No, io non voterò Stancanelli. Meglio Nello Musumeci

Come noto, Raffaele Stancanelli, dimettendosi da Senatore della Repubblica, ha scelto Catania.

Una domanda: ma Catania e i catanesi hanno mai scelto Stancanelli? E poi, in futuro, lo sceglierebbero? Io dico di no.

Ricordo a tutti, che, la sera della presentazione della candidatura, l’attuale inquilino di Palazzo degli Elefanti era pronto e volitivo per competere alla carica di presidente della provincia, non di sindaco.

Ebbene, il prezzo dell’accordo da pagare all’Arraffaele, per concedere al PDL catanese le candidature nei due enti locali principali (Comune capoluogo e Provincia) fu proprio l’inversione di ruoli e di candidature fra Stancanelli e Giuseppe Castiglione (che invece era già pronto ad affacciarsi sul balcone d’innanzi il Liotro per la festa di S. Agata).

Tutti sanno circa il rapporto Stancanelli-Arraffaele, che io definirei quasi gerarchico (per chi non ci credesse, può rivolgersi a Salvo Pogliese, il quale, in occasione delle regionali del 2001, rimase vittima di questo trasversalismo deideologizzato. Stancanelli infatti lo batté di circa 1.200 preferenze di lombardiana provenienza).

Comunque, nella notte, l’inversione di candidature ci fu. Vi ricordate come andarono le cose? Stancanelli, eletto sindaco, perse rispetto alla coalizione che lo sosteneva circa 13 punti percentuale. Infatti, le liste a lui collegate raccolsero il 67,94% dei voti mentre Stancanelli appena il 54,59% (tredici punti in meno).

Attenzione, a quell’epoca vigeva un sistema elettorale che oggi non c’è più. Allora il sindaco poteva essere votato senza essere scelto dall’elettore: vigeva il famoso "effetto trascinamento". Così, ogni voto espresso in favore del candidato consigliere – anche senza barrare il nome del sindaco – veniva automaticamente attribuito al candidato sindaco indicato dalla coalizione e posto, nella scheda elettorale, nel riquadro accanto a quello delle liste a lui collegate. E’ vero, c’era anche il voto disgiunto, ma a Catania – diciamoci la verità – nei quartieri popolari chi volete che lo conosca?

Oggi però la legge è cambiata.

Una buona legge regionale, da poco varata, ha finalmente restituito il potere di scelta ai cittadini, privando, o almeno riducendo di gran lunga, il potere dei partiti: l’effetto trascinamento è stato abrogato.

Da adesso per dare un voto ad un candidato sindaco dovrai votarlo (strano vero?).

NON basterà più scrivere sulla scheda elettorale il nome del tuo candidato al consiglio comunale. Da ora in poi si dovrà anche specificare – mettendo una bella ed evidente croce – il nome del candidato sindaco: Eureka!

Insomma, la prossima campagna elettorale vedrà solamente i candidati sindaci, i loro programmi ed il popolo quali unici protagonisti della scena politica.

Nessun soggetto mediano, nessuna interdizione, nessuna segreteria di partito o chissà quale apparato di clientelare potere potrà mai decisivamente incidere (la platea elettorale a Catania è troppo ampia).

Per essere eletti serviranno carisma, programmi e idee: voti, insomma. Il tempo dei padrini e delle manovre è finito: per le segreterie sarà game over.

In fine, come annunziato, io non voterò Stancanelli.

Perché?

Egli, a mio avviso, è un uomo dell’Arraffaele dell’EMMEPIA – alias Movimento P’Ammuccalapuni (più di tutti, fu lui a volerlo come sindaco).

Inoltre, essendo questo un movimento politico ormai ben saldo nel panorama del centro sinistra italiano, ed essendo invece io eccessivamente ancorato ai miei valori che insistono presso il centro del centro destra della stessa Italia, non potrei mai appoggiare questo mega inciucio in salsa siculo-grammichelese.

Purtroppo – ecco un mio profondo limite – la mia fanatica ed ottusa coerenza valoriale mi impedisce di sostenere una sindacatura dove un uomo di destra, al servizio di un democristiano (reinventatosi in tarda età autonomista), si trova in piena sintonia con un governo regionale di centro sinistra (è davvero troppo per i miei stupidi tabù etici e morali: scusatemi).

Riassumendo, Stancanelli, nel 2008, perdendo 13 punti percentuali ha fatto il sindaco.

È pur vero però che quell’anno, in quella stessa elezione, qualcun altro la vinse.

Nello Musumeci – per esempio – candidato sindaco rastrellò il 26,16% dei voti. Quasi il doppio dei voti che prese invece la lista che lo sostenne al Consiglio, la quale appunto si attestò al 12,18%.

Ecco, Nello Musumeci… se si candidasse.

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