Mafia, Napolitano chiamato come teste
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Mafia, Napolitano chiamato come teste

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarà sentito dalla Corte d'Assise di Caltanissetta quale testimone nell'ambito del processo che si è aperto questa mattina sul nuovo filone d'inchiesta per la strage di via D'Amelio. Tuttavia, il capo dello Stato non potrà essere sentito in merito alle intercettazioni telefoniche relative ai contatti fra lui e Nicola Mancino. E' quanto ha stabilito, con una propria ordinanza, il presidente della Corte d'Assise di Caltanissetta, Antonio Balsamo, accogliendo la richiesta avanzata dall'avvocato Fabio Repici, uno dei difensori di parte civile della famiglia Borsellino. Il legale di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nelle strage, aveva sottolineato, nella sua richiesta, che l'allora presidente della Camera è un "testimone privilegiato di quanto avveniva in quella fase nei palazzi del potere. In una circostanza ha peraltro detto di avere accompagnato il presidente Scalfaro nei momenti decisivi del biennio tragico delle stragi di mafia".

Il processo riprenderà il 26 solo per programmare le date delle trasferte per sentire alcuni collaboratori di giustizia, in particolare Spatuzza, Giuffrè e Brusca che hanno già deposto lo scorso giugno al carcere di "Rebibbia" in occasione dell'incidente probatorio. A Napolitano verrà chiesto di riferire, fra l'altro, delle circostanze di cui è venuto a conoscenza, in quanto presidente della Camera, in ordine alla presunta trattativa Stato-mafia, alle difficoltà incontrate dalla conversione del decreto sul carcere duro e all'avvicendamento al vertice del ministero dell'Interno nel 1992 tra Vincenzo Scotti e Nicola Mancino. Sono diversi i nomi eccellenti fra politici, esponenti delle forze dell'ordine, uomini d'onore e collaboratori di giustizia di vecchio stampo, nella lista dei testi presentata dall'accusa nel nuovo processo, denominato "Borsellino quater".

Grazie alle rivelazioni di Spatuzza, si apre un nuovo filone d'inchiesta. La Procura ha presentato una lista composta da circa 300 testimoni. Altri testi di rilievo sono Carlo Azeglio Ciampi, Luciano Violante e lo stesso Nicola Mancino. La Procura ha chiesto di ascoltare anche il Generale dei Carabinieri Mario Mori, Giuseppe De Donno e l'avvocato Gioacchino Genchi. Fra i collaboratori di giustizia spiccano i nomi di Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Antonino Giuffrè ma anche Ciro Vara, Leonardo Messina. In aula saranno chiamati anche Totò Riina e Massimo Ciancimino. Sul banco degli imputati i boss Vittorio Tutino, Salvo Madonia, e i falsi pentiti Calogero Pulci, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino. Già condannati con il rito abbreviato a 15, 10 e 12 anni Gaspare Spatuzza, Fabio Tranchina e Salvatore Candura. "Con questo processo - ha dichiarato il procuratore Lari - si vuole fare luce sulla strage di via D'Amelio. Borsellino venne ucciso per essersi opposto alla trattativa Stato-mafia e il progetto omicidiario subì un'accelerazione perché Borsellino si oppose. Sarà anche un processo impegnativo, che mira a svelare il giallo sull'agenda rossa che il magistrato teneva sempre con se'".

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