Marcos
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Supporter brasiliani a Dublino

Marcos

Basta un’ora di conversazione e alcuni ragazzi brasiliani m’invitano al Diceys - uno dei locali più frequentati di Dublino – per assistere alla partita della loro nazionale contro il Camerun. Ritorno a casa dal college e, preso dall’euforia del momento, decido di andare, conscio del fatto che potrei ritrovarmi solo in mezzo a una bolgia di tifosi verdeoro. Arrivo in anticipo e ordino una Guinnes – ne avrò già consumate centinaia da quando vivo nella patria di James Joyce – e mi defilo all’esterno del locale.

Vedo un ragazzo che, in totale solitudine, sorseggia la sua birra e che, con sguardo spento, osserva chi gli passa accanto. Mi si avvicina e con un sorriso mi chiede: “Chi vincerà il mondiale?”. Si chiama Marcos, è alto, la pelle giovane segnata dalla fatica e, a differenza degli altri, se ne sta in disparte ad aspettare i gol di Neymar, il suo idolo. Parliamo del più e del meno, della situazione politica in Brasile, dell’enorme divario fra ricchi e poveri e della crisi economica in Italia. E’ informato, colto e, come me, ama scrivere. Quando gli chiedo perché è venuto a Dublino, gli occhi gli diventano lucidi e mi confessa: “Salvo, mi sono sposato presto, mia moglie è morta poco dopo il nostro matrimonio e stare in Brasile era come vivere soffocato dal cielo”. Lo osservo basito e gli chiedo di ripetere quello che ha detto: “In Brasile guardavo il cielo ed era come se mi cadesse addosso, quindi un giorno ho preso una cartina dell’Europa, ho lanciato una freccia e ho beccato l’Irlanda. Vivo qui da cinque anni ma, la sera, neanche il famoso cielo di questo paese è riuscito a darmi quella serenità che cerco da anni”.

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Vamos Brasil!

Questo Marcos è un folle, ma la sua è una follia lucida. Non appena intravedo i miei amici, gli propongo di unirsi a noi ma lui rifiuta educatamente il mio invito, così lo saluto e raggiungo centinaia di magliette verdeoro in festa. Inizia la partita e mi ritrovo catapultato in un’atmosfera magica: sono in piedi con almeno mille tifosi brasiliani che cantano a squarciagola l’inno della loro nazionale. Capiscono che sono straniero e mi abbracciano, mi offrono ripetutamente da bere, e mi attraggono a ritmo di samba. Al primo gol di Neymar il locale si trasforma in un tripudio di gioia: Gislene e Carolina festeggiano come se fosse il loro compleanno, Joao e i suoi amici urlano a squarciagola. C’è qualcosa di magico in questi ragazzi brasiliani; l’allegria, la gioia di vivere, il loro modo di stare insieme e la semplicità con cui si approcciano alle persone. Sono autentici e tanto basta per farmi sentire a casa. Finita la partita, balliamo tutti fino a notte fonda.

Alle due del mattino, mi ritrovo a passeggiare tutto solo su Dame Street; rientro, mi sdraio, alzo gli occhi e, anche se non guardo il cielo, ripenso a Marcos e alle sue parole. Siamo entrambi smarriti, eppure ne sono certo: “Finiremo per trovarla la Via... se prima abbiamo il coraggio di perderci”. *citazione Tiziano Terzani

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