Legge elettorale, preferenze, una riflessione

Sarebbe giusto e democratico che il cittadino possa scegliere direttamente il proprio rappresentante (e fin qui è la scoperta dell'acqua calda).

Da anni, in Italia e altrove, si è abbandonata la preferenza (in quanto foriera di clientelismo, affari e ruberie) a favore di altri sistemi selettivi, maggioritario o proporzionale con liste bloccate.
La prassi ha però mostrato gli evidenti limiti di questi metodi e come la dirigenza e la qualità politica degli ultimi anni si sia gravemente abbassata. I politici oggi si definiscono "Casta". Durante la prima repubblica mai si sarebbe pensato a questo tipo di aggettivazione.

Ma allora qual è il miglior sistema di selezione? La preferenza - sia al sud che al nord Italia - è un momento di trattativa fra elettore e candidato. Fra i ceti meno colti e più bisognosi, il voto è un momento di speranza, vero ed immediato. Una trattativa fra candidato e cittadino che la maggior parte delle volte esula dalla ideologia politica o dai contenuti programmatici, ma che verte essenzialmente sulle richieste e/o offerte fra i due sopra citati protagonisti (elettore e candidato).

La preferenza quindi è un essenziale momento petitorio per l'elettore bisognoso; e al contempo è una banco di prova del potere e della forza del candidato.

Ripeto e sottolineo, in questa dialettica, le idee del candidato e la sua appartenenza politica sono elementi assolutamente marginali. Chi lo nega - e son tanti - dice una grande una bugia oppure non conosce la verità (oppure non si è mai candidato). E' vero tuttavia che esistono politici i quali - per loro specifici meriti - godono della buona opinione della gente e quindi costoro sono destinatari dei relativi consensi al momento del voto. E' anche vero che, nelle aree più depresse e povere d'Italia, la semplice regalia di beni alimentari o di poco denaro diventa un elemento di sicuro convincimento dell'elettore. Spesso è sufficiente la semplice promessa di un posto di lavoro per accaparrare consenso e supporto.

E allora quale strumento elettorale adottare? Un vero dilemma. La lezione politica di Luigi Sturzo puntava alla risoluzione di tali problematiche tramite la civilizzazione delle masse, la quale veniva ipotizzata attraverso il libero accesso all'istruzione e al lavoro. Sono passati cento anni. Nulla è cambiato. Siamo ancora allo stesso punto di partenza in cui si formava il pensiero sturziano.

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