Omicidio Palermo, per pm atto premeditato
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Omicidio Palermo, per pm atto premeditato

La procura di Palermo non crede che sia stato un raptus ad armare la mano del 23enne Samuele Caruso, contro le sorelle Lucia e Carmela Petrucci, di 18 e 17 anni, quest’ultima morta sotto una serie mortale di fendenti. Due di questi, quelli fatali, erano al collo e ben sferrati, secondo quanto emerso da un primo esame sul cadavere, oggi approfondito nel corso dell’autopsia nell’Istituto di medicina legale del Policlinico. Così, il magistrato Caterina Malagoli, che coordina l’indagine condotta dalla polizia.

Il giovane, del resto, si è presentato con un coltello, che è stato peraltro ritrovato, e ha atteso che le due ragazze arrivassero. Caruso, che ha confessato e ha detto di avere perso la testa, avrebbe agito, dunque, secondo il pm, consapevolmente e con l’intenzione di uccidere, probabilmente entrambe le sorelle.
Lo dimostrano i colpi ben assestati al collo di Carmela. Ma anche quella ventina di fendenti che hanno raggiunto Lucia, come ha spiegato oggi ai giornalisti Giuseppe Termine, il primario di Chirurgia dell’ospedale “Cervello”: colpi sferrati, ha detto, in modo “barbaro e brutale”, utilizzando “un’arma estremamente affilata, assimilabile a un bisturi”.
Se non sono stati mortali e più profondi e la ragazza oggi è in “buone condizioni”, ciò probabilmente è dovuto al fatto che tra lei e l’ex fidanzato omicida si è frapposta proprio Carmela. Secondo quanto riferito agli investigatori da alcune compagne di Carmela, l'assassino ieri prima di andare sotto l’abitazione della vittima e della ex fidanzata, l'avrebbe attesa all’uscita del liceo Umberto Primo, che frequentavano le due ragazze. Negli ultimi giorni Caruso si era fatto vedere spesso davanti al liceo.

Una breve relazione quella tra Lucia e Samuele, nata su facebook, la cui fine in estate non era mai stata accettata da lui e di cui i genitori di lei non sapevano nulla. Oggi un poliziotto è stato inviato nel nosocomio per sentire Lucia che già nell’immediatezza dei fatti aveva accusato l’ex, ma che ancora non sa che la sorella è morta. Lunedì Caruso sarà interrogato dal gip di Palermo per l’udienza di convalida dell’arresto per omcidio volontario premeditato.
“Non ce l’avevo con Carmela, non volevo colpire lei, l’ho colpita per sbaglio. Ce l’avevo con Lucia...”. E’ una delle frasi farfugliate da Samuele Caruso durante l’interrogatorio in cui ha confessato il delitto.
Gli investigatori dicono che non era lucido, “ma farfugliava frasi, biasciava parole”. E, sembra che proprio durante la confessione, si sia reso conto di quanto fatto.
Lucia Petrucci “ha chiesto più volte della sorella, ma per il momento, anche su consiglio dello psicologo, si è preferito non dirle la verità”. Lo ha detto Giuseppe Termine, il primario di Chirurgia dell’ospedale ‘Cervello’, incontrando i giornalisti.
“La ragazza è lucida, ma per i prossimi due giorni - ha aggiunto - si prevede di tenerla in rianimazione anche per proteggerla dalla notizia della morte della sorella, che lei ancora ignora”, ha aggiunto. Lucia sa “che la sorella è in condizioni gravi e che si trova in un altro ospedale. Quando le ho chiesto se si ricordava tutto dell’aggressione lei ha detto di sì e io credo che sia vero. Al momento, però, ho preferito non approfondire. Nei prossimi giorni, anche con l’aiuto dello psicologo, cercheremo di farle apprendere tutta la verità sulla sorte della sorella”.

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