Palermo, beffa Brescia e per i soldi

Palermo, beffa Brescia e per i soldi

Doveva essere una serata dalle accese tinte rosanero, e così per larghissimi tratti è stata, in campo e sugli spalti. Il Palermo di Roberto Stellone ha accarezzato la testa della classifica, passando avanti sul Brescia con il subentrato Nestorovski dopo un match condotto praticamente dall’inizio alla fine, vedendosi beffato soltanto nel recupero da un mezzo cross di Tremolada. Un pareggio beffardo, ma mai quanto la sconfitta fuori dal campo: dopo aver apparentemente risolto i problemi economici giovedì sera, questi sono tornati immediatamente. Non ci sono fondi per gli stipendi, si va verso il -4 in classifica.

La faccia tesa di Foschi in tribuna diceva tantissimo, si stava consumando un dramma perché gli imprenditori palermitani che avrebbero dovuto immettere i capitali per pagare gli stipendi avevano appena fatto un passo indietro. Infatti, è saltato l’accordo. La famiglia Mirri ha parlato chiaro, con un comunicato. Si riparte da via, torna lo spettro della penalizzazione e adesso è nuovamente corsa contro il tempo in un weekend che si preannuncia caldissimo.

Ecco il comunicato: “In relazione alle recenti notizie apparse sulla stampa locale in merito all’interessamento della Famiglia Mirri all’acquisto della società sportiva Palermo Calcio intendiamo precisare quanto segue. L’intendimento della nostra società (la Damir s.r.l.) e della nostra famiglia era solo quello di approntare le somme occorrenti per il versamento degli stipendi e, dunque, consentire alla società di evitare la penalizzazione prevista in ipotesi contraria. Si è trattato di una vera e propria professione di fede frutto di un attaccamento e di un amore nutrito nei confronti della squadra del Palermo, che appartiene da sempre alla nostra famiglia risalendo alla presidenza di nostro zio Renzo Barbera. La nostra offerta, dunque, a fronte del nostro impegno economico, era limitata alla possibilità di poter ottenere l’affidamento delle attività di comunicazione e marketing della società e della squadra attingendo ad un’esperienza aziendale di ben cinquant’anni. Il tutto nonostante fossimo consapevoli degli enormi rischi che tale iniziativa imprenditoriale avrebbe potuto comportare per la Damir s.r.l. e per la nostra famiglia. L’attuale proprietà della Società ha ritenuto di non dover positivamente valutare la nostra proposta.Auspichiamo che lo sforzo oggi profuso possa fungere da stimolo per altri imprenditori (magari con maggiori possibilità e capacità) che vogliano, con il medesimo spirito di attaccamento, offrire soluzioni per il salvataggio della società simbolo della nostra città. Soluzioni che siano rispettose anche e soprattutto dei tifosi di cui noi facciamo parte”.

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