Palermo, uccide l'ex convivente a coltellate
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Palermo, uccide l'ex convivente a coltellate

Una giovane donna è stata uccisa stamattina a Palermo dall'ex convivente, che è fuggito ed è stato poi arrestato dalla polizia. La vittima è Rosi Bonanno, 25 anni, assassinata a coltellate nell’abitazione dei suoi genitori, in via Occhiuta nella borgata di Villagrazia, dove si era trasferita dopo aver interrotto la relazione con l’omicida, Benedetto Conti, 40 anni. L'omicidio è avvenuto davanti al figlio di due anni, che è rimasto col cadavere della madre finchè i genitori di Rosi Bonanno, che erano usciti per una visita medica non sono rientrati.

Conti non si era rassegnato alla fine del rapporto e stamattina si è recato a casa della donna per cercare di convincerla a tornare con lui. La discussione è però sfociata in una lite, e l'uomo ha colpito più volte con un coltello Rosi Bonanno. Poi è scappato. Immediate le ricerche della polizia, che lo ha rintracciato e fermato poco dopo a Villabate, poco fuori Palermo.
Quando è stato fermato a Villabate, dove abitava, Conti aveva con sè il coltello usato per uccidere e ai poliziotti ha detto di aver ingerito veleno per suicidarsi. E’ stato condotto in ospedale per una lavanda gastrica. L’omicida era stato denunciato più volte dalla ex convivente per stalking. Dopo la loro separazione era stato convenuto che Conti vedesse il figlio due volte alla settimana, ma l’uomo si sarebbe invece presentato tutti i giorni dalla ex compagna.

"Ora che mia figlia è morta siete venuti tutti. Ma per due anni no, per due anni di denunce no. E ora mia figlia è morta. L'avete tutti sulla coscienza. Questa non è giustizia, lui avrebbero dovuto rinchiuderlo", ha detto disperata la madre di Giusi Bonanno.
La donna ha raccontato che Conti si era mostrato violento anche durante la convivenza, e che era stato denunciato ripetutamente alle forze di polizia. Una zia della vittima ha affermato che Giusi lo aveva denunciato anche per violenza sessuale. La coppia si era separata da gennaio, "perche’ mia figlia era in pericolo", ha continuato la madre della vittima ricordando una serie di intimidazioni e violenze: "Ci hanno bruciato la macchina, ci hanno rotto il vetro, ci hanno lasciato una bottiglia di benzina dietro la porta con i fiammiferi, ci hanno insultato per telefono".
Secondo la madre, i servizi sociali stavano valutanto se trasferire in una comunità Giusi e il bambino, per proteggerli: "Ma se dovevano proteggerli, dovevano rinchiudere lui, non mia figlia", ha gridato la madre, che in preda a una forte agitazione è stata poi soccorsa da personale del 118.

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