Peppino Impastato, il giorno del ricordo
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Peppino Impastato, il giorno del ricordo

Un lungo corteo degli studenti a Cinisi, quest'oggi ha aperto la giornata per ricordare Peppino Impastato, l'attivista ucciso dalla mafia il 9 maggio di 35 anni fa. In centinaia, da diverse regioni d'Italia, stanno sfilando per il corso principale di Cinisi, urlando slogan contro la mafia e mostrando striscioni colorati dedicati a Impastato. Fino alla Casa memoria, seguendo i simbolici 100 passi che dividono la ex casa del boss Badalamenti da quella Impastato.

Quasi cento amministratori locali schierati in prima fila contro le mafie, con la loro fascia tricolore. La manifestazione è organizzata da Avviso Pubblico (che conta circa 200 soci tra Comuni, Province e Regioni) insieme Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e riunisce anche un cartello di associazioni come Acli, Agesci, Arci, Cgil, Cnca, Emergency, Legambiente, Libera e Uisp. "Questi 100 passi rappresentano la storia del nostro Paese, del suo impegno civile, un coraggio che non si ferma ai simboli - ha detto Giovanni Impastato - ringrazio gli amministratori che con il loro impegno contribuiscono a tenere viva la memoria di mio fratello Peppino". Tra i sindaci in fascia tricolore ci sono quelli dei Comuni vicini, come Balestrate, Partinico, Trappeto, ma anche 22 primi cittadini della Toscana, sette dalla Lombardia, quattro dall'Emilia Romagna. "La presenza degli amministratori locali che hanno aderito a questa rappresenta la riappropriazione dei valori della legalità da parte della bella politica - ha detto il presidente di Avviso pubblico, Andrea Campinoti - per consegnarli come patrimonio a questi ragazzi arrivati qui da tutta Italia". Campinoti ha anche ricordato che finora "sono 50 gli amministratori uccisi dalle mafie per essersi battuti per la legalità bisogna fare luce su queste connivenze".

"Sono tanti 35 anni. Una vita, ormai, dal giorno in cui Peppino Impastato venne ucciso. Consola però notare come, anno dopo anno, la sua figura sia diventata sempre più punto di riferimento per le nuove generazioni in cerca di riscatto". Inizia cosi il messaggio di saluto e vicinanza inviato dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, a Giovanni Impastato, fratello dell'attivista ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978 e che viene ricordato oggi a Cinisi (PA). "Lo è soprattutto - sostiene Boldrini - per coloro che, vivendo in territori difficili, a lui si ispirano per isolare mentalità e comportamenti mafiosi. Perché è stata questa la forza rivoluzionaria di Peppino Impastato: mettere all'angolo Cosa Nostra con un'arma di certo inedita per l'epoca, l'ironia. Meglio sarebbe dire la derisione. Ridicolizzare i rituali di cosa nostra e i suoi uomini oggi è una strategia contro la mafia. Allora era un atto eroico. Peppino lo sapeva, sapeva di andare incontro a morte certa. Ma questo non lo ha fermato. Così come non si sono mai fermati, nella loro ricerca di verità e giustizia, i familiari e gli amici. La mamma, la signora Felicia - che è ancora nel cuore di tutta Italia - e il fratello Giovanni. Certo, i boss che ordinarono la morte di Peppino non avevano messo in conto che, 35 anni dopo, lui sarebbe stato ancora un simbolo".

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