Open Arms, altro disperato si getta in mare
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Open Arms, altro disperato si getta in mare

Mentre si teme per un maxi naufragio davanti alle coste della Libia con almeno cento dispersi, come riferisce Alarm Phone citando un pescatore testimone della tragedia, Open Arms, a Lampedusa, aspetta fatti concreti dai governi di Italia e Spagna, dopo avere ricevuto, in via ufficiale, la disponibilità a collaborare per sbloccare lo stallo.

Ieri sera il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha fatto un passo avanti: “possiamo portarli noi in Spagna”, ha detto. Dunque, dopo che la Open Arms ha “incredibilmente rifiutato”, scrive il ministro Su Facebook, di essere accompagnata in Spagna dalla Guardia Costiera italiana “a questo punto facciamo un ulteriore passo in avanti: siamo disponibili a portare noi, con la nostra Guardia Costiera, nel porto iberico che ci verrà indicato tutti i migranti che sono a bordo della Open Arms”.

“La Spagna però – aggiunge – faccia prima, a sua volta, un passo in avanti e tolga immediatamente la sua bandiera dalla nave Ong”. Le diplomazie sono comunque al lavoro per stabilire una linea comune, anche se il tempo scorre inesorabile.

E se la Ong ha accettato la proposta di trasferimento dei migranti in un porto delle Baleari – Minorca o Maiorca – rimane tuttora aperto il problema di come si debba procedere. “Se davvero un accordo è stato trovato, è indispensabile che Italia e Spagna si assumano la responsabilità di mettere a disposizione tutti i mezzi necessari”, avverte Open Arms. Che però mette dei paletti. “Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalle coste di Lampedusa, gli stati europei stanno chiedendo a una piccola ong come la nostra, di affrontare 590 miglia e 3 giorni di navigazione, in condizioni meteorologiche peraltro avverse, con i migranti stremati e 19 volontari molto provati che da più di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l’Europa nega”, evidenziano.

No dunque all’ipotesi di essere scortati dalle navi militari della Guardia costiera fino alle Baleari, perché, dicono Oscar Camps e Riccardo Gatti di Open Arms, “noi certamente non possiamo navigare con la situazione che c’è a bordo”. Anche la seconda ipotesi, cioè quella di trasferire una parte dei naufraghi nelle navi militari mentre il resto rimarrebbe sull’imbarcazione spagnola, viene bocciata dalla Ong. In questa sorta di partita a scacchi, la Ong ha messo in campo due proposte: il trasferimento dei naufraghi in aereo o con traghetti di linea. “Per dare dignità a queste persone potrebbero trasferirli a Catania e da lì in aereo portarli a Madrid – è l’idea lanciata da Camps e Gatti – Affittare un boeing per 200 persone costa 240 euro a passeggero”.

L’alternativa, proposta dalla Ong, è l’uso di traghetti, e non di navi militari, “per fare viaggiare queste persone, stremate, in condizioni umane”. Alle parti si rivolge la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud: “Facciamo un appello agli Stati membri e alle Ong a collaborare per trovare una soluzione che funzioni e che permetta uno sbarco immediato delle persone”. Spiegando, inoltre, che il commissario Dimitris Avramopoulos nei suoi contatti con gli Stati membri degli ultimi giorni ha sollevato anche la questione della Ocean Viking, la nave norvegese con 356 naufraghi a bordo da giorni tra Malta e Lampedusa.

Stamattina, intanto, un altro migrante ha tentato la traversata a nuoto per raggiungere la costa. Nella notte, per motivi di salute, sono stati sbarcati altri 8 migranti che necessitavano di assistenza. Con loro anche un accompagnatore. “Confinati in una scatola di ferro per 18 giorni, acqua razionata, cibo razionato … la situazione inizia a somigliare a quella di un centro di detenzione libico ma nelle acque territoriali italiane”, scrive su Twitter Oscar Camps, fondatore della Ong spagnola.

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