia del mondo? Per il teologo tedesco ciò avviene quando la teologia, pur preservando e aggiornando la sua dignità scientifica, non rinuncia al suo tentativo peculiare di conquista del mistero e della forza della vita, ben oltre una verifica sperimentale della fede. La sfida è complicata ma accettata da Ratzinger: serve oggi una scienza teologica che non si dia come favola del mondo ma come scienza capace di documentare, aggiornandosi, la sua reale esistenza attraverso la minuziosa conoscenza delle Scritture, della letteratura patristica e del pensiero cristiano. Ma a questa scienza deve affiancarsi la convinzione di un’impossibilità del suo stesso esaurimento attraverso un metodo meramente oggettivo. «La verità va oltre la fatticità» scrive Ratzinger, cioè la ricerca di senso parte dalla storia del mondo per poi toccare ogni uomo nel suo intimo, nella sua sperimentazione soggettiva incalcolabile.

Il Gesù del Pontefice tedesco non è un maestro atemporale, fissato in autoritari sermoni. Nei suoi tre volumi l’autore rivendica una cristologia dell’amicizia, in cui l’empatia per la vita e per gli uomini è il primo sguardo su Dio «Non vi ho chiamato servi ma amici». L’amore è un’amicizia nel mondo oltre il mondo, talmente forte da non poter essere trattenuta da un solo uomo, talmente vera da attraversare i muri della vita. Amicizia come avventura della fede e punto d’inizio per la ricerca di Dio.

L’imponente opera di Ratzinger assume un senso alla luce della crisi del suo pontificato e dell’inizio del Magistero di Papa Francesco. Nel trittico sul Gesù di Nazaret il tedesco denuncia implicito l’agonia della lettera svuotata e slegata dalla realtà di oggi, e si preoccupa di proporne una nuova, capace di scuotere l’esistenza nelle sue problematiche moderne. Questo è il suo testamento, una eredità filosofica e dottrinale che Papa Francesco ha il compito di trasformare in vita, come l’inizio del suo pontificato sta dimostrando.

Il convegno di Roma si è concluso con la consegna del Premio Ratzinger al reverendo professore britannico Richard Burridge (nella foto precedente) e il professore tedesco Christian Schaller, meritevoli per l’approfondita ricerca teologica condotta nei loro studi. Un elemento considerevole: il primo è un cristiano non cattolico, il secondo un laico.

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