Papa Francesco a Lampedusa:
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Papa Francesco a Lampedusa: "Mai più morti in mare"

''La mia visita è per risvegliare le coscienze''. Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata questa mattina al campo sportivo 'Arena', in località Salina, a Lampedusa. ''Quando alcune settimane fa ho appreso la notizia, che tante volte sui è ripetuta, di immigrati morti in mare - da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte - il pensiero mi è tornato come una spina nel cuore che porta sofferenza. Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare. Perché ciò che è accaduto non si ripeta più''.

''Abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna. La globalizzazione dell'indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere'', ha detto Papa Francesco. ''La cultura del benessere - ha proseguito - rende insensibili alle grida degli altri, fa vivere in bolle di sapone. Una situazione che porta all'indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza''.

"Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli o sorelle? - ha chiesto Francesco ricordando la prima lettura, tratta dal libro della Genesi, che racconta la storia di Caino e Abele - Nessuno: tutti noi rispondiamo così. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: dove è il sangue del tuo fratello che grida fino a me? Abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna".

Di fronte alla tragedia dei migranti morti in mare, ''domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore'', ha detto Francesco. ''Domandiamo al Signore - ha aggiunto - la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c'è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell'anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. Chi ha pianto oggi nel mondo?''.
"Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro - ha continuato -. Ritorna la figura dell'Innominato di Manzoni: la globalizzazione dell'indifferenza ci rende tutti 'innominati', responsabili senza nome e senza volto''.

Il Papa ha ricordato anche un'opera della letteratura spagnola. ''C'è una commedia di Lope de Vega - ha detto citando 'Fuente Ovejuna' - che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna, uccidano il governatore perché è un tiranno. E lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l'esecuzione''. ''Quando il giudice del re chiede: 'Chi ha ucciso il governatore?' - ha proseguito Bergoglio - tutti rispondono: 'Tutti e nessuno, signore'. Anche oggi questa domanda emerge con forza: chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle?''.

Il Papa ha poi rivolto un saluto ai ''cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali". "La Chiesa vi è vicina - ha aggiunto - nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie''. ''A voi, 'O 'scia''', ha detto Bergoglio usando l'espressione del dialetto lampedusano.
Ai cittadini di Lampedusa Francesco ha espresso così la sua gratitudine: "Voi siete una piccola realtà ma offrite un esempio di solidarietà". "Lampedusa è un faro - ha sottolineato -, sia d'esempio a tutti".
Al termine dell'omelia Francesco ha dichiarato: Per i migranti morti in mare "ti chiediamo perdono, Padre. Perdono, Signore, per chi si è chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore''. "Perdono Signore", ha aggiunto a braccio il Pontefice, mentre dalla folla dei fedeli si levava un applauso.


La messa, celebrata su un altare ricavato da una barca, si è svolta davanti a circa 15.000 persone. In prima fila c'erano i migranti. Tra i fedeli presenti alla celebrazione c'era anche Claudio Baglioni insieme alla moglie.
Al suo arrivo al campo sportivo Bergoglio, che indossava la casula viola, simbolo del dolore, è stato salutato al passaggio dalla folla che lo ha accolto al grido di 'Francesco, Francesco'. Il Pontefice ha stretto le mani dei fedeli, accarezzando alcuni bambini lungo il percorso.


Dopo la messa il Papa si è recato nella chiesa San Gerlando per incontrare il parroco, don Stefano Nastasi, i parrocchiani e anche alcuni profughi.
Il Papa è arrivato sull'isola poco prima delle 9. Nel tragitto a bordo della motovedetta che lo conduceva al Molo Favaloro ha lanciato una corona crisantemi bianchi e gialli in mare in ricordo degli immigrati vittime delle traversate. Poi si è trattenuto per qualche minuto in silenzio e preghiera.


Sulla motovedetta della capitaneria di porto il comandante della Guardia costiera di Lampedusa Giuseppe Cannarile ha mostrato a Papa Francesco il video contenente le immagini del naufragio del barcone di immigrati avvenuto nella notte tra il 7 e l'8 maggio 2011, quando morirono tre profughi mentre altri 700 furono salvati.
Al Molo Favaloro, dove era stato affisso uno striscione con la scritta: 'Benvenuto tra gli ultimi', Bergoglio ha incontrato un gruppo di migranti che lo hanno accolto con un canto. ''Cantate bene, però''. Sono state le prime parole pronunciate da Papa Francesco. Gli immigrati, molti minorenni, hanno cantato una canzone dedicata a Maria.

''Preghiamo anche per quelli che oggi non sono qui'', detto Papa Francesco. Il Pontefice ha salutato tutti i migranti, stringendo la mano ad ognuno di loro. ''Vi ringrazio tutti per l'accoglienza - ha detto -, oggi siamo qui nella preghiera e anche per questo non ho parlato. Vi saluto tutti, grazie, grazie''.

Un giovane profugo rivolgendosi direttamente al Papa ha raccontato: ''Siamo fuggiti dal nostro Paese per due motivi: politico ed economico e per arrivare in questo luogo tranquillo abbiamo superato numerosi ostacoli. Siamo stati rapiti da molti trafficanti, per arrivare qui abbiamo sofferto moltissimo''.


L'immigrato ha anche consegnato una lettera al Santo Padre. Il giovane, visibilmente emozionato, ha chiesto aiuto al Papa spiegando di essere ''costretto a restare in Italia perché abbiamo lasciato le nostre impronte digitali e quindi non possiamo andare via. Chiediamo agli altri Paesi europei di aiutarci''. Papa Francesco ha ascoltato con attenzione le parole del giovane e gli ha stretto la mano.

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